Banche, sistema malato

Banche, sistema malato, questa la definizione di Alessandro Penati, ordinario di Corporate finance e Finanza aziendale presso la facoltà di Scienze bancarie, finanziarie e assicurative all’Università Cattolica di Milano.

Banche sistema malato

Banche sistema malato

Oggi vorrei porre l’attenzione su alcuni punti di un articolo uscito in questi giorni su la Repubblica a firma sempre di Penati, che descrivono in modo quanto mai realistico il mondo bancario di oggi.

“Di trasparenza e dei costi dei servizi bancari non si parla più. La crisi finanziaria ha cambiato le priorità: oggi il risparmiatore viene sacrificato sull’altare della stabilità. Le banche continuano a vendere alla clientela, a tassi inferiori a quelli di mercato, obbligazioni proprie con liquidità limitata, spesso “strutturate, cioè contenenti uno strumento derivato che il risparmiatore non sa come valutare.

Complessità ed opacità mascherano costi esorbitanti che rendono inadeguati i rendimenti  (che le banche stesse ammettono nei fogli informativi).

Ci sono poi gli strumenti ibridi, dalla rischiosità elevata, collocati come semplici obbligazioni: i subordinati (ricomprati con profitto dalle banche dopo che il loro valore è crollato); o le convertibili, con clausole variate a favore della banca; o il famoso convertendo della Bpm: di fatto un contratto forward su azioni della banca.

L’Oscar va a Casaforte di Mps: una cartolarizzazione degli affitti degli sportelli della banca (acquistati coi soldi della banca) e finanziato con un bond emesso da un veicolo ad hoc e interamente collocato presso i clienti di Mps.

Ci sono le polizze assicurative, di fatto normali strumenti finanziari, ma con commissioni esorbitanti (i “caricamenti” che arrivano facilmente al 7%).

L’industria del risparmio gestito rimane essenzialmente bancaria, captive e costosa; così non si sono sviluppati fondi-indice a costi risibili, in concorrenza agli Etf. C’è poi la discriminazione di prezzo: lo stesso servizio o strumento della stessa banca offerto a prezzi diversi a clienti diversi.

E “fogli informativi” sterminati per il costo dei servizi bancari (ho contato fino a 32 pagine!), che vengono contabilizzati singolarmente nei rendiconti dei clienti, senza che venga mai comunicata la somma totale pagata nell’anno, rendendo difficili i confronti. La scarsa trasparenza è frutto della struttura assunta dal nostro sistema finanziario.

Il processo di aggregazione ha trasformato le banche in grandi reti commerciali con una presenza capillare sul territorio: banche-supermercato che necessitano di un volume crescente di commissioni, generate dalla vendita di prodotti agli sportelli.

Venti anni fa, le commissioni rappresentavano il 30% del margine di interesse, al netto delle sofferenze; oggi superano il 100%. Le banche dipendono quindi dalla capacità di estrarre commissioni, da un bacino di utenza che si sta erodendo.

Una situazione aggravata da una pessima scelta di tempo: la svolta commerciale è avvenuta poco prima che internet rendesse obsoleta la distribuzione fisica dei servizi finanziari. Circa il 60% delle transazioni avviene online; così si chiudono sportelli pagati a peso d’oro solo pochi anni fa.
I depositi non bastano più. Le obbligazioni sono diventate la prima fonte di finanziamento. Ma con la crisi dell’Euro, si è inaridito il canale istituzionale ed estero per le banche italiane, che devono pertanto ricorrere sempre di più ai soliti clienti per collocare i bond a tassi inferiori al mercato. Mors tua (risparmiatore), vita mea (banca)”

Banche, sistema malato… speriamo che il conto per il cliente non sia troppo salato…

Fabrizio Taccuso

Fabrizio Taccuso

Fabrizio Taccuso, consulente finanziario indipendente, ha lavorato per vent’anni nel settore della Consulenza Finanziaria ai privati. Nel 2006 ha conseguito la certificazione internazionale €PFA di primo livello di European Financial Advisor. Nel 2007 ha frequentato il Master in Fee Only Financial Planning di Consultique e si è iscritto a Nafop. Segui Fabrizio Taccuso su Google+

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