IL BAZOOKA DI DRAGHI

Il bazooka di Draghi

La settimana appena trascorsa è stata caratterizzata dall’intervento del governatore Mario Draghi sul ruolo della Bce nella gestione della crisi del debito europeo. Le aspettative dei mercati sono state ben riposte e questi ultimi hanno ottenuto esattamente ciò che volevano; Draghi non ha deluso chi si attendeva una Bce direttamente in prima linea nella risoluzione dei problemi della zona Euro.

La reazione delle Borse è stata ampiamente positiva: Draghi ha pronunciato le parole magiche che il mercato voleva sentire “non ci sono limiti quantitativi ex ante agli  acquisti di bond sovrani secondo il nuovo programma OMT”. Questa sigla sta per Outright Market Transactions ed ha quattro caratteristiche essenziali: è illimitato nella sua portata; gli acquisti saranno pienamente sterilizzati, cioè mantenendo la base monetaria; riguarda titoli con scadenza breve (entro tre anni) e prevede due requisiti fondamentali: la richiesta dei singoli paesi ai fondi EFSF/ESM (con attivazione del FMI) e la severa condizionalità a cui sono connessi gli acquisti. Se i Paesi in questione non rispetteranno le condizioni, l’intervento della BCE sarà sospeso.

Draghi con questa soluzione intende ripristinare un clima di fiducia attorno al progetto dell’Euro, sulla cui irreversibilità il mercato più volte ha mostrato seri dubbi. Ma anche dato un segnale agli stati: la BCE ha fatto e farà la sua parte, con buona pace della Germania ed è arrivata al punto limite del suo mandato. Ora toccherà ai singoli governi fare le rispettive parti: in questo momento è possibile dire che i rischi disgregativi della valuta europea sono nettamente diminuiti, non la necessità di migliorare le prospettive di sostenibilità dei debiti pubblici.
L’intervento BCE è corredato anche dalla rinuncia alla seniority da parte dell’Istituto Centrale: non vi è differenza di subordinazione tra la BCE e gli investitori privati, ciò rappresenta una maggiore sicurezza nell’acquisto di titoli di stato.

E’ indubbio che ai mercati siano arrivati segnali forti negli ultimi tempi e la domanda cruciale che ci si pone è se il famoso intervento di Draghi del 26 luglio, con il noto discorso, sia sufficiente a far cambiare la tendenza generale dei mercati.
Nel frattempo negli Usa l’effetto positivo dell’intervento di Draghi si è fatto sentire soprattutto nella giornata di giovedì con rialzi generalizzati degli indici. Il risultato settimanale è più contenuto rispetto all’Europa perchè Wall Street “prezza” anche variabili di carattere macro, soprattutto relative ai dati del mercato del lavoro, la cui debolezza potrebbe rendere operativo un nuovo QE da parte della FED (decisione il 13 settembre).

In questo contesto, gli indici si sono mossi in modo molto chiaro, superando le resistenze di breve periodo che caratterizzavano gli indici da un punto di vista tecnico. Ottime le configurazioni di molti mercati, con segnali rialzisti evidenti e breakout che danno la possibilità di entrata sia sulla “forza” di alcuni panieri, sia su appoggi di trendline dinamiche.
In ottica intermarket, da segnalare la buona tonicità dell’oro che vive una fase positiva direttamente legata alle attese di nuova liquidità erogata dalla Fed.
Soffre ancora il dollaro Usa, in un contesto dove l’Euro si è rafforzato verso la generalità delle valute.

I mercati sembrano rasserenati, per il momento, sperando che gli appuntamenti cruciali di questa settimana (il 12 le elezioni politiche in Olanda ed il voto della corte costituzionale tedesca sulla liceità per la Germania del fondi ESM e il 13 l’aspettativa un nuovo QE in Usa) non portino nuove nubi.

Fabrizio Taccuso 

Fabrizio Taccuso

Fabrizio Taccuso, consulente finanziario indipendente, ha lavorato per vent’anni nel settore della Consulenza Finanziaria ai privati. Nel 2006 ha conseguito la certificazione internazionale €PFA di primo livello di European Financial Advisor. Nel 2007 ha frequentato il Master in Fee Only Financial Planning di Consultique e si è iscritto a Nafop. Segui Fabrizio Taccuso su Google+

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