La psicologia del denaro

Oggi vorrei parlare non tanto di tecnica o di strategie ma di psicologia del denaro.

Prendo spunto da un’interessante conversazione che ho avuto qualche giorno fa con una persona. Nonostante la crisi prolungata, possiamo dire che nella parte di mondo in cui viviamo, la possibilità di diventare ricchi non è negata potenzialmente a nessuno. Eppure la maggior parte delle persone non ci riesce.

Psicologia del denaro

Psicologia del denaro

A mio parere fondamentalmente per due motivi principali:

  • una conflittualità interna di valori e credenze;
  • la mancanza di solide basi finanziarie 

 

Il primo aspetto viene spesso trascurato, ma ha una grossa incidenza sui nostri comportamenti. Spesso noi abbiamo convinzioni negative. Le nostre credenze non sono solo pensieri a cui diamo attenzione ogni tanto, ma sono dei veri e propri programmi installati nel nostro inconscio, simili ad un software. Spesso le convinzioni sono radicate dall’infanzia, a causa delle credenze impartiteci dai nostri genitori. Magari discutevano per i soldi o criticavano qualcuno che li aveva.

Nel corso della nostra vita questo si traduce in comportamenti conflittuali circa quello che bisogna fare per avere più denaro o quello che significherebbe se ne avessimo troppo.

In pratica pensiamo che il denaro ci possa dare libertà, la possibilità di essere generosi, l’opportunità di avere tempo libero. Al tempo stesso, però, crediamo che per accumulare tanti soldi dobbiamo rinunciare ad avere tempo libero. Magari perché dobbiamo lavorare duramente. Oppure pensiamo che se avessimo troppi soldi diventeremmo dei materialisti e saremmo giudicati o perderemmo i nostri amici. La nostra mente fa associazioni che finiscono col creare auto sabotaggi.

Talvolta si pensa che se qualcuno ha fatto soldi, sicuramente li ha accumulati a spese del prossimo. Quindi se proviamo risentimento nei confronti di qualcuno che è ricco, inconsciamente mandiamo un messaggio al nostro cervello che è male avere soldi. Di conseguenza condizioniamo il nostro cervello ad evitare la prosperità finanziaria di cui abbiamo bisogno e che desideriamo.

Un altro motivo per cui tante persone non riescono a controllare il denaro è che lo ritengono una cosa troppo complicata per gestirlo. Così finiscono per spenderlo, togliendosi da ogni impiccio. Nella mia precedente esperienza da bancario mi sono capitati casi di clienti che hanno vinto al gioco somme piuttosto cospicue. Nel giro di poco tempo la persona che era diventata milionaria (ai tempi della lira miliardaria) ha dilapidato i soldi che non avrebbe guadagnato neppure in una vita intera di lavoro!

Anche nel campo dello sport e dello spettacolo sono innumerevoli gli esempi di artisti e campioni osannati e strapagati che sono terminati sul lastrico. Le cause normalmente sono da imputarsi ad investimenti sbagliati, consulenti avidi, falsi amici, strade balorde e devastanti come droga e alcol, accumulo di debiti con il fisco.

Il denaro muove le emozioni delle persone in maniera estrema. Crea esaltazione, fa gonfiare l’ego, crea avidità, ma anche paura, può deprimere l’autostima.

C’è chi agogna il denaro, e sarebbe disposto a fare quasi qualsiasi cosa per accumularlo in grande quantità e chi lo demonizza. C’è chi lo ritiene, più o meno inconsciamente, qualcosa di ‘sporco’, di distante dai propri valori e dal proprio senso della vita”.

Proprio perché il denaro crea questo cocktail di emozioni, è fondamentale approcciarlo nel modo migliore. Purtroppo quasi nessuno ha ricevuto una valida educazione finanziaria. Non avviene a scuola, spesso nemmeno all’Università e tanto meno in famiglia.

Da anni noi di Consulenza Vincente crediamo fermamente nel coaching finanziario.  E’ qualcosa che va aldilà del semplice compra questo strumento o vendi l’altro. E’ un vero e proprio percorso in cui accompagniamo ed affianchiamo i nostri clienti, aiutandoli attraverso un percorso di pianificazione finanziaria a 360 gradi.

La mission è raggiungere i principali obiettivi di vita e migliorare gli aspetti legati alla psicologia del denaro.

Fabrizio Taccuso

 

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