AUMENTO DI CAPITALE UNICREDIT, ISTRUZIONI PER L’USO

A beneficio dei numerosi lettori che ci hanno scritto, vediamo di riepilogare le varie opzioni che hanno gli azionisti Unicredit riguardo all’aumento di capitale. 
Innanzitutto va precisato che con questa operazione viene richiesto sostanzialmente agli azionisti di mettere mano al proprio portafoglio.
L’aumento è partito lunedi’ 9 gennaio ed ogni azionista ha caricato nel proprio dossier titoli un numero di diritti pari alle azioni Unicredit possedute alla chiusura del 6 gennaio.
Ogni diritto dà la possibilità di sottoscrivere due nuove azioni al prezzo di 1,943 euro per azione. A questo punto si aprono alcune possibilità:

  1. Utilizzare i diritti per sottoscrivere le nuove azioni (quindi se avevo 500 azioni, avrò 500 diritti, con i quali potrò sottoscrivere 1.000 azioni, spendendo complessivamente 1.943 euro); 
  2. vendere i diritti, caricati nel dossier titoli, direttamente in Borsa come un normale titolo quotato e mantenere il numero di azioni originario; in questi primi 3 giorni i diritti hanno avuto un andamento molto volatile; dopo un crollo il primo giorno in cui da un massimo di 1,295 si è chiuso ad un valore di 0,47 (calo del 63%), ieri i diritti hanno aperto a 0,57 per terminare la seduta a 0,85 (+80%) ed oggi hanno chiuso ad 1,16 (+36%); come si vede è possibile, con le dovute cautele, speculare sui diritti stessi;
  3. Prima opzione intermedia, per cosi dire: vendo una parte dei diritti ed aderisco all’aumento di capitale per i diritti restanti;
  4. Vendere le azioni Unicredit possedute prima dell’aumento di capitale ed aderire all’aumento di capitale in base ai diritti posseduti, limitando l’esborso complessivo.

I diritti saranno quotati sino al 20 gennaio e le nuove azioni sottoscritte avranno valuta di pagamento 27 gennaio.  Essendo un’operazione particolarmente onerosa in rapporto al numero di azioni possedute (la ricapitalizzazione complessiva di Unicredit è di 7,5 miliardi di euro), il non aderire significa per un’azionista diluire in valore assoluto il controvalore investito sul titolo; d’altro canto aderire significa, invece, aumentare il proprio impegno finanziario, ovviamente abbassando il proprio prezzo di carico.
Ormai è noto a tutti che il settore bancario italiano, dal punto di vista delle quotazioni di Borsa, sta soffrendo dal 2007 e nel caso di Unicredit il titolo, considerando i valori di prezzo rettificati, è passato dai 42,10 eur del 14 maggio 2007 ai 2,57 eur della chiusura di oggi (-93,89%)!!!
Non è facile fare previsioni sull’andamento futuro dei titoli bancari, va precisato che, al momento, non si vedono avvisaglie di improvvisi mutamenti in positivo del trend generale che, di medio e lungo termine, rimane improntato al ribasso. In assoluto non è facile dare consigli sul da farsi senza conoscere prima la situazione di ogni risparmiatore; è bene evidenziare che è del tutto sconsigliabile l’approccio “da casinò” di sbilanciarsi pesantemente sul titolo e sperare solamente che le cose cambino (potreste dover aspettare molto tempo, rimanendo ingessati con il vostro investimento e patire nel frattempo le pene dell’inferno!!!). Per chi si trovasse, invece, ad essere investito su Unicredit in maniera ridotta, rispetto ai propri investimenti complessivi, l’aderire all’aumento di capitale potrebbe rappresentare a breve, speculando sulle repentine variazioni di prezzo, oppure nel lungo termine, con un approccio  più conservativo, un’interessante opportunità, anche in considerazione del fatto che l’assetto societario di Unicredit potrebbe risultare sostanzialmente modificato in seguito alla ricapitalizzazione.

Fabrizio Taccuso – Studio Andreoli & Taccuso – Mantova
fabrizio.taccuso@alice.it

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