Mario Draghi non delude i mercati

Mario Draghi ha confermato le promesse nel D-Day. Le attese della BCE hanno confermato le migliori aspettative degli operatori finanziari.

Questo ha dato ulteriore euforia ai mercati azionari che hanno segnato nuovi massimi storici assoluti. Il Dax ha abbattutto la barriera psicologica dei 10.000 punti, raddoppiando il suo valore in meno di tre anni, mentre l’indice americano Sp500, ha addirittura triplicato il suo valore dai minimi del 2009!

Certo, non c’è stato l’atteso “bazooka” rappresentato dal QE europeo, ma sono arrivate una serie di misure sicuramente classificabili come eccezionali. Complessivamente disegnano un atteggiamento aggressivo da parte dell’istituto guidato da Mario Draghi.

Mario Draghi

Mario Draghi

La BCE ha agito su vari fronti:

—  ritoccando al ribasso il tasso principale di riferimento (REFI) e portandolo allo 0,15% dal precedente 0,25%, andando in pratica a combattere il pericolo di deflazione in Europa. Per la prima volta dalla nascita della BCE il tasso d’interesse sui depositi è stato portato sotto zero a -0,10%. Dall’11 giugno le banche pagheranno un interesse per parcheggiare la liquidità presso la BCE.

—  La Bce continuerà a garantire piena liquidità al sistema fino al dicembre 2016. Interromperà, tuttavia, il programma di sterilizzazione dei titoli di stato (SMP) effettuato settimanalmente. Si tratta di 165 mld di euro che resteranno quindi sul mercato e non saranno drenati.

— Un piano speciale di rifinanziamento delle banche definito TLTRO (“Targeted Long Term Refinacing Operation” ). Si pone l’obiettivo di far ripartire il credito nella zona euro. Con questo piano le Banche potranno prendere a prestito dei soldi dalla BCE ad un tasso agevolato. Ma ad una condizione: che utilizzino i fondi per finanziare imprese e famiglie.

—  Per quanto riguarda invece la misura non adottata, ossia il QE, la BCE non è rimasta totalmente inattiva. Sta preparando il campo per renderlo possibile, ossia sviluppare il mercato delle cartolarizzazioni ABS,.

Le scelte di Draghi si accompagnano a due elementi:

  • le nuove stime di crescita elaborate dalla BCE (è stato ridotto il target per il 2014);
  • i dati di inflazione che a maggio è tornata a moderarsi allo 0,50%.

Sul fronte obbligazionario il decennale americano e quello tedesco si sono mossi in maniera similare durante l’ottava appena conclusa. I Treasury hanno evidenziato una fase crescente nei rendimenti fino a toccare area 2,60% (dal dato iniziale a 2,48% di inizio ottava). Dopo lo spyke up i rendimenti si sono ridotti per poi chiudere comunque vicino ai massimi settimanali. Identico il percorso dei Bund decennali che dopo un open settimanale a 1,36% hanno realizzato un rally fino a quasi l’1,50%, per poi assestarsi in area 1,40%.

L’effetto su spread e CDS è stato evidente, con il restringimento del differenziale di rendimento tra debito periferico e titoli di stato tedeschi (146 per BTP-Bund e 136 per Bonos-Bund). In caduta, ovviamente, anche i rendimenti del debito periferico, con il decennale italiano sotto area 2,74%, i CDS Italia ai minimi ed i Bonos che rendono meno del T-Note!!!.

Relativamente ai mercati valutari l‘Euro ha vissuto una settimana all’insegna della volatilità. La tendenza alla debolezza rimane confermata, anche se la discesa verso area 1,35 è stata assorbita rapidamente e le quotazioni si sono riportate oltre l’area 1,36.

Il deprezzamento della valuta europea è il cardine dell’azione della BCE, per combattere deflazione e crescita anemica.

Fabrizio Taccuso

 

 

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