Minusvalenze in scadenza, ecco come recuperarle

Minusvalenze sono le perdite realizzate a seguito di un investimento di tipo finanziario. Si verificano quando il controvalore derivante dalla vendita di uno strumento finanziario è inferiore rispetto al relativo acquisto.

Le minusvalenze si verificano solo al momento della chiusura di operazioni. Non si tratta quindi di perdite potenziali su strumenti ancora detenuti nel dossier titoli. La gestione efficiente della fiscalità titoli può portare notevole valore aggiunto agli investitori, specialmente in fasi caratterizzate da tassi zero come quella attuale. E’ un aspetto al quale i consulenti finanziari indipendenti danno notevole rilevanza. Cerchiamo di capire i motivi.

Quando si vende uno strumento finanziario detenuto in Portafoglio si possono verificare due casi:

  • si realizza un guadagno (plusvalenza);
  • si realizza una perdita (minusvalenza)

Il Fisco italiano stabilisce che le plusvalenze sono tassate ( dal 1° luglio 2014) con l’aliquota del 26%, mentre le minusvalenze originano un credito fiscale. Tale credito andrà sottratto da future plusvalenze. In pratica ciò significa che la perdita può essere recuperata nell’anno in cui si verifica e nei quattro anni successivi. Dunque entro il 31 Dicembre 2017 andranno recuperate le minusvalenze originatesi nel 2013.

Come si può ricostruire la propria posizione fiscale?

La banca che amministra gli investimenti del cliente produce un documento detto “posizione fiscale”. Si tratta di un elenco, in ordine di valuta di regolamento, di tutte le operazioni in strumenti finanziari riconducibili a uno stesso soggetto fiscale. Questo elenco ricomprende sia le operazioni che hanno generato una plusvalenza che quelle che hanno creato una minusvalenza. La banca stessa funge da sostituto d’imposta, applicando l’imposta sulle plusvalenze e tenendo in memoria le minusvalenze. Le plusvalenze realizzate successivamente andranno a compensare le minusvalenze.

Minusvalenze, come compensarle

Minusvalenze, come compensarle

Tutti i prodotti finanziari permettono di recuperare le minusvalenze?

Come si può notare dalla tabella sopra, purtroppo no! Il fisco italiano fa una distinzione tra prodotti finanziari che producono “redditi di capitale” e quelli che producono “redditi diversi“.

Questa differenza non è solo nozionistica, ma incide direttamente sul tema fiscale, dal momento che le minusvalenze possono essere prodotte attraverso tutti gli strumenti finanziari. Al contrario, possono essere compensate solo con gli strumenti che producono “redditi diversi”.

Generano “redditi di capitale” e quindi non possono compensare minusvalenze:

  • gli ETF;
  • i fondi comuni di investimento;
  • le cedole delle obbligazioni;
  • i dividendi delle azioni.

Generano “redditi diversi” e  quindi permettono di recuperare minusvalenze:

  • le azioni;
  • le obbligazioni;
  • gli Etc;
  • i Certificates;
  • i Derivati (opzioni e futures)

Facciamo un esempio pratico per meglio comprendere il tutto. Ho comprato 1000 azioni del titolo A a 10 euro, investendo complessivamente 10.000 Euro. Ho rivenduto tale titolo ad inizi0 2017 a 9 euro (controvalore 9.000 Euro), subendo una perdita (minusvalenza) di 1.000 euro. Pochi giorni fa ho venduto:

  • Il Fondo comune XY Azioni America con guadagno di 2.000 Euro;
  • l’ETC Physical Gold con guadagno di 1.600 Euro

Che cosa si verificherà dal punto di vista fiscale?

Il guadagno sul fondo comune costituisce un reddito di capitale, pertanto pagherò comunque il 26% su 2.000 Euro di capital gain, pari ad una tassazione di 520 Euro. Viceversa il capital gain prodotto sull’Etc Physical costituisce un reddito diverso. Quindi compenserò la minusvalenza pregressa e pagherò le tasse solo su 600 Euro (1.600 – 1.000),

Da ciò si evince che è fondamentale avere Portafogli ben diversificati anche dal punto di vista della tipologia degli strumenti che li compongono. Infatti se ho solo strumenti di risparmio gestito, come i fondi comuni e gli ETF, non riuscirò mai a compensare le minusvalenze pregresse e pagherò l’imposta tutte le volte che guadagno.

Cosa fare se hai minusvalenze in scadenza a fine anno?

Per evitare di perdere il credito fiscale derivante dalle operazioni chiuse in perdita nel 2013, è fondamentale generare entro fine anno guadagni (capital gain) almeno dello stesso importo.

Ci sono due possibilità:

  • Vendere titoli in Portafoglio attualmente in guadagno;
  • Acquistare strumenti creati ad hoc

Il primo caso è piuttosto chiaro. Se ho 1.000 Euro di Minusvalenze che scadono al 31/12 e ho in Portafoglio le azioni Ferrari che guadagnano  2.000 Euro, entro Natale, vendo un numero di azioni Ferrari tali da compensare interamente la perdita.

Relativamente al secondo caso, in questi giorni sono stati emessi alcuni Certificates, nati proprio con lo scopo di fare recuperare le minusvalenze pregresse. Dei Certificates abbiamo già parlato in un post che vi consigliamo di rileggere. Dal punto di vista fiscale sono lo strumento più efficiente che esiste. Infatti sono gli unici strumenti che generano sempre e solo redditi diversi, sia che si tratti di guadagni in conto capitale, sia che i proventi derivino dallo stacco di cedole (coupon).

Negli ultimi anni anche in Italia i Certificates hanno avuto uno sviluppo esponenziale. Al fine di consentire una maggiore facilità di compensazione delle minusvalenze, da qualche anno gli emittenti hanno quotato su Borsa Italiana o sul Cert-X, Certificates, per lo più di tipo Phoenix, che prevedono il pagamento condizionato di cedole di importo superiori al 10%. Si tratta evidentemente di Certificates che riassumono nella prima cedola gran parte del rendimento potenziale che si può ottenere lungo tutta la durata.

Sul mercato italiano si contano al momento:

  • 5 Certificates con maxi cedola superiore al 10% e successive cedole mensili, accompagnate dall’opzione autocallable;
  • 4 Certificates con maxi cedola sempre a doppia cifra e successive rilevazioni trimestrali.

Se sei interessato ad approfondire l’argomento e vuoi maggiore informazioni, ti invito a contattarci.

Un’imposta lecitamente non pagata rappresenta un’imposta risparmiata…

Fabrizio Taccuso

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