IN ATTESA DEL VOTO ITALIANO

L’ottava appena terminata ha portato una notevole instabilità sui mercati, con cali generalizzati sui vari indici. Elementi di politica economica e monetaria si sono miscelati, creando i presupposti per decisi take profit in particolare sull’equity europeo. Gli Usa recuperano sul finale d’ottava.

Per quanto riguarda l’Europa, le stime della UE sulla crescita del 2013 e del 2014 non sono state particolarmente buone. Le ipotesi di un ritorno a PIL positivi già nella seconda sembrano lasciare il campo ad un rosso dello 0,3% per il 2013 (Euro zona). Colpa di una fine d’anno 2012 che ha
visto sicuramente dei miglioramenti nei mercati finanziari, ma dati assai deludenti sul piano dello sviluppo economico, tanto da stimare appunto la ripresa solo per il 2014, con un +1,4% per l’Eurozona e un +0,8% per l’Italia.

Insomma, la ritrovata verve di mercati e investitori in tema di fiducia non è accompagnato dai segnali dell’economia reale o comunque c’è ancora da fare molto, soprattutto in tema di riforme e misure per lo sviluppo.
Per quanto riguarda l’Italia, il 2012 si è chiuso con una contrazione del 2,2%, per colpa soprattutto dei bassi consumi e delle politiche di austerità. La mancanza di un piano per la crescita non consente un miglioramento del quadro occupazionale, con i senza lavoro che potrebbero arrivare nel 2014 al 12%. I conti pubblici hanno margini molto stretti per mettere in campo politiche di sostegno e a ciò si aggiungono i possibili scenari di maggiore instabilità politica. L’esito delle elezioni italiane è capace già di dare un forte input ai mercati.

Nel frattempo, Moody’s ha tolto la tripla A alla Gran Bretagna mentre Parigi fa sapere che il pareggio di bilancio arriverà solo nel 2017.
Negli Stati Uniti, la borsa americana ha patito una serie di deludenti dati macroeconomici, con la crescita delle richieste di sussidio alla disoccupazione e un indice FED Philadelphia crollato a -12,5 punti. Valori al di sotto delle attese anche per il leading indicator, a conferma di una settimana poco fortunata per gli indici sul lato macro.

Nemmeno dagli emergenti sono arrivate buone notizie, con le preoccupazioni provenienti dal settore immobiliare cinese, dove le autorità temono gli effetti della speculazione immobiliare. In tema di politica fiscale, si avvicina ormai la deadline per il Congresso Usa per trovare un accordo sul Fiscal Cliff. Di pari passo, prosegue anche il dibattito in seno alla FED sulla politica monetaria da attuare: pare evidente che non vi è unanimità sul come proseguire il programma di sostegno all’economia.
La riflessione nella FED porta a valutare le conseguenze degli acquisti da 85 miliardi al mese: da questo sono derivati timori da parte degli operatori su una prematura fine della politica monetaria accomodante. In questo contesto, i Treasury Usa hanno ampliato i guadagni dopo l’uscita dei dati sul settore manifatturiero (PMI) che hanno mostrato un rallentamento della crescita. In recupero la chiusura degli indici statunitensi.

Per quanto riguarda le altre asset class intermarket, ancora debolezza per l’oro che continua a scendere. A penalizzare la materia prima le stime di una calo della domanda, la prima da qui a tre anni. Elementi che contrastano con gli acquisti che stanno effettuando le varie banche centrali
mondiali.

In questo contesto, dal punto di vista tecnico, la debolezza di breve potrebbe trasformarsi in un movimento più ampio, con un rapido aumento della volatilità.

Fabrizio Taccuso – Studio Andreoli & Taccuso – Mantova
fabrizio.taccuso@gmail.com 

(fonte Consultique)

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