Attenzione alle emissioni di Obbligazioni Subordinate

Le obbligazioni subordinate sono titoli in cui il pagamento delle cedole ed il rimborso del capitale, in caso di particolari difficoltà finanziarie dell’emittente, dipendono dalla soddisfazione degli altri creditori non subordinati (o subordinati di livello inferiore).

Proprio per questo motivo i titoli subordinati dovrebbero rendere più di un’obbligazione non subordinata dello stesso emittente con simili caratteristiche.

Uno dei maggiori conflitti d’interesse nel mondo bancario si esplica attraverso il collocamento allo   sportello delle proprie obbligazioni. Sfruttando il legame con il cliente e soprattutto l’asimmetria informativa esistente tra chi propone il prodotto ed il risparmiatore, le banche tendono a rifilare i loro titoli, finanziandosi a tassi inferiori rispetto a quelli che pagherebbero andando direttamente sul mercato.

Questo fenomeno negli ultimi tempi si è accentuato attraverso il collocamento di obbligazioni subordinate. Esse rappresentano quei titoli che, in caso di inadempienza da parte della società emittente, verranno rimborsate solo dopo che sono stati soddisfatti i creditori ordinari e privilegiati.

Sono quindi titoli che presentano un rischio più elevato rispetto alle obbligazioni senior.

Obbligazioni Subordinate

Obbligazioni Subordinate

Nella mia esperienza di consulente finanziario indipendente, ho avuto modo di verificare che raramente questo aspetto viene adeguatamente evidenziato al cliente che, quasi sempre, le sottoscrive semplicemente perchè rendono di più rispetto alle normali obbligazioni senior di pari durata finanziaria.

La caratteristica essenziale degli strumenti subordinati è che essi vengono considerati dalle banche che li emettono non come tradizionali debiti, ma come una forma di capitale azionario, cosa che permette agli istituti di credito di aumentare i propri volumi di attività. Infatti, le Banche Centrali esigono che si rispetti un preciso bilanciamento tra rischi assunti (prestiti, investimenti ecc.) e mezzi propri (azioni + obbligazioni subordinate).

La famiglia dei subordinati è numerosa e si distingue per tipologie, gradi di rischio e redditività (a rischio maggiore corrisponde una remunerazione maggiore).

I nomi che vendono usati per definire i singoli strumenti sono di derivazione inglese e comuni a tutte le istituzioni creditizie europee e dei principali Paesi occidentali: Tier 3, Lower Tier 2, Upper Tier 2, Tier 1.

Tier 3

E’ la forma più recente e rara di obbligazione subordinata. La scadenza è breve (2-4 anni), la remunerazione di solito in linea con il Lower Tier 2 (che però ha sempre una scadenza superiore). Il pagamento del capitale e delle cedole può essere sospeso (non cancellato), su disposizione della Banca Centrale, in caso di indebolimento eccessivo dell’istituto. In tale situazione gli interessi diventano cumulativi. L’emittente non può utilizzare questi titoli per fare fronte alle perdite e ripristinare il capitale necessario alla prosecuzione dell’attività. In caso di liquidazione, il livello di subordinazione è lo stesso delle Lower Tier 2. La tassazione è quella ordinaria delle obbligazioni (imposta sostitutiva del 12,5%).

Lower Tier 2

La scadenza è usualmente di 10 anni, ma l’emittente può (e deve) rimborsare alla pari al quinto anno. Se la banca non utilizza l’opzione di rimborso anticipato al quinto anno, non solo la cedola viene aumentata in modo consistente, ma l’emittente viene anche penalizzato dalla Banca Centrale. Le cedole, variabili o fisse, vengono sempre pagate alla data prefissata. Sono bloccate solo in caso di una vera e propria insolvenza. Il capitale non subisce decurtazioni, se non in caso di liquidazione della banca.

Si tratta del meno complicato e rischioso dei subordinati, ma proprio per questo, molto soggetto ad essere venduto come una normale obbligazione “senior” da parte di “venditori” non trasparenti. In caso di liquidazione dell’emittente, questo strumento viene preferito ai Tier 1 e Upper Tier 2, trovandosi allo stesso livello dei Tier 3. Il rendimento di mercato per nuove emissioni è pari al tasso IRS/Euribor a 10 anni maggiorato di un margine compreso tra 0,40% e 1,10%, in dipendenza della qualità dell’emittente. La tassazione è quella ordinaria delle obbligazioni (imposta sostitutiva del 12,5%).

Upper Tier 2

Meno rischioso del Tier 1, ha una scadenza di 10 anni o superiore. In caso l’emittente chiuda l’esercizio in perdita, le cedole non vengono cancellate, ma solo sospese e pagate, tutte insieme, nel primo anno che si chiude in utile. Di solito non è prevista alcuna remunerazione o capitalizzazione per le cedole eventualmente pagate in ritardo. Il nominale può essere diminuito, in casi straordinari e più limitati che nel caso del Tier 1. In caso di liquidazione vengono privilegiati i portatori di Lower Tier 2 e Tier 3. Dal punto di vista fiscale, il titolo è, da alcuni anni, assimilato al Tier 1 (ritenuta del 27% sulle cedole). Mentre altri lo considerano una normale obbligazione (imposta del 12,50%).

Tier 1

Si tratta della tipologia più rischiosa, da assimilare ad un’azione di risparmio con dividendo/cedola definito a priori. Non ha scadenza, ma l’emittente ha la possibilità di rimborsare il titolo (opzione call) di solito al decimo anno (con l’assenso della Banca Centrale) e, se non lo fa, la cedola cresce, rendendo più onerosa questa via di finanziamento. La cedola è fissa o variabile fino alla call, mentre è sempre variabile successivamente. Qualora la banca non paghi dividendo agli azionisti, la cedola viene cancellata e persa. Qualora vengano realizzate perdite che mettono in pericolo la solidità della banca, il capitale nominale viene decurtato, pro quota, di queste perdite.

In caso di liquidazione, vengono privilegiati i portatori di Tier 2 (Lower e Upper) e Tier 3. A causa della natura “ibrida” di questo titolo, che si colloca tra un’azione ed un’obbligazione, la maggioranza delle banche italiane lo considera, dal punto di vista fiscale, un titolo atipico con cedole soggette ad una ritenuta del 27% (invece del solito 12,50%).

Come dimostrato da una recente indagine Consob, non è consigliabile acquistare le obbligazioni delle banche allo sportello. Presentano normalmente rendimenti inferiori a quelli dei Titoli di Stato.

All’atto del collocamento al pubblico (Mercato Primario), infatti, il prezzo delle obbligazioni viene “caricato” di commissioni di collocamento ed altri oneri impliciti che spesso incidono dai 2 ai 5 punti percentuali sul prezzo d’acquisto e vanno a beneficio della banca o del promotore che piazza il titolo.

Molto spesso basta attendere la quotazione sul mercato dei titoli (Mercato Secondario) per risparmiare tali costi. Quasi sempre infatti in questa fase molte obbligazioni bancarie vengono quotate a pressi inferiori al prezzo di acquisto. Il mercato non riconosce infatti il sovrapprezzo che l’acquirente ha pagato alla sua banca in fase di collocamento.

Purtroppo pochissimi risparmiatori leggono i prospetti informativi nei quali vengono esplicitati i costi ed il confronto con Titoli di Stato di pari scadenza. Allo stesso tempo le banche non hanno nessun interesse a consigliare gli stessi titoli quando sono già quotati sul mercato. Infatti da li’ in avanti non permettono più di lucrare le remunerative commissioni applicate in fase di emissione.

Last but non least, è sempre bene evitare emissioni obbligazionarie non quotate su mercati regolamentati.

In questi casi la negoziazione avviene su piattaforme in cui la banca opera in contropartita diretta e fa da market maker, a scapito della trasparenza dei prezzi. Lo smobilizzo dei titoli prima della scadenza risulta sempre molto penalizzante per il cliente.

Fabrizio Taccuso

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