Check up sulle banche e le innovazioni tecnologiche.

Come già successo in passato, ospito con piacere nel mio blog, che ha a cuore il risparmio degli Italiani, il contributo di Riccardo Barbuti, consulente finanziario e amico di Roma.
“Noi italiani anche se abbiamo giocato un ruolo fondamentale per nascita e l’evoluzione della Banca moderna, stiamo vivendo in questo settore un periodo di pericoloso ritardo tecnologico strategico.
In questo articolo cercherò di fare il punto su come i nostri risparmiatori sono trattati e remunerati dal sistema. Inizio dagli sviluppi tecnologici che ormai influenzano gli scambi azionari. Ora le intelligenze artificiali sono arrivate a controllare il 60% degli ordini sui mercati Usa creando, alimentando e facendo scoppiare le cicliche bolle di questi anni, in che modo?
Una recente ricerca del Boston Consulting Group per ordine della SEC ha evidenziato che l’impatto degli HFT (High Frequency Trading) sia sul mercato americano quantomeno pari al 56% e che tale percentuale nel corso dei prossimi anni non potrà che crescere, mentre sul mercato europeo gli stessi HTF, che oggi sono presenti ad un livello del 28% arriveranno presto ad un 50% degli scambi.

Molti dei commentatori nostrani del settore le chiamano “macchinette”, io da trader li vedo all’opera spesso nelle fasi post apertura e quando i Big Investor vogliono accellerare al ribasso o al rialzo il mercato proprio in quei momenti che la mente umana e i riflessi dei trader non riescono a star dietro ai supercomputer delle mani forti. Leggendo diversi articoli sull’argomento ho trovato citato Sang Lee, socio gerente dell’Aite Group, una società di consulenza americana le sue parole riassumono brillantemente la questione “…l’argomento chiave per regolamentare il settore è che certi operatori con grosse risorse finanziarie hanno un vantaggio tecnologico. Il dilemma è: dobbiamo rallentare quelli più veloci oppure obbligare il resto del mercato a velocizzarsi?
I nostri Istituti bancari sembrano propendere per la prima via, espressione di un Paese vecchio, tecnologicamente arretrato e attualmente preda di economie più flessibili e tecnologiche del Bel Paese (i recenti casi di Bulgari e Parmalat sono sotto gli occhi di tutti). Quindi l’introduzione sempre più spinta degli HFT anche in Italia metterà in crisi le impostazioni tattico strategiche delle nostre Banche nei prossimi anni? Come riusciranno poi i risparmiatori ha sopravvivere in questo mare di squali finanziari sempre più astuti e tecnologicamente avanzati?

Per quanto riguarda i diversi comportamenti commerciali e reddituali delle grandi Banche Usa basta leggere le trimestrali degli ultimi due anni di Citigroup e Bank of America, molti dei loro utili vengono dalla divisione trading, trading fatto in prima persona non certo per conto dei clienti. Comportamento seguito anche dalla FED che messo a bilancio elevati ritorni di miliardi di dollari dovuti ad alcuni salvataggi nel settore finanziario ed automobilistico successivi alla crisi del 2008. Oggi poi la FED è arrivata ad essere il primo acquirente di Bond americani, prima della stessa Repubblica Popolare cinese, arrivando all’assurdo finanziario che un debitore tramite una sua costola indipendente ricompra parte del suo debito sostenendone le quotazioni e assicurando allo stesso tempo alle Banche liquidità da mettere a frutto con gli HFT. Non vi sembrano comportamenti ed impostazioni lontani anni luce dalle politiche del la BCE e degli operatori europei?

I nostri primari Istituti puntano ancora oggi in maniera monopolistica a fare ricavi puntando sulle commissioni (i costi bancari in Italia sono da sempre elevati rispetto al resto del mondo) e le prospettive sono ancora meno rosee venendo meno i margini nel settore dei prestiti mutui e fidi per il basso margine di interesse e per un’economia italica ormai asfittica e quasi ferma, con consumi tricolori in diminuzione come ha dimostrato il mese di gennaio 2011.
Se le Banche americane hanno fatto pantagruelici utili con il trading arrivando a pagare bonus per 125 miliardi di dollari nello scorso dicembre come si sono mossi tatticamente gli operatori nostrani? Hanno continuato a puntare sul risparmio gestito in un settore dove i magrissimi ritorni degli ultimi anni per i risparmiatori hanno fatto calare la raccolta costantemente ed inesorabilmente dal 2003, in un settore che gestiva al massimo splendore il 41% del Pil e che ora arriva a malapena al 27%.

Il Ministro Tremonti, sollecitato dalla Banche si finalmente deciso a modificarne la fiscalità nel decreto mille proroghe, meglio tardi che mai! Attualmente come ampiamente messo in risalto dal Sole24ore in un articolo di febbraio 2011 il comportamento perpetrato nelle filiali delle maggiori Banche nostrane, che a fine anni 90 per il drastico calo dei rendimenti dei titoli di Stato avevano diretto gli anziani risparmiatori verso i fondi, oggi stanno compiendo il cammino opposto disinvestendo i fondi e facendo sottoscrivere “Obbligazioni bancarie” meno liquide e meno redditive degli omologhi Btp. 

Gli italiani non sono poi certamente un popolo di trader, lo confermano i dati sulla scarsa diffusione di internet presso le famiglie e della bassa educazione finanziaria sono sulle pagine dei giornali, le Banche monopoliste possono continuare ad indirizzare il risparmio (dei pensionati principalmente i quarantenni sono carichi di debiti e la disoccupazione giovanile arriva al 30%) evitando così in questa fase pericolosi aumenti di capitale (come nel caso del Banco Popolare che ha visto il proprio titolo perdere valore dai 3,5 euro sino ai minimi di 1,5 e di Mps, anche se l’aumento di capitale a Siena viene smentito fortemente ed il titolo ne soffre prezzando stabilmente valori inferiori all’euro).
Il settimanale finanziario Milano Finanza, nel numero di sabato 15 gennaio 2011, ha cercato di scuotere gli animi dei risparmiatori italici titolando a tutta pagina “TRADING azioni & bond ORA SI FA COSI’” sottotitolando “Gli investitori devono cambiare il modo di comprare e vendere”. Anche la stampa specializzata indirettamente giudica anacronistici strumenti che necessitano di giorni per essere investititi o disinvestiti e combattere con gli HFT con un fondo o con una polizza finanziaria o con obbligazioni emesse e quotate dalla propria banca in periodi di altissima volatilità sarà una battaglia probabilmente persa. Quindi basare i servizi della nascente consulenza bancaria introdotta dalla Mifid su questi strumenti considerati innovati negli anni 90 ed oggi superati dagli eventi e dalla velocità dei supercomputer delle mani forti non fa presagire grandi soddisfazione per i risparmiatori italiani negli anni futuri.
I prossimi mesi saranno molto importanti per i mercati finanziari a tal proposito ci sono pareri discordanti in materia su internet e sulle newsletter più famose. Il mantra che si sente ripetere in giro è il seguente: Riuscirà la politica monetaria molto espansiva della FED con i QE a spingere ancora il ciclo economico Usa e a far rientrare ulteriormente il tasso di disoccupazione, oppure l’ingente richiesta di capitali da parte degli Stati europei e mondiali e gli aumenti di capitale delle Banche mondiali in un clima di strisciante inflazione farà collassare i mercati durante l’estate come successe nel famoso crash del 1987?”

Riccardo Barbuti – Roma

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