ASSET ALLOCATION PER PRINCIPIANTI

Ritengo utile pubblicare un mio recente articolo apparso sul sito www.soldionline.it , relativo relativo a come costruire e strutturare i propri investimenti.

Il processo attraverso il quale un risparmiatore investe e suddivide la propria ricchezza viene definito Asset Allocation. Le somme  disponibili vengono ripartite tra le varie attività finanziarie.

Le principali sono:

  1. Liquidità
  2. Obbligazioni
  3. Azioni
  4. Immobiliare
  5. Divise
  6. Materie prime
  7. Metalli preziosi
  8. Beni di lusso 

Il concetto di Asset Allocation è strettamente legato a quello di diversificazione; infatti gli investimenti vengono suddivisi tra beni diversi, in relazione alle esigenze finanziarie e al grado di rischio che si vuole sopportare,  per ridurre le oscillazioni  del proprio portafoglio (in gergo tecnico la volatilità). Le diverse classi di attività non sono infatti perfettamente correlate,  si muovono cioè in su e giù in tempi diversi e con ritmi diversi o addirittura in direzioni opposte. La diversificazione non dà la certezza matematica di non incorrere in perdite temporanee, ma è una strategia, da adottare nel tempo, per costruire un portafoglio finanziario che rispetta lo specifico profilo di rischio e rendimento dell’investitore e, attraverso studi appropriati, rende  minima la differenza tra le attese ed i risultati effettivi.

Quella dell’Asset Allocation è la scelta strategica fondamentale nella costruzione di un portafoglio, in quanto influenza più di ogni altra decisione la variabilità del rendimento complessivo dello stesso. Come determinare il mix di attività sulle quali andare ad investire è una questione strettamente personale e dipende sostanzialmente da due fattori: orizzonte temporale e propensione al rischio.

Per orizzonte temporale s’intende il numero di  anni in cui il risparmiatore è disposto ad investire per raggiungere i suoi obiettivi finanziari  (es. acquisto dell’auto, della prima casa, oppure l’integrazione della pensione). Un investitore con un orizzonte temporale più lungo può assumere un livello di rischio maggiore, al contrario di chi invece  ha un orizzonte più breve.

La propensione al rischio è la capacità di sopportare di perdere parte o tutto il proprio investimento iniziale, in cambio di un maggiore rendimento. Un investitore aggressivo, o con una tolleranza al rischio elevato, è disposto a correre maggiori rischi di perdere denaro, al fine di ottenere risultati migliori. Un investitore prudente, o con una tolleranza al rischio bassa, tende a favorire gli investimenti che preservano il proprio investimento iniziale.

Tutti gli investimenti comportano un certo grado di rischio, per cui è fondamentale considerare un rapporto rischio/rendimento adeguato alle proprie esigenze. In finanza si usa dire che “non esistono pasti gratis”; ciò significa che, alla possibilità di una maggior remunerazione, è necessariamente legata una maggiore incertezza. Non è possibile aspettarsi  alti rendimenti senza correre rischi, né pretendere sicurezza senza ottenere bassi rendimenti.

L’asset class più sicura è la liquidità. E’ costituita da contante, conti correnti bancari, depositi postali, certificati di deposito, Bot;  tali investimenti sono quelli più sicuri, ma offrono rendimenti molto bassi, soprattutto in relazione al tasso d’inflazione. L’investimento in strumenti di liquidità  comporta in genere una perdita del potere d’acquisto in termini reali, per cui dovrebbe costituire per lo più un parcheggio temporaneo dei propri capitali per le spese correnti.

Se si vuole ottenere un rendimento maggiore, ci si può orientare verso le obbligazioni che possono essere emesse da singoli stati, da enti sovranazionali (Bei, Birs), oppure da singole aziende. Le emissioni obbligazionarie vengono classificate in base ad un merito creditizio (rating); ad un rating più basso, corrisponde maggior rischio e di conseguenza vengono remunerate da un maggior rendimento. E’ il caso dell’obbligazioni ad “alto rendimento” dette anche high yield, che pagano cedole maggiori ma sono molto più volatili e rischiose (vedi Argentina, Cirio e Parmalat).

In ogni portafoglio, seppur in quote diverse, è bene inserire anche una quota azionaria. Le azioni, pur essendo l’asset class più rischiosa, sono storicamente quelle che, nonostante notevoli oscillazioni di prezzo, hanno dato il maggior rendimento. Il modo migliore per investire sul mercato azionario è attraverso strumenti a basso costo come gli Etf; assicurano infatti un’ampia diversificazione, garantiscono esattamente la performance del mercato su cui si va ad investire e nel complesso sono i prodotti più efficienti.

E’ opportuno precisare che in Borsa occorre investire i soldi di cui non si ha assoluta necessità per almeno qualche anno. Detto questo va valutata la propria propensione al rischio: se una perdita del 20%  (cosa che succede molto di frequente) fa perdere il sonno, le azioni non vanno inserite in portafoglio, se non in quota molta modesta e per quella parte di patrimonio che può essere lasciata per un tempo sufficientemente lungo, affinchè la sua volatilità nel rempo non si sia ridotta a livelli di sicurezza.

Contrariamente  a quello che pensa la maggior parte dei risparmiatori, la performance di un portafoglio, nel tempo, non è data dalla capacità di scegliere i titoli giusti (stock picking) o di entrare ed uscire dal mercato nel momento opportuno (market timing), impresa peraltro assai ardua, ma dall’Asset Allocation strategica. Numerosi studi effettuati anche da premi Nobel hanno infatti dimostrato che  più del 90% della performance di un portafoglio dipende  da come le attività sono ripartite nel lungo periodo tra azioni, obbligazioni, liquidità, divise, materie prime, immobili e beni di lusso. Questo non significa che il portafoglio debba essere immobilizzato per anni; è opportuno anzi fare periodici ribilanciamenti,  ma senza “snaturare” la composizione originaria.

Si può affermare con assoluta certezza che non esiste un allocazione di portafoglio “ideale”, valida per tutti gli investitori; si tratta di trovare il “mix” più adatto, al proprio profilo di rischio ed ai propri  obiettivi. Vince chi sceglie la strategia maggiormente ‘ego-compatibile’! Inutile scegliere una strategia aggressiva per quanto performante, se poi alla prima forte perdita si entra in crisi e si è disposti ad abbandonare.
In conclusione, un consiglio: la peggiore strategia è quella di non avere una strategia… cambiando continuamente opinione e facendosi portare a spasso dal mercato e dall’emotività.

Fabrizio Taccuso – Studio Andreoli & Taccuso – Mantova
fabrizio.taccuso@alice.it

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