I FONDI COMUNI ITALIANI CONTINUANO A DISTRUGGERE RICCHEZZA

E’ stata pubblicata nei giorni scorsi l’indagine annuale di Mediobanca relativa ai fondi comuni ed alle Sicav italiane dal 1984 al 2012, scaricabile al link http://www.mbres.it/it/publications/dati-di-923-fondi-e-sicav-italiani-1984-2012.

fondi comuni

fondi comuni italiani

Dal report vengono evidenziati i seguenti punti:

  • prevalgono sempre i riscatti; la raccolta netta dei fondi italiani registra saldi fortemente negativi dal 2004. Allora l’industria italiana dei fondi era al quarto posto, dopo Usa, Francia ed Australia. Da quell’anno vi è stato un deflusso pari a 239 miliardi di euro (per i fondi aperti e le Sicav è stato di 275 miliardi), cifra pari ad oltre due volte il patrimonio in essere a fine 2012. Oggi l’Italia è scivolata in quattordicesima posizione, superata anche da Paesi come Canada, Giappone, Germania, Svizzera, Corea, Spagna e Svezia. Il ridimensionamento si traduce in un’incidenza dei patrimoni gestiti sul Pil pari all’8% contro il 42% nel 1999. Da segnalare come l’Italia sia in forte controtendenza rispetto all’Europa dove l’incidenza nello stesso periodo è salita dal 48% al 69%.
  • Risultato positivo di gestione: nel 2012 i fondi hanno chiuso i loro conti con utile di 13,5 miliardi di euro (su un patrimonio che ad inizio anno era pari a 192 miliardi) con punte del 10,4% per i fondi azionari e 8% per i bilanciati.
  • Modalità di gestione: i costi sono saliti dell’1,3% del patrimonio con il picco del 2,8% nel comparto azionario, massimo storico (tre volte e mezzo rispetto ai fondi Usa). La rotazione del portafoglio (7 mesi e mezzo) si è confermata elevata, specie se confrontata con la media dei fondi americani (che supera  i due anni).
  • Valutazione di lungo periodo: i rendimenti in un’ottica di lungo periodo sono ancora insoddisfacenti; chi avesse investito in tutti i fondi italiani negli ultimi 29 anni avrebbe subìto, rispetto ad un impiego in BOT a 12 mesi, una perdita di oltre una volta il patrimonio iniziale (aumentato nel periodo di solo 3,7 volt contro le 4,8 dei BOT). Sulla base del tasso risk free, il frutto dei fondi aperti mette in evidenza una distruzione di valore pari a circa 81 miliari di euro nell’ultimo quindicennio.

In precedenza è stata indicata la performance 2012 dei fondi azionari italiani (10,4%) che è stata tuttavia inferiore a quella delle borse internazionali (12,6%) – principale mercato di riferimento – cosi’ come alla performance della Borsa Italiana (11,4%). In una prospettiva di lungo periodo il quadro non muta: le perdite dei fondi azionari italiani sono state più pesanti di quelle della media delle borse internazionali. Dal 1989 la performance negativa supera anche quella della Borsa Italiana.

L’industria dei fondi, cita Mediobanca, continua a rappresentare un apporto distruttivo di ricchezza per l’economia del Paese. In una prospettiva minima di 5 anni si può calcolare un deficit di rendimento rispetto ad impieghi risk-free nell’ordine dei 25 miliardi di euro; in un contesto decennale la distruzione di ricchezza si riduce a circa 7 miliardi, per portarsi a ben 81 miliardi sui 15 anni. Ove si tenesse conto del premio al rischio per la componente azionaria, la distruzione di ricchezza dal 2003 al 2012 sarebbe nell’ordine di 41 miliardi di euro, importo che aumenta a 151 miliardi considerando il quindicennio che inizia nel 1998.

Ovviamente a questi dati estremamente preoccupanti non è stato dato minimamente risalto in questi giorni da tv e giornali specializzati. Per chi come noi di Consulenza Vincente si occupa di consulenza finanziaria indipendente, il report di Mediobanca non rappresenta di certo una  novità. Certamente deve far riflettere gli addetti ai lavori e soprattutto gli investitori che pagano molto per un servizio di scarsissima qualità.

Se consideriamo che i fondi comuni non sono nemmeno i prodotti peggiori che vengono proposti dalle banche, cosa dire poi se prendiamo in considerazione prodotti come le gestioni patrimoniali, le polizze assicurative index e unit linked e le obbligazioni subordinate e strutturate?

Fabrizio Taccuso 

Fabrizio Taccuso

Fabrizio Taccuso, consulente finanziario indipendente, ha lavorato per vent’anni nel settore della Consulenza Finanziaria ai privati. Nel 2006 ha conseguito la certificazione internazionale €PFA di primo livello di European Financial Advisor. Nel 2007 ha frequentato il Master in Fee Only Financial Planning di Consultique e si è iscritto a Nafop. Segui Fabrizio Taccuso su Google+

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