Troppa confusione sul tema consulenza!

Il termine consulenza è sicuramente abusato e molto spesso equivocato in campo finanziario.

Proprio per questo pubblico con molto piacere una opportuna precisazione di Cesare Armellini, Presidente di Nafop, l’Associazione dei consulenti finanziari indipendenti.

“Molti operatori del settore ritengono di conoscere la consulenza finanziaria indipendente e sono convinti già di prestare questo servizio. Occorre, invece, distinguere tra le diverse figure professionali, ognuna con la sua dignità e specificità, le quali svolgono attività differenti sul mercato. Per chiarezza e trasparenza nei confronti degli investitori riteniamo utile far comprendere le peculiarità del servizio di consulenza in materia di investimenti.

Consulenza finanziaria

Consulenza finanziaria

Dal punto di vista pratico, la prima attività messa in atto dal consulente indipendente è l’analisi di tutte le condizioni. 

Ci riferiamo alle commissioni di negoziazione, ai tassi applicati, le varie voci di spesa ecc. Normalmente riusciamo a  ridurre tutti i costi a carico dell’investitore. Ma se ciò non fosse possibile, è necessario indicare uno o più intermediari alternativi che offrono condizioni migliori e maggiore trasparenza.

Come può una figura professionale legata ad una banca o ad una rete di vendita, svolgere questo essenziale servizio?

Il secondo step è relativo agli impegni finanziari dell’investitore. Infatti, nella stragrande maggioranza dei casi, otteniamo notevoli riduzioni degli spread applicati su mutui e finanziamenti.

Di conseguenza anche una  riduzione degli importi delle rate da versare. Questo lo otteniamo rimanendo con lo stesso istituto di credito del cliente.

Il promotore finanziario, la banca o il mediatore rinegozierebbero un mutuo che hanno loro stessi fatto sottoscrivere e per il quale hanno ricevuto una provvigione commisurata al beneficio generato per la banca?

La terza attività è relativa all’analisi del patrimonio finanziario. Analizziamo i singoli prodotti che lo compongono, e mettiamo in evidenza tutta la struttura dei costi/rischi diretti ed indiretti, espliciti ed impliciti. Quantifichiamo i costi relativi a:

  • commissioni di negoziazione degli strumenti finanziari;
  • turnover (“rigiro”) del portafoglio, ovvero quante volte i titoli all’interno del prodotto vengono venduti e riacquistati nel corso di un anno;
  • commissioni di performance, con evidenziazione del metodo di calcolo;
  • best execution (differenziali tra denaro e lettera);
  • commissioni della banca depositaria;
  • commissioni di gestione (comprensive della provvigione del promotore)

Effettuiamo anche altre analisi relative all’utilizzo di benchmark corretti (che devono comprendere i dividendi) e alla valutazione dei rating assegnati ai prodotti. Inoltre valutiamo i risultati ottenuti nel tempo.

Il promotore finanziario è messo a conoscenza dalla propria mandante (banca o rete di vendita) del totale dei prelievi che gravano sui patrimoni dei suoi clienti?

Il promotore finanziario è a conoscenza del fatto che la sua provvigione è solo una quota del 10/15% lordo dei costi effettivi che gravano sul patrimonio dei suoi clienti?

Da queste prime considerazioni è chiaro come non sia possibile prestare un servizio di consulenza indipendente se si è remunerati da un terzo soggetto (banca o rete i vendita). Immaginiamo uno studio di commercialisti o avvocati che si avvalga di agenti monomandatari per vendere il proprio servizio di consulenza fiscale o legale…

Con l’avvio del nuovo Albo, promotori finanziari e dipendenti bancari la cui aspettativa di esercitare una professione consulenziale è stata spesso disattesa, potranno lasciare le strutture di vendita per  intraprendere la libera professione.

L’attuale crollo del sistema finanziario ha definitivamente spianato la strada all’affermazione di questa figura professionale. Si ritiene che nei prossimi 3/5 anni si accaparrerà la quasi totalità dei clienti con patrimoni di dimensioni rilevanti, come avvenuto nei paesi finanziariamente più evoluti”.

Fabrizio Taccuso

 

One comment for “Troppa confusione sul tema consulenza!

  1. limba864

    Sarà anche così, come dice il Dr. Armellini…però:
    – il risparmio dei costi che il risparmiatore avrà grazie all’intervento del CFI se lo pappa lo stesso CFI;
    – al risparmiatore, l’unica cosa che veramente gli interessa è il rendimento, correlato ai rischi tollerati e all’orizzonte temporale dell’investimento, dei propri risparmi;
    – si criticano le reti di P.F., gli sportellisti bancari e c’è del vero; ma è altrettanto vero che per i prodotti che vendono esiste un track record rispetto ad un benchmark;
    – chiedo al Dr. Armellini: può fare degli esempi concreti e reali di consigli che la sua società ha dato a qualche cliente e dei risultati ottenuti rispetto ad un benchmark, in un determinato orizzonte temporale?
    Limba864

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