MONTE DEI PASCHI, UNA STORIA ITALIANA

Il Monte dei Paschi

Il Monte dei Paschi

E’ il 20 febbraio 1999 quando, sotto un gigantesco tendone allestito alle porte di Mantova, migliaia di soci della Banca Agricola Mantovana, una banca sana e molto radicata nel territorio locale, sono chiamati a votare si o no alla trasformazione della banca in Spa e a dar seguito all’Opa che nel dicembre del ’98 il Monte dei Paschi aveva lanciato sull’istituto mantovano.

Da una parte c’è la finanza rossa senese ed un gruppo di industriali mantovani capeggiati da Marcegaglia, Colaninno, Freddi, Frati la cui unica logica è quella del business e della speculazione finanziaria; dall’altra parte ci sono gli interessi di un’intera città e di tutti i dipendenti e soci della banca. Nelle assemblee delle banche popolari vale il principio “ogni testa un voto”, a prescindere dalle azioni possedute. Alla fine la spunterà Siena con il 58% dei voti, grazie alle migliaia di persone giunte da tutta Italia a cui i senesi hanno offerto una gita premio in cambio del voto a loro favore.

Questa fu l’origine di tutti i mali della vecchia Banca Agricola Mantovana e per tutti i suoi dipendenti. Un management più lungimirante e meno “interessato” avrebbe garantito sicuramente un futuro migliore favorendo una integrazione alla pari con altre banche popolari.

D’allora è stata un’escalation al contrario. I dirigenti senesi che si sono succeduti sono stati senza dubbio campioni di distruzione del patrimonio della banca.
Sempre nel 1999 il Monte dei Paschi acquista Banca 121, una banchetta del Salento che doveva essere la prima banca telematica. La testimonial era Sharon Stone. Già allora si inizia ad accontentare padrini e referenti politici comprando la banca da un gruppo di famiglie pugliesi e pagandola 1,3 miliardi di euro (Ras e San Paolo ne avevano offerti al max 400). Banca 121 introduce la finanza strutturata ed ha il merito, si fa per dire, di aver inventato il My Way e For You, sciagurati piani di accumulo appioppati ai clienti della banca attraverso contratti di finanziamento a rimborso rateale fatti a loro insaputa. I clienti di Banca Agricola Mantovana vengono inondati da questi prodotti spazzatura di cui ancora oggi si trova traccia nei portafogli.

Il capolavoro vero però arriva nel 2007 con l’acquisto di Banca Antonveneta, clamoroso esempio di insipienza, manie di grandezza e commistione tra politica e finanza. La banca viene pagata quasi 10  miliardi di euro, (l’intero Mps all’epoca ne capitalizzava 9 mld) con un sovrapprezzo di 2,7 miliardi (!!!!!) rispetto a ciò che aveva pagato solo pochi mesi prima il Banco di Santander acquistandola dagli olandesi di Abn Amro.
Come premio per questo affarone del secolo, Mussari diventa presidente dell’Abi; peccato però che da qui in avanti la quotazione del titolo MPS crolli in Borsa del 90%, a seguito anche di due aumenti di capitale di oltre sette milioni di euro.

Negli ultimi anni la Banca continua a perdere redditività, fa indigestione di titoli di Stato al punto di arrivare a possederne addirittura 22 miliardi. E negli ultimi giorni scoppia il nuovo scandalo relativo alle operazioni “Santorini”, “Alexandria” e “Nota Italia”.
Santorini è relativa ad una partecipazione importante in Intesa San Paolo che ha generato ingenti minusvalenze per tamponare le quali scatta una prima disastrosa operazione in derivati.
A seguire nel 2009 scatta l’operazione Alexandria che si riferisce a dei CDO (Collateralized debt Obligation) garantiti da mutui ed obbligazioni aziendali che genererà una perdita di almeno 220 milioni sul bilancio 2012.
Nota Italia invece, a differenza delle altre due, è un investimento effettuato dalla Banca nel 2006 in un prodotto di credito strutturato, al quale era associata la vendita, da parte della Banca, di protezione sul rischio sovrano della Repubblica Italiana. In pratica incorporava un derivato avente come sottostante il rischio Italia.

E’ di venerdi’ scorso l’infuocata assemblea in cui è stato approvato a larghissima maggioranza l’aumento di capitale di 3,9 miliardi per i Monti Bond, composto da 3,5 miliardi di capitale e 400 milioni di interessi. Il Monte dei Paschi pagherà interessi piuttosto salati: il 9% nei primi due anni con un aumento dell’0,5% ogni due anni sino ad  un massimo del 15%.
Tempi duri attendono Profumo e Viola, rispettivamente amministratore delegato e presidente di Mps, ma soprattutto tempi durissimi attendono i numerosi dipendenti del Monte, alle prese con minacce di esternalizzazione e pressioni commerciali fortissime, ma soprattutto con clienti imbufaliti che si presentano quotidianamente allo sportello minacciando di togliere tutti risparmi dalla Banca.

Qualche qualche giorno fa un amico che lavora in Mps si lamentava dicendo: “con che spirito e con che motivazioni andiamo al lavoro in questi giorni, sapendo che da noi pretendono budget fortissimi per far guadagnare la banca e poi loro perdono miliardi con operazioni sciagurate in derivati?”….  una riflessione quanto mai legittima……

Fabrizio Taccuso 

Fabrizio Taccuso

Fabrizio Taccuso, consulente finanziario indipendente, ha lavorato per vent’anni nel settore della Consulenza Finanziaria ai privati. Nel 2006 ha conseguito la certificazione internazionale €PFA di primo livello di European Financial Advisor. Nel 2007 ha frequentato il Master in Fee Only Financial Planning di Consultique e si è iscritto a Nafop. Segui Fabrizio Taccuso su Google+

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