Il bazooka di Draghi

E’ stato soprannominato il Bazooka di Draghi. E’ il «piano anti spread» o «piano salva Euro». Sostanzialmente, si tratta della misura ideata dalla Banca Centrale Europea per intervenire ed arginare le problematiche legate alla crisi del debito nei paesi dell’Eurozona.

Mario Draghi non ha deluso le aspettative di chi si attendeva una BCE in prima linea nella risoluzione dei problemi della zona Euro.

Il bazooka di Draghi

Il bazooka di Draghi

La reazione delle Borse è stata ampiamente positiva. Draghi ha pronunciato le parole magiche che il mercato voleva sentire “non ci sono limiti quantitativi ex ante agli acquisti di bond sovrani secondo il nuovo programma OMT.

OMT è una sigla che sta per Outright Market Transactions.

Ha quattro caratteristiche essenziali:

  • è illimitato nella sua portata.
  • Gli acquisti saranno pienamente sterilizzati, cioè mantenendo la base monetaria.
  • Riguarda titoli con scadenza breve (entro tre anni).
  • Prevede due requisiti fondamentali: la richiesta dei singoli paesi ai fondi EFSF/ESM (con attivazione del FMI) e la severa condizionalità a cui sono connessi gli acquisti. Se i Paesi in questione non rispetteranno le condizioni, l’intervento della BCE sarà sospeso.

Draghi con questa soluzione intender ripristinare un clima di fiducia attorno al progetto Euro, sulla cui irreversibilità il mercato più volte ha mostrato seri dubbi.

Ha anche dato un segnale agli stati:

  • la BCE ha fatto e farà la sua parte, con buona pace della Germania ed è arrivata al punto limite del suo mandato.
  • Ora toccherà ai singoli governi fare la loro parte!

In questo momento è possibile dire che i rischi disgregativi della valuta europea sono nettamente diminuiti. Non è diminuita la necessità di migliorare le prospettive di sostenibilità dei debiti pubblici.

L’intervento BCE è corredato anche dalla rinuncia alla seniority da parte dell’Istituto Centrale. Non vi è differenza di subordinazione tra la BCE e gli investitori privati, ciò rappresenta una maggiore sicurezza nell’acquisto di titoli di stato. E’ indubbio che ai mercati siano arrivati segnali forti negli ultimi tempi.

La domanda cruciale è: sarà sufficiente il famoso intervento di Draghi del 26 luglio a far cambiare la tendenza generale dei mercati.

Nel frattempo negli Usa l’effetto positivo dell’intervento di Draghi si è fatto sentire soprattutto nella giornata di giovedì con rialzi generalizzati degli indici. Il risultato settimanale è più contenuto rispetto all’Europa. Wall Street “prezza” anche variabili di carattere macro, soprattutto relative ai dati del mercato del lavoro, la cui debolezza potrebbe rendere operativo un nuovo QE da parte della FED (decisione il 13 settembre).

In questo contesto, gli indici si sono mossi in modo molto chiaro. Hanno superato le resistenze di breve periodo che caratterizzavano gli indici da un punto di vista tecnico. Ottime le configurazioni di molti mercati, con segnali rialzisti evidenti e breakout che danno la possibilità di entrata sia sulla “forza” di alcuni panieri, sia su appoggi di trendline dinamiche.

In ottica intermarket, da segnalare la buona tonicità dell’oro. Il metallo giallo che vive una fase positiva direttamente legata alle attese di nuova liquidità erogata dalla Fed.
Soffre ancora il dollaro Usa, in un contesto dove l’Euro si è rafforzato verso la generalità delle valute.

Questa settimana ci saranno appuntamenti cruciali:

  • il 12 le elezioni politiche in Olanda;
  • Voto della corte costituzionale tedesca sulla liceità per la Germania del fondi ESM.
  • Il 13 l’aspettativa un nuovo QE in Usa

Per ora sembra che “il bazooka di Draghi” abbia sortito il primo importante effetto: rasserenare i mercati.

Il tempo dirà se tutto questo basterà…

Fabrizio Taccuso 

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