POSSIBILI SCENARI DEL DEFAULT USA

Come tutti noi sappiamo il termine ultimo per l’innalzamento del tetto del debito pubblico Usa e di  una collegata riduzione del deficit federale è fissato per il 2 agosto, se entro quella data repubblicani e democratici non avranno trovato un compromesso si rischia “una profonda crisi economica causata interamente da Washington”.
Il Presidente degli Stati Uniti in persona, Barack Obama ha avvisato il popolo ed i mercati finanziari nel corso di un discorso alla nazione che è stato trasmesso in tv. Ora domandiamoci quali possono essere i possibili scenari se il poco tempo a disposizione ed i calcoli politici non porteranno ad un accordo entro quella data?
Il mio personale pensiero è che nessuno forse può immaginare le effettive conseguenze, un po’ come successe dopo il fallimento di Lehman Brothers avvenuto nel settembre del 2008 che fece da detonatore di una violenta crisi finanziaria arrivata sino al minimo del SP 500 americano (666 punti) toccato nel marzo 2009.
La soluzione più plausibile è che i due partiti Usa con un compromesso  estendano il tetto del debito per un breve periodo, rimandando tutto a dopo le elezioni presidenziali del 2012 e lasciando così una grossa spada di Damocle sulla testa e sul potere di Obama.
In questo caso la tripla A degli States verrebbe persa, avvenimento impensabile da quando fu conquistata, dopo la prima guerra mondiale, quando cioè gli Usa passarono da grandi debitori specie verso l’Inghilterra a creditori del mondo con i prestiti ed i piani di rilancio dopo ogni conflitto mondiale.
Questa soluzione di compromesso avrebbe un impatto psicologico  anche se poche conseguenze pratiche per i portafogli dei gestori e dei fondi pensione e per i tassi di finanziamento dei Bond americani.
Senza compromesso?
Il Presidente Obama preparerebbe un piano di emergenza unilaterale con tagli di spesa e una forte manovra fiscale restrittiva che farebbe sicuramente cadere di nuovo il Paese in recessione e quindi i mercati potrebbero perdere in poco tempo almeno un 10%.
Impatto sul dollaro?
Anche qui nessuno può prevedere le reazioni ad un non accordo, iniziando problemi sui Bond potrebbero modificare le scelte di investimento delle grandi riserve valutarie di Cina, Russia e Giappone e questo porterebbe ad un possibile collasso del dollaro almeno sino a cambio di 1,60 Vs euro toccato proprio prima della crisi di Lehman Brothers.
Uno scenario già immaginato da Tom Clancy nel suo libro “Debito d’onore” dove il famoso scrittore americano prevedeva una tempesta dei mercati che iniziava da grandi vendite asiatiche nel mercato dei Bond americani con conseguente crollo del dollaro e di Wall Strett.
Immaginate le conseguenze per i Paesi esportatori europei con un tasso di cambio a quei livelli, tassi interbancari fuori controllo, politiche fiscali restrittive in America come in Europa e magari prezzi delle materie prime ancora con prezzi elevati…
Quindi la crisi finanziaria (il forte processo di deleveraging ancora è in atto) non trova risposte rapide e risolutive nelle classi politiche in America come in Europa, mentre la corporate America potrebbe ulteriormente avvantaggiarsi da un tasso di cambio ulteriormente svalutato e con una Fed magari pronta a ricomprare i Bond americani con uno sconto del 30% 40% nei prossimi programmi di QE quattro-cinque e sei…
Il possibile default Usa fa più paura al Popolo americano o al resto del mondo?
Riccardo Barbuti

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