Banche italiane care e poco trasparenti

Banche italiane care e le meno trasparenti d’Europa; questa è l’analisi della Commissione Europea.

I correntisti italiani pagano mediamente 253 euro all’anno per un conto corrente, mentre negli altri paesi europei il costo annuo per la gestione ammonta a 58 euro in Belgio, 82 in Irlanda, 89 in Germania, 103 in Gran Bretagna, 154 in Francia. Addirittura in certi casi per i cosiddetti “grandi utilizzatori” si arriva a delle punte anche di 831 euro all’anno.

Ovviamente questi dati si riferiscono ai conti dei privati; per quanto riguarda i conti aziendali i costi lievitano decisamente.

Banche italiane care

Banche italiane care

Al primato dei costi si abbina un altro fattore  non certo positivo; sempre secondo la stessa commissione europea  le nostre banche sono le meno trasparenti nel  66% dei casi analizzati. Le informazioni riportate dalle stesse nei loro siti web risultano largamente incomplete e non permettono ai cittadini di effettuare confronti con gli altri istituti.

Se consideriamo che queste  due criticità riguardano il servizio base per eccellenza, a basso valore aggiunto, si capiscono poi meglio le difficoltà che i risparmiatori incontrano nel momento in cui devono valutare la convenienza e l’adeguatezza di  prodotti più sofisticati, sia nel campo degli investimenti che nel campo dei finanziamenti.

Considerando i vari scandali finanziari degli ultimi anni  ed il fatto che l’educazione finanziaria in Italia è totalmente assente per tutta la durata della scuola dell’obbligo, non è forse il caso per i correntisti di avvalersi di professionisti  che li tutelino meglio nelle scelte finanziarie più importanti?

 

Fabrizio Taccuso

Fabrizio Taccuso, consulente finanziario indipendente, ha lavorato per vent’anni nel settore della Consulenza Finanziaria ai privati. Nel 2006 ha conseguito la certificazione internazionale €PFA di primo livello di European Financial Advisor. Nel 2007 ha frequentato il Master in Fee Only Financial Planning di Consultique e si è iscritto a Nafop. Segui Fabrizio Taccuso su Google+

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