Quando il rapporto rischio rendimento è sfavorevole…

Il rapporto rischio rendimento è fondamentale per la valutazione di un investimento finanziario.

Esistono vari indicatori che consentono di fornirne una misura quantitativa, utile non solo per le considerazioni in merito alla bontà o meno di un singolo investimento ma anche per effettuare comparazioni fra diversi strumenti e soluzioni.

Tra quelli più utilizzati vi sono:

  • il VaR (Value at Risk);
  • l’IR (Information Ratio);
  • l’indice di Sharpe (Sharpe Ratio)
Ognuno di essi si concentra su un particolare aspetto del binomio rischio-rendimento, rispondendo a differenti esigenze di analisi. Tutti hanno la loro ragion d’essere, ma danno evidentemente indicazioni di carattere statistico e fondamentale. Non ci daranno mai certezze sulla buona riuscita di un investimento. Ogni investitore dovrebbe comunque tenerli ben a mente. In un prossimo articolo li analizzeremo in dettaglio.

Passiamo ad esaminare i mercati, in cui, riallacciandoci al titolo dell’articolo riteniamo che il rapporto rischio rendimento sia in questo momento poco favorevole.

Il buon rialzo nell’ultima seduta della scorsa settimana, ha parzialmente ridotto i cali che si erano manifestati sui mercati sino a giovedi’. Le borse mondiali avevano infatti iniziato una correzione anche in seguito alle parole di Draghi che, dopo aver confermato allo 0,25% il tasso di interesse di riferimento, aveva escluso una possibile terza operazione di finanziamenti a lungo termine (LTRO).

La debolezza dei listini non era da imputare ai dati macro usciti che sono stati positivi e migliori delle aspettative:

  • Pil al +3,6% annuo nel terzo trimestre;
  • calo delle richieste di sussidi di disoccupazione;
  • tasso di disoccupazione a sorpresa al 7%).

Ma alla logica del mercato che vede proprio dal miglioramento dell’economia generale il più temibile avversario per le politiche accomodanti della Fed. Il consensus degli analisti stima l’inizio del Tapering nel primo trimestre del 2014. A pochi giorni dal prossimo FOMC, il consiglio operativo della Banca Centrale Usa, le possibilità di una decisione di inizio del tapering sono salite negli ultimi giorni.

Questa possibilità unitamente al livello di leva finanziaria che, come vedete dal grafico sotto, ha raggiunto ormai i livelli del 2007,  induce a molta cautela per quanto riguarda le scelte dei nostri portafogli.

Rapporto rischio rendimento -NYSE margin-debt -SPX growth since 1995

Rapporto rischio rendimento -NYSE margin-debt -SPX growth since 1995

Non va dimenticato inoltre che il rialzo dei principali listini azionari mondiali, Borsa Italiana a parte, dura da oltre quattro anni.

Leventuale prosecuzione della tendenza rialzista dipende pressoché esclusivamente dalle decisioni di politica monetaria delle Banche Centrali. Un possibile stop delle politiche monetarie accomodanti da parte della Fed, avrebbe infatti un impatto decisamente negativo sulle Borse Mondiali.

S&P 500 Index

S&P 500 Index

Quando le prospettive di ulteriori rialzi dei mercati azionari sono inferiori alle possibilità di repentini cali, il rapporto rischio rendimento non è più favorevole. Nel grafico sopra si può notare l’indice S&P 500. E’ da notare in particolare il ripido canale rialzista che ha caratterizzato l’ultima fase. Spesso queste accelerazioni decretano, almeno temporaneamente, l’esaurimento di un movimento.

Il 2013 ha riservato performance a doppia cifra per i portafogli da noi gestiti. Forse è saggio preservare i guadagni riducendo il rischio di portafoglio.

E’ possibile che nel 2014 i mercati siano caratterizzati da una volatilità superiore a quella attuale. Ed aumentare la liquidità, riducendo nel contempo il rischio, potrebbe rivelarsi una scelta oculata. 

Fabrizio Taccuso 

Lascia un commento