TITOLI DI STATO, CHE FARE?

La domanda che più spesso in questi giorni mi sono sentito fare dai miei clienti e conoscenti è: cosa si deve fare con i titoli di Stato Italiani? La risposta, a mio parere, non può essere univoca e va “pesata” caso per caso. La storia finanziaria dei risparmiatori italiani è stata, nella maggior parte dei casi, basata sull’investimento in titoli di stato. Sin dai tempi in cui ero bambino la gente investiva i propri risparmi in Buoni Postali e Titoli di Stato, ottenendo in certi periodi anche rendimenti del 20% annuo. E così per diversi anni si arrotondarono, con gli interessi percepiti,  gli stipendi e le pensioni, mantenendo un tenore di vita almeno decoroso. Poi principalmente due fattori, uno dovuto alla discesa dei tassi per la convergenza alla zona euro e l’altro dovuto alle forzature del Sistema bancario nel dirottare gli investimenti dei propri clienti in prodotti opachi ed inutilmente costosi (vedi articoli precedenti al riguardo), hanno diminuito il peso degli investimenti in titoli di Stato. Possiamo dire comunque che Bot, Cct e  Btp sono ancora la forma di investimento più utilizzata dalle famiglie italiane. Chi in questo momento si trovasse ad essere pesantemente investito in titoli di Stato Italiani, con i livelli di prezzo raggiunti non ha nessuna alternativa allo stare fermo, a meno di non incassare una notevole perdita in conto capitale. Ovviamente, nel frattempo, dovrà sperare che la nuova compagine governativa, ben vista dai mercati e dalle lobbies finanziarie, riesca anche con provvedimenti “lacrime e sangue”, a sistemare la situazione dei conti pubblici italiani ed a ripristinare la fiducia verso il Belpaese. In ogni caso non lasciamoci condizionare dai titoli sensazionalistici di giornali e tv, che spesso danno un’informazione distorta e di parte e ci portano a ragionare con l’emotività!! Chi avesse invece liquidità da investire, e non fosse sovrappesato in titoli di Stato, può fare qualche acquisto mirato e selettivo: in particolare suggerisco le scadenza lunghe ed i Btp legati all’inflazione. Nel breve c’è la possibilità di portare a casa discrete plusvalenze! Attualmente i rendimenti sono oltre il 6% netto per quanto riguarda i Btp e l’8% per i Cct. Non lasciamoci tuttavia ingannare solo dai rendimenti alti! La curva dei tassi, praticamente piatta su tutte le scadenze, non lascia presagire al momento nulla di positivo; troppe sono le problematiche incombenti sui mercati, dalla situazione greca ai debiti pubblici degli altri PIIGS, la situazione di alcuni importanti gruppi bancari. Più in generale la cosa da sottolineare è che non esistono più le certezze storiche relativamente agli investimenti, così come è fondamentale una gestione attenta e dinamica degli investimenti; soprattutto non va delegata a chi ne fa un uso pressappochistico, tenendo conto esclusivamente del proprio tornaconto!!! 

 Fabrizio Taccuso – Studio Andreoli & Taccuso – Mantova

Fabrizio Taccuso

Fabrizio Taccuso, consulente finanziario indipendente, ha lavorato per vent’anni nel settore della Consulenza Finanziaria ai privati. Nel 2006 ha conseguito la certificazione internazionale €PFA di primo livello di European Financial Advisor. Nel 2007 ha frequentato il Master in Fee Only Financial Planning di Consultique e si è iscritto a Nafop. Segui Fabrizio Taccuso su Google+

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