Fondi obbligazionari: i costi annullano i rendimenti.

I fondi obbligazionari sono panieri diversificati composti da titoli emessi da Stati o aziende private (in inglese, bond). Presentano, normalmente, un grado di rischio inferiore rispetto a quello delle azioni.

Si possono differenziare per:

  • tipologia di emittente (investono in titoli governativi o corporate);
  • area geografica (a seconda che siano emessi da Paesi o aziende europee, Stati Uniti, o Paesi Emergenti);
  • scadenza dei titoli (possono investire in titoli con durata inferiore ai due anni, ma hanno anche scadenze di decine di anni);
  • rating (investono in società o stati con merito di credito alto, ma anche in titoli più redditizi ma più rischiosi, le cosiddette obbligazioni ad alto rendimento o high yield);
  • valuta (a seconda della valuta in cui vengono espressi che può essere l’euro, ma anche il dollaro, la sterlina oppure le valute dei Paesi Emergenti).
Fondi obbligazionari

Fondi obbligazionari

Il vantaggio principale di investire in fondi obbligazionari consiste nella diversificazione.

In pratica c’è un minor rischio rispetto all’investimento diretto in singoli titoli obbligazionari. Tutti ricordiamo infatti le vicende legate alle obbligazioni andate in default dell’Argentina piuttosto che di Parmalat o di alcune banche italiane.

In questa fase di mercato è conveniente l’acquisto di fondi obbligazionari?

A tale domanda ha risposto proprio nei giorni scorsi il sito di analisi indipendente Morningstar. Lo studio condotto su 25 categorie del reddito fisso a livello globale nel periodo 2002-2017, arriva a conclusioni amare:

“in tutti i casi, il ritorno “mediano” al netto delle commissioni è negativo”. 

I dati generali nascondono però grandi differenze tra le categorie. I ricercatori di Morningstar hanno individuato tre grandi raggruppamenti in base al grado di variabilità dei rendimenti.

Il primo comprende i comparti governativi e diversificati in euro o dollari. L’impatto dei costi è maggiore di quello delle capacità del gestore, per cui soluzioni low cost come i fondi passivi o gli Etf possono rivelarsi scelte vincenti. “In quattro casi (diversificati e governativi in euro, governativi in sterline e diversificati in dollari), il tipico gestore attivo ha costantemente fatto peggio dell’indice di categoria. Ciò anche escludendo il fattore commissionale”. Negli altri cinque casi, tra cui gli Euro corporate bond e i governativi in dollari, la sovraperformance lorda è stata di pochi punti base (da 5 a 17).

Considerando che le commissioni mediane sono più alte (da 42 a 85 pb), la maggior parte dei comparti è destinata comunque a fallire rispetto al benchmark.

Il secondo raggruppamento che comprende tra gli altri gli obbligazionari corporate in dollari e sterline. C’è una maggior dispersione delle performance tra il migliore e il peggiore fondo. Pertanto il gestore attivo ha più probabilità di aggiungere valore, a patto che i costi siano ragionevoli. “In questo caso, però, bisogna tenere in considerazione un ulteriore fattore: la consistenza nel tempo delle performance”, dicono i ricercatori di Morningstar. “Anche i migliori fondi in un dato triennio, possono peggiorare in quello successivo. Inoltre, liquidazioni e fusioni riducono le probabilità di trovare fondi di qualità”.

Infine il terzo raggruppamento: è caratterizzato da una ampia dispersione dei rendimenti (anche superiore al 5% rispetto all’indice di categoria). I costi di transazione sono elevati perché i mercati sono poco liquidi.  Sia i prodotti attivi sia quelli passivi faticano a generare performance superiori in modo costante nel tempo. “Tra gli obbligazionari globali high yield i gestori attivi hanno molto spazio per fare meglio degli strumenti indicizzati, nonostante le più alte commissioni”, si legge nello studio. “Fra i fondi specializzati sul debito emergente, invece, gli active hanno poche probabilità di battere i passive, anche quando costano molto poco”.

In conclusione i costi rimangono il principale fattore in grado di predire le capacità di rendimento future dei fondi, compresi quelli obbligazionari.

Per prendere decisioni consapevoli, gli investitori devono avere tutte le informazioni necessarie a comparare le gamme attive con quelle passive. In alcuni segmenti del reddito fisso, tipicamente i governativi, è possibile attendersi rendimenti che non si discostano dall’indice di riferimento. In altri più volatili, scegliere è più difficile perché non è detto che buone performance si ripetano negli anni. E non è sempre facile comprendere le competenze del gestore. Il dato che, invece, è disponibile in tutti i documenti informativi è il profilo commissionale. Su tale aspetto sarebbe bene non chiudere mai un occhio.

Quindi quando la tua banca o il tuo promotore ti propongono un fondo obbligazionario lascia perdere e declina cortesemente la proposta. Negli ultimi anni sono stati venduti una quantità industriale di fondi a cedolafondi a scadenza che non stanno dando e non daranno alcun valore aggiunto!

Con i tassi attuali le possibilità di ottenere rendimenti positivi con i fondi obbligazionari sono ampiamente annullate dalle commissioni che vengono applicate. 

Consulenza Vincente ha individuato già da tempo soluzioni più efficienti per raggiungere i tuoi obiettivi finanziari, con notevoli vantaggi anche dal punto di vista fiscale. Vieni a scoprirle…

Fabrizio Taccuso

 

Lascia un commento