Aumento tassazione capital gain, come gestire al meglio la fiscalità

Capital gain è il termine tecnico che indica la plusvalenza realizzata dalla compravendita di uno strumento finanziario.

Quindi il capital gain, in pratica, è il guadagno in conto capitale, cioè la differenza tra prezzo di vendita e prezzo di acquisto. Rappresenta il guadagno conseguito e costituisce la base per la tassazione. La materia viene disciplinata dagli artt. 67 e 68 del Tuir.

L’efficiente gestione dei capital gain rappresenta un notevole valore aggiunto derivante dall’attività del Consulente Finanziario Indipendente. Con i tassi a zero la gestione efficiente della fiscalità titoli consente di ottimizzare il Portafoglio e ottenere rendimenti superiori.

Analizzando i portafogli dei clienti gestiti da banche e promotori finanziari, mi accorgo spesso che quest’aspetto è del tutto trascurato. La conseguenza è che, anziché compensare le perdite con i guadagni, paghi imposte sui guadagni, ma non recuperi quasi mai le perdite. Ciò accade perché banche e reti di promozione finanziaria collocano soprattutto fondi comuni di investimento. In questo caso la fiscalità italiana è penalizzante. Infatti mentre tutte le volte che perdi realizzi una minusvalenza, quando vendi un fondo in guadagno la plusvalenza viene considerata reddito di capitale e non va a compensare le minusvalenze.

In pratica tutte le volte che guadagni paghi il 26% di tasse.

Inoltre la finanza comportamentale ci insegna che le persone tendono a procrastinare nel tempo il dolore derivante dalla chiusura di posizioni in perdita. Questo comporta che si vendono i titoli migliori del portafoglio che sono in guadagno e si tengono quelli scarsi che sono in perdita.

La corretta gestione della fiscalità è diventata ancora più rilevante con l’aumento tassazione dei capital gain dal 20% al 26%.

Ciò accadrà a partire da martedì 1° luglio. La circolare 19/E dell’Agenzia delle Entrate ha stabilito proprio in extremis le caratteristiche. Saranno interessate dall’aumento della tassazione le plusvalenza realizzate dopo il 1 luglio, a prescindere dalla valuta di accredito.

Nel caso di capital gain realizzati prima di tale data, qualora il corrispettivo venga riscosso nel mese di luglio 2014, troverà applicazione la vecchia aliquota del 20%. Ciò che rileva ai fini dell’individuazione dell’aliquota d’imposta è il momento il cui la cessione del titolo viene perfezionata da un punto di vista civilistico. In pratica non si guarda la valuta di accredito del titolo ceduto, bensì la data di vendita.

Nella tabella abbiamo voluto riassumere le variazioni di aliquota a seconda dei vari strumenti.

Aumento Tassazione Capital Gain

Aumento tassazione capital gain

La variazione di aliquota non avrà effetto sui titoli pubblici italiani, su quelli emessi da Stati esteri white list e da organismi sovranazionali (es. BEI e BIRS) equiparati ai titoli pubblici. Questi titoli mantengono la stessa aliquota sia sui redditi diversi che su quelli di capitale.

Va inoltre evidenziato che il risparmiatore può esercitare l’opzione dell’affrancamento. Consiste nella possibilità di pagare le imposte sulle plusvalenze maturate sino ad una certa data con la vecchia aliquota. In pratica l’affrancamento permette di dividere in due l’utile conseguito, suddividendolo in base alla maturazione. In tale modo la quota parte delle plusvalenze maturate dalla data di acquisto al 30 giugno pagherà l’imposta al 20%, mentre l’utile maturato dopo sarà tassato al 26%.

L’inasprimento fiscale al 26% porterà ad una maggiore attenzione da parte dei clienti all’aspetto fiscale, specialmente nel caso di grandi patrimoni. Consulenza Vincente consiglia soluzioni di investimento adatte a ridurre l’impatto derivante dall’aumento la tassazione dei capital gain.

Al riguardo ti invitiamo a contattarci per approfondire l’argomento e per valutare la soluzione migliore. Un’imposta lecitamente non pagata rappresenta un’imposta risparmiata…

Fabrizio Taccuso

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