L’ALTALENA DEI MERCATI E LA FINANZA COMPORTAMENTALE

L’andamento decisamente negativo dei principali listini azionari negli ultimi anni (Dow Jones -28% e Dax -32% dai massimi di fine 2007, mentre il nostro FtseMib ha perso addirittura il 58% dai massimi del 2000!!!!)  impone serie riflessioni a qualsiasi risparmiatore, relativamente all’approccio più efficace ed efficiente per investire i propri capitali.  Investire in Borsa non è per nulla facile, nessuno ha la sfera di cristallo o ha scoperto il Sacro Graal, così come non esistono formule magiche per guadagnare in ogni condizione di mercato. Si può tuttavia affermare che chi è dotato di esperienza, metodo, disciplina ed organizzazione può, in un adeguato orizzonte temporale, ottenere risultati non accessibili al risparmiatore medio.
Il raggiungimento di  risultati soddisfacenti da parte dei risparmiatori è minato, principalmente, da due fattori tra loro concatenati: l’offerta di prodotti da parte degli operatori istituzionali e dall’altro lato la  finanza comportamentale.
E’ ormai noto a tutti che l’offerta di prodotti rischiosi, cioè legati ai mercati azionari, è storicamente massima in prossimità del raggiungimento dei picchi degli indici  borsistici e minima dopo i crolli dei mercati. Questo significa che quando le azioni sono alle stelle e gli investitori hanno una bassa percezione del rischio (che però in quel momento è enorme), le banche propongono prodotti ad alto contenuto azionario, in quanto vengono ovviamente accettati di buon grado. Viceversa, quando interviene il panico, i prezzi sono crollati ed il rischio è minimo, ma la percezione dello stesso da parte dei risparmiatori è massima, vengono proposti strumenti del tutto inadeguati, come le  polizze Unit Linked o i fondi a capitale garantito, con il risultato che le perdite precedenti non verranno mai più recuperate, anche per la struttura elevata dei costi. Quindi dopo il danno la beffa. E così la maggior parte dei risparmiatori ha perso uno dei rimbalzi più corposi della storia, quello che è iniziato a marzo 2009. D’altronde sappiamo bene che le banche più che essere interessate al soddisfacimento dei bisogni dei clienti nel tempo sono molto più interessate a “fare il budget”.
L’offerta prociclica delle banche asseconda sentimenti dei risparmiatori quali l’avidità e la paura e qui entra in gioco l’altro aspetto fondamentale. Daniel Kahneman, psicologo, vincitore del premio Nobel per l’economia nel 2002, sovvertendo le teorie classiche in voga fino a quel momento, ha rilevato che la maggior parte degli investitori prende  sistematicamente decisioni in modo irrazionale, senza conoscere bene  rischi e benefici.  Gli investitori, impegnati a scegliere tra diverse strategie di investimento,  si comportano con una forte avversione alle perdite, soffrendo in misura molto maggiore rispetto alle vincite della stessa grandezza. Per questo motivo, ad esempio, tendono a liquidare le posizioni in guadagno troppo presto ed a tenere le posizioni perdenti  troppo a lungo. Non è vero quindi che, come asserito dalle teorie economiche classiche, gli investitori si muovono secondo il proprio interesse, cioè in modo logico e razionale. Gli studi di Kahneman hanno messo in luce, invece, che tali scelte sono influenzate da fattori psicologici quali le emozioni, il mancato autocontrollo, la relazione con gli altri, la paura di perdere, l’eccessiva fiducia nelle proprie decisioni. Tutti questi fattori determinano il modo con cui i soggetti elaborano le informazioni a loro disposizione e le utilizzano per scegliere come comportarsi in situazioni caratterizzate da incertezza.
L’emotività è dunque secondo Kahneman una trappola per i risparmiatori. Il successo passa dunque più attraverso elementi di carattere psicologico e la disciplina, che attraverso tecniche di investimento sofisticate. Non esiste quindi un metodo vincente, ma un approccio vincente, che è quello di avere una strategia coerente con il proprio orizzonte temporale, i propri obiettivi di vita e la propria propensione al rischio.
Se dunque in questi anni avete perso soldi, anziché aumentare la Vostra ricchezza, se non avete abbastanza tempo da dedicare ai Vostri interessi finanziari, o siete eccessivamente emotivi,  piuttosto che delegare le scelte a qualcuno che è in conflitto d’interesse, non è meglio avvalersi di professionisti superpartes?

Fabrizio Taccuso – Studio Andreoli & Taccuso –  Mantova

fabrizio.taccuso@alice.it

Fabrizio Taccuso

Fabrizio Taccuso, consulente finanziario indipendente, ha lavorato per vent’anni nel settore della Consulenza Finanziaria ai privati. Nel 2006 ha conseguito la certificazione internazionale €PFA di primo livello di European Financial Advisor. Nel 2007 ha frequentato il Master in Fee Only Financial Planning di Consultique e si è iscritto a Nafop. Segui Fabrizio Taccuso su Google+

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