Fondi Flessibili a VAR, hanno ragione di esistere?

Fondi flessibili a Var sono fondi comuni d’investimento che hanno il vincolo di rispettare un “Value at Risk”. Il “Valore a Rischio”  è una stima della massima perdita potenziale di un investitore del fondo in un dato orizzonte temporale (ad es. un giorno o una settimana).

Si tratta fondi senza un parametro di riferimento (benchmark). Il benchmark è utilizzato per confrontare la qualità della gestione rispetto al mercato di riferimento del fondo. L’investitore che sceglie questo tipo di prodotto, sceglie dunque di lasciare “carta bianca” al gestore, che ha il vincolo di rispettare un certo livello di rischio, misurato appunto dal Var.
I fondi flessibili a Var sono diventati di moda negli ultimi tempi. Ma danno veramente un valore aggiunto?
Fondi flessibili a Var

Fondi flessibili a Var

Dal punto di vista dei collocatori certamente sì, dato che permettono di incassare laute commissioni di gestione (sopra l’1,5% in media) a cui vanno aggiunte spesso spese di ingresso e, ancor più spesso, ulteriori commissioni di performance. Diversa è la valutazione che dovrebbero esprimere i risparmiatori che si sono lasciati consigliare in tal senso. Infatti questi prodotti continuano a deludere le loro aspettative (leggasi a perdere soldi).

La conferma l’abbiamo avuta anche recentemente da un attento lettore di Plus 24 – inserto de Il Sole 24 Ore.  Chiedeva conferma dei suoi forti dubbi circa la validità di questi strumenti. In teoria sottoscrittori di tali fondi, in fasi di mercato negative come questa, dovrebbero essere tranquillizzati dal fatto che il gestore può vendere le attività rischiose e rifugiarsi nella liquidità, preservando il capitale.

Tuttavia, ancora una volta, vengono evidenziate le forti criticità di questa particolare categoria di fondi.

Della prima criticità abbiamo già detto: i costi. L’altra riguarda invece i meccanismi di funzionamento. Infatti gli automatismi che spostano i pesi (dalle asset class rischiose alla liquidità e viceversa) sono per lo più governati da algoritmi matematici. Questi algoritmi  hanno abbondantemente dimostrato di essere poco adatti alle fasi di mercato fortemente altalenanti, come quelle che imperversano ormai da parecchio tempo. La poca tempestività del loro intervento, infatti, tende a vendere dopo che i prezzi si sono già fortemente ridotti a causa dell’esplosione della volatilità. Viceversa acquistano quando la stessa volatilità si riduce. Peccato che, a quel punto, i prezzi delle varie attività siano già rimbalzati.

Bisognerebbe ricordare ai signori Gestori che per guadagnare occorre necessariamente vendere ad un prezzo più alto rispetto a quello di acquisto. E non il contrario.

Nonostante ciò, sono convinto che se ponessimo l’obiezione ad un gestore di fondi flessibili a Var, il superamento di tale obiezione potrebbe, con tutta probabilità, essere questo: “noi non siamo pagati per far guadagnare o far perdere i sottoscrittori, ma per applicare i criteri di gestione stabiliti dal Consiglio di Amministrazione della Sgr. E se il C.D.A. della società che gestisce il fondo ha scelto un certo algoritmo matematico, io devo dimostrare di saper applicare quello. Per questo mi pagano.

Naturalmente, a sua volta, la Società di Gestione istituisce questi ed altri prodotti non a caso, ma per un motivo ben preciso: sono richiesti dal mercato, ovvero sono facili da piazzare. Allora bisogna chiedersi perché siano così validi commercialmente.

Secondo il mio parere: “Perché permettono di deresponsabilizzare un po’ tutti, gestori, collocatori e investitori, tanto ci pensa l’algoritmo”!

Giuseppe Andreoli

Fabrizio Taccuso

Fabrizio Taccuso, consulente finanziario indipendente, ha lavorato per vent’anni nel settore della Consulenza Finanziaria ai privati. Nel 2006 ha conseguito la certificazione internazionale €PFA di primo livello di European Financial Advisor. Nel 2007 ha frequentato il Master in Fee Only Financial Planning di Consultique e si è iscritto a Nafop. Segui Fabrizio Taccuso su Google+

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