I consulenti finanziari e l’offerta fuori sede

L’offerta fuori sede e l’inquadramento del servizio di consulenza sono i temi più delicati e di maggior conflitto per quanto riguarda il recepimento della direttiva Mifid 2.

Per chi non ne fosse a conoscenza, la Mifid 2 è la normativa comunitaria che dovrebbe entrare in vigore ad inizio del 2018, per disciplinare e regolamentare i servizi finanziari, impattando in maniera significativa su imprese finanziarie, consulenti indipendenti ed investitori.

Offerta fuori sede. L'Ocf vuole i consulenti agli arresti domiciliari

Offerta fuori sede. L’Ocf vuole i consulenti agli arresti domiciliari

L’argomento è stato trattato sull’ultimo numero di Plus 24, inserto del Sole 24 Ore, nell’articolo che alleghiamo qui a fianco dal titolo “L’Ocf vuole i consulenti agli “arresti domiciliari“.

Nel nostro sito non abbiamo mai voluto trattare argomenti di carattere giuridico-legale, convinti che siano noiosi e di poco interesse per gli investitori. In questo caso vogliamo, invece, enfatizzare l’argomento portandolo a conoscenza dell’opinione pubblica.

In pratica il “sistema”, costituito da banche e reti di promozione finanziaria, sta cercando di far passare nel silenzio generale “una vera e propria porcata” che si ritorce contro gli interessi di investitori e risparmiatori.

In cosa consiste tale porcata? Attraverso un’attività di lobbing e pressione nei confronti dei parlamentari, che di consulenza sanno zero, il mondo bancario sta cercando di limitare ed imbrigliare l’attività del consulente finanziario indipendente, impedendo la cosiddetta offerta fuori sede. In pratica si vuole sopprimere l’ articolo 30-bis relativo alle modalità di prestazione del servizio di consulenza in materia di investimenti. Eliminando tale articolo si obbligherebbe i consulenti finanziari indipendenti ad esercitare la propria attività esclusivamente all’interno della propria sede legale. Questo per un motivo pretestuoso legato all’attività di vigilanza.

Ma come fa un libero professionista ad esercitare la propria attività esclusivamente all’interno del proprio ufficio?

L’attività di consulenza, come qualsiasi altra attività intellettuale, implica certamente un’attività fuori sede, per meglio interpretare obiettivi, propensioni e caratteristiche dei clienti, comprendere i loro bisogni e trovare gli strumenti ed i servizi finanziari più idonei a soddisfarli

Un provvedimento di tale portata va a ledere uno dei principi fondamentali, cioè quello di concorrenza tra i vari soggetti.

Infatti agli ex promotori finanziari (ora consulenti finanziari abilitati all’offerta fuori sede) tutto questo è invece permesso.

Contrariamente a ciò che sta accadendo in qualsiasi Paese finanziariamente evoluto, la potente lobby bancaria sta cercando di ostacolare da anni e con ogni mezzo lo sviluppo in Italia dell’attività del consulente finanziario indipendente (ribattezzato assurdamente consulente autonomo).

E’ evidente che una figura come quella del consulente finanziario indipendente dà fastidio al sistema:

  • è l’unico professionista in campo finanziario che sta esclusivamente dalla parte del cliente;
  • non vende e non colloca strumenti o prodotti finanziari;
  • non raccoglie denaro dai clienti e non entra in possesso delle loro disponibilità;
  • è remunerato esclusivamente dal cliente e non da banche o Sgr;
  • affianca il cliente stesso nella analisi e selezione dell’offerta dei prodotti bancari.

Come segnalato dal governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco, l’Italia si colloca all’ultimo posto tra i paesi europei per livello di educazione finanziaria, con solo il 37% tra gli adulti che risponde correttamente ad almeno 3 delle 5 domande su concetti di base (interesse semplice e composto, inflazione, diversificazione del rischio).

Le grandi banche e le reti di promozione finanziaria vogliono mantenere fondamentalmente la gente ignorante per continuare a lucrare sulla montagna di risparmio ancora presente in Italia e spartirsi una torta molto ricca in termini di commissioni di vario genere. Un cliente ignorante, o comunque poco evoluto da un punto di vista finanziario, è un bersaglio facile a cui si può rifilare ogni genere di prodotto costoso ed inefficiente. 

Ogni ulteriore considerazione è superflua se si pensa ai danni provocati al risparmio degli italiani con i vari scandali legati alla Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca, alla Banca Popolare dell’Etruria, alla Carige, alla Carife, a Banca Marche e Mps.

Dopo tutti disastri fatti in questi anni, il sistema Banche e quello delle reti stanno cercando ora di affossare con ogni pretesto l’unica professione che difende e tutela veramente il risparmio degli italiani… il consulente finanziario indipendente.

Speriamo che gli Italiani siano intelligenti e capiscano tutto questo, facendo scelte oculate nel momento in cui devono decidere a chi affidare il loro patrimonio…

Fabrizio Taccuso

 

Fabrizio Taccuso

Fabrizio Taccuso, consulente finanziario indipendente, ha lavorato per vent’anni nel settore della Consulenza Finanziaria ai privati. Nel 2006 ha conseguito la certificazione internazionale €PFA di primo livello di European Financial Advisor. Nel 2007 ha frequentato il Master in Fee Only Financial Planning di Consultique e si è iscritto a Nafop. Segui Fabrizio Taccuso su Google+

One comment for “I consulenti finanziari e l’offerta fuori sede

  1. bob

    Caro Fabrizio, caro collega, felice di vedere la difesa della nostra professione e in modo non autoreferenziale, se mi consenti la MIFID 2 c’ entra assai poco con noi indipendenti, forse coinvolge di più la parte tecnica che riguarda gli strumenti finanziari e come deve essere regolata la loro diffusione e collocamento che è comunque un argomento che ci interessa. Non posso che essere d’ accordo sia sull’ articolo illuminante di Ursino che sui molteplici ” buchi neri” che esponi e che ci riguardano da vicino in quanto se costoro sono così bravi a costruirsi delle gabbie sarebbe il caso che aprano il loro circo in sede ben diversa da quello che è e dovrebbe essere un rispettabile albo professionale, benchè obsoleto rispetto al resto d’ Europa, ma visto che tutti(?) lo vogliono che almeno abbiano la decenza di saper scindere bene le professioni e non generare ulteriore confusione, chiaramente a vantaggio delle lobby bancarie e delle case- prodotto.
    In merito alla vicenda, come sottolinei, di una maggiore evoluzione finanziaria in altri Paesi, l’ UK è sicuramente un riferimento anche in base all’ attuazione dell’ ultima direttivaThe Retail Distribution Review(RDR) che pare funzioni bene, senza contare che sui siti istituzionali, sempre in UK, come anche le Authority di controllo, è possibile cercare il proprio consulente indipendente, oppure un broker, un mediatore, ecc. Tutto questo alla luce del sole.

    Comunque se in Italia il sistema bancario e finanziario è governato dalle lobby esiste anche un’ altra tematica ma internazionale che è assai spinosa: le ” Banking Shadow” tema del quale si è parlato a lungo ieri a Roma in un seminario, deve c’ è stao chi non ha esitato a criticare gli organismi di viglanza, ma questo è un altro tema che andrebbe preso e approfondito in un altro modo.
    Buon lavoro e grazie del tuo contributo. BOB

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