Errori di valutazione negli investimenti

Occupandomi di consulenza finanziaria da molti anni, mi sono chiesto tante volte il motivo per cui alcuni investitori guadagnano soldi, mentre altri perdono sistematicamente. Ho effettuato letture e studi al riguardo, le conclusioni a cui sono arrivato è che i risultati non dipendono tanto dalla tecnica di investimento ma da elementi di tipo psicologico.

Mentre la teoria finanziaria classica ipotizza che gli individui sono perfettamente razionali, la ricerca empirica ha mostrato che gli investitori commettono sistematicamente errori di valutazione negli investimenti. Si tratta di errori di ragionamento e di preferenze, difficilmente conciliabili con l’assunto di razionalità delle scelte.

Tali errori si riflettono in diverse “anomalie comportamentali” che si traducono in:

  • bassa partecipazione al mercato azionario;
  • errori di percezione della relazione rischio/rendimento;
  • scarsa diversificazione;
  • eccessiva movimentazione del Portafoglio.
Errori di valutazione negli investimenti

Errori di valutazione negli investimenti

Emozioni e stati d’animo come la paura, il rimpianto, le illusioni, oppure un orizzonte temporale troppo breve ci ingannano. Il risultato è che decidiamo nei momenti sbagliati, temendo perdite improbabili o ignorando i veri pericoli in agguato.

Il prof. Paolo Legrenzi, docente universitario e tra i massimi esperti in Italia di psicologia cognitiva, sostiene che i meccanismi del cervello umano non sono adatti alla gestione previdente dei risparmi. Sentimenti ed emozioni come la paura o il dolore sono utilissimi in altri campi d’azione (hanno portato a potenti vantaggi evolutivi per la nostra specie). Ma quando ci sono i soldi in ballo diventano paralizzanti e portano a commettere degli errori di valutazione negli investimenti.

Una buona “educazione finanziaria” non consiste nell’apprendere una serie di cognizioni tecniche. Piuttosto serve a capire come lavora la nostra mente, quali “distorsioni cognitive” produce e come è possibile correggerle.

Daniel Kahneman, psicologo e premio Nobel nel 2002, ha dimostrato che negli investimenti esiste un’asimmetria tra perdite e guadagni. Le prime provocano un dolore che è molto superiore alla gioia che deriva dai secondi.

In pratica perdere mille euro provoca un dolore molto più grande del piacere di guadagnare la stessa cifra!

Quindi quando ci si occupa di investimenti il primo obiettivo è cercare di evitare le perdite piuttosto che guadagnare. Traducendolo concretamente nel contesto attuale, questo porta ad investire in titoli di stato “sicuri” americani o tedeschi che hanno rendimenti reali (al netto dell’inflazione) negativi. In pratica si accetta una perdita sicura per evitare di incorrere in perdite maggiori.

Negli anni scorsi tanti italiani hanno investito la maggior parte del loro patrimonio in immobili, sulla base della teoria, profondamente sbagliata, che gli immobili salgano sempre! In realtà questa è una colossale bufala, frutto di illusioni psicologiche. Gli immobili non sono quotati ogni giorno sui mercati e quindi chi li compra non vede le oscillazioni di prezzo da un giorno all’altro. Nessuna oscillazione, nessun dolore! Peccato che i prezzi siano crollati da anni e continueranno a crollare ovunque ancora per molto tempo!

Sempre secondo il prof. Legrenzi, un altro fattore che riveste un ruolo fondamentale è la paura, un’emozione importantissima nella nostra storia evolutiva. Ci ha aiutato e ci aiuta a stare lontano dai pericoli, ci mette in guardia da errori che potrebbero essersi fatali.

Ma in campo finanziario è proprio la paura che ci fa sbagliare.

Il seguire con apprensione gli alti e bassi dei propri investimenti innesca errori nella scelta dei momenti di entrata e di uscita dai mercati. Gli investimenti non vengono visti nella giusta prospettiva. Dopo un rialzo prolungato delle Borse tutti corrono a comprare, mentre in realtà sarebbe il momento di sbarazzarsi delle azioni. Viceversa, quando i mercati crollano e ci sono molte occasioni in cui sarebbe opportuno acquistare azioni, c’è la voglia di “porti sicuri”. Si finisce con il  comprare titoli di stato ed obbligazioni bancarie.

Se ci pensate solo nelle scelte finanziarie ci comportiamo così. Negli altri casi, se i prezzi dei vestiti o dei telefonini scendono, acquistiamo più volentieri. Non a caso durante i saldi i negozi sono stracolmi di gente.

Alla domanda sul come porre rimedio ai propri errori cognitivi, il prof. Legrenzi risponde:

“Siamo fatti male per gestire i nostri soldi. La ricetta migliore per risolvere il problema di gestire al meglio il proprio patrimonio, è affidarlo ad un professionista esperto”.

In campo finanziario l’aiuto di un professionista esperto aiuta a stabilire una rotta negli investimenti. A non lasciarsi turbare troppo dagli accadimenti momentanei dei mercati, ricollocandoli nella giusta ottica temporale.

Sempre secondo il Prof. Legrenzi “investire è una questione di fiducia, fedeltà e disciplina.

Fiducia nella bravura e competenza delle persone a cui sono affidati i nostri soldi. Fedeltà: non si ragiona sul mese o l’anno, ma su diversi anni. Disciplina: se il nostro gestore non è passivo di fronte all’andamento del mercato ma opera in modo flessibile, dobbiamo avere la costanza di seguire la sua strategia.

Non si valuta un consulente su un mese od un anno, soprattutto quando è un mese o un anno no per i mercati. Non si dovrebbero  prendere decisioni affrettate, abbiamo di fronte una lunga vita come investitori non estremizziamo il momento presente.”

La nostra esperienza di consulenti finanziari indipendenti conferma proprio questo pensiero. I clienti da noi gestiti che seguono i mercati in modo distaccato, valutando i risultati negli anni, hanno di gran lunga i ritorni migliori. 

Il successo di una Consulenza Vincente consiste nell’affiancare il cliente e nell’aiutarlo a definire correttamente i suoi obiettivi. Il secondo step consiste nel pianificare le risorse finanziarie. Questo permette di ridurre la componente emotiva ed irrazionale. Solo in questo modo si riducono al minimo gli errori di valutazione negli investimenti.

Fabrizio Taccuso 

 

Lascia un commento