Freni alla consulenza finanziaria indipendente in Italia

Freni alla consulenza finanziaria indipendente sono l’argomento trattato nell’ultimo numero di Plus 24.

Vengono sintetizzati tutti gli ostacoli posti in essere per impedire lo sviluppo della consulenza finanziaria indipendente in Italia negli ultimi dieci anni.

Gianfranco Ursino, nell’inserto del Sole 24 Ore di sabato 29 Luglio, parla di “un susseguirsi di puntuali azioni di contrasto che hanno tarpato le ali alla consulenza finanziaria” e, aggiungiamo noi, all’Albo dei consulenti finanziari indipendenti.

Freni alla consulenza finanziaria indipendente

Freni alla consulenza finanziaria indipendente

Esattamente dieci anni fa iniziava il mio percorso di consulente finanziario indipendente, dopo 17 anni di esperienza bancaria. Sembrava che nel giro di pochi mesi dovesse nascere l’Albo di Categoria, ma a tutt’oggi l’Albo non è nato!  Anzi il sistema banche, attraverso un’attività di lobbying  nei confronti delle Autorità, ha deciso in più passaggi di intorbidire le acque.

Il risultato sarà la nascita di un “calderone” unico in cui verranno ricomprese figure professionali tra loro molto diverse.

Dapprima la lobby bancaria è riuscita nell’intento di modificare la denominazione di promotore finanziario in “consulente finanziario abilitato all’offerta fuori sede“. Poi ha pure preteso di far modificare la denominazione di consulente finanziario indipendente in “consulente autonomo”, definizione che non ha nè capo, nè coda.

Come per incanto tutti sono diventati consulenti, anche chi fa un’attività di pura vendita e collocamento di prodotti.

Questo genera confusione e disorientamento ai risparmiatori, che non riescono più a capire la differenza tra due figure assai diverse.

In un secondo momento si è stabilito di far convivere in un unico “condominio” (l’Albo unico dei consulenti finanziari) gli ex promotori finanziari e chi fa una consulenza pura. E’ risaputo infatti che i consulenti finanziari indipendenti non vendono,  nè collocano prodotti.

Non è ancora finita, come dice Ursino, “l’ultima barricata è stata innalzata dopo che il Governo nel recepimento della Mifid aveva consentito (con l’art. 30-bis) ai consulenti finanziari indipendenti (autonomi) di lavorare anche in un luogo diverso dal proprio domicilio, livellando il campo di gioco con gli ex promotori finanziari”. A questo punto il presidente dell’OCF, con un’osservazione assurda e pretestuosa, sempre attraverso pressioni ai Parlamentari, ha chiesto lo stralcio dell’Art. 30-bis, in quanto l’attività fuori dall’ufficio dei consulenti finanziari indipendenti ostacolerebbe l’attività di vigilanza sul loro operato. Ora la parola passa al Governo che dovrà decidere al riguardo.

Come potete immaginare la cosa ha del grottesco!!! Come può un professionista svolgere la propria attività stando “recluso” nel proprio ufficio?

Tutto questo perchè il consulente finanziario indipendente lavora esclusivamente nell’interesse dei risparmiatori. E’ pagato unicamente da loro. Certamente non consiglia i prodotti costosi sui cui le banche guadagnano fior di commissioni!!!

E’ evidente che un professionista che sta dalla parte dei clienti dà fastidio ad un sistema vecchio ed in crisi come quello bancario.  In questi anni le banche ne hanno combinate di ogni, dalla Banca Popolare dell’Etruria, alla Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca, dalla Carige alla Cassa di Risparmio di Ferrara, per concludere con il Monte dei Paschi di Siena.

Noi di Consulenza Vincente riteniamo fondamentale che i risparmiatori siano informati, per poter scegliere con consapevolezza a chi affidare i propri risparmi…

Fabrizio Taccuso

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