“L’agostone” dei private banker, i budget imperversano ancora

Private banker è il consulente personale dei clienti top delle banche, in genere chi ha un patrimonio da 500mila euro in su. La sua attività dovrebbe consistere nel tutelare e valorizzare il loro patrimonio attraverso una pianificazione finanziaria efficace e servizi esclusivi dedicati.

Uso il condizionale dovrebbe perché così viene presentata, ma sarebbe meglio dire venduta  l’attività di private banking ai clienti. Ma nella pratica accade proprio così?

L’articolo pubblicato su Plus 24 di sabato, che allego, è emblematico di ciò che invece accade ancora oggi in banca e nelle reti di consulenza. E pensare che la Mifid 2, è stata creata, in teoria, proprio per tutelare i clienti. Alcune frasi riportate sono significative:

L'agostone del private banker

L’agostone del private banker

Ragazzi visto il gap accumulato facciamo una chiamata forte: ogni banker si deve impegnare a collocare almeno 300mila euro di certificate”.

“Sono davvero soluzioni molto appetibili lato commissioning e la possibilità di collocarli su profili 3 (medio basso rischio ai sensi Mifid 2, ndr) renderà il prodotto disponibile per pochissimo tempo”.

“Insomma i budget sono lontani e bisogna recuperare”.

Collocamento, commissioni, budget sono i termini utilizzati, non si parla mai del cliente.

Ecco il servizio esclusivo e personalizzato che offre ai clienti top una delle più grandi banche italiane.

In pratica le banche considerano i clienti dei polli da spennare. Forti dell’asimmetria informativa spingono i prodotti su cui guadagnano di più. E per fortuna che si tratta di private banker che seguono i migliori clienti della banca, i più facoltosi. Figuriamoci come vengono trattati tutti gli altri, la cosiddetta clientela retail.

Siamo sempre alle solite. La direttiva Mifid2 ha come obiettivo mettere al centro il cliente e i suoi bisogni, non il prodotto. Eppure sembra che non sia cambiato nulla rispetto a quando nel 2007, in tempi non sospetti, ho deciso di dimettermi da private banker e scegliere di diventare consulente finanziario indipendente, per fare davvero gli interessi dei miei clienti.

Tra poco, precisamente il 1 Dicembre, partirà l’Albo Unico dei consulenti finanziari, un altro “calderone” che non fa altro che creare ulteriore confusione! Nella pratica si farà fatica a distinguere tra chi fa esclusivamente gli interessi di investitori e risparmiatori e cioè le SCF (società di consulenza finanziaria) ed i consulenti finanziari indipendenti (autonomi), da chi colloca (vende prodotti), ossia i promotori finanziari (consulenti abilitati all’offerta fuori sede). Sono figure eterogenee che non ha senso inserire in un albo Unico.

Un conto è lavorare a parcella, pagato esclusivamente dai propri clienti ed un conto è operare per conto di una mandante che spesso ti impone, come è sin troppo chiaro nell’articolo del Sole 24 Ore, di collocare prodotti.

Del resto le statistiche relative alla parcella occulta pagata da investitori e risparmiatori parlano da sole…

Ai nostri lettori la scelta su ciò che è meglio per loro…

Fabrizio Taccuso

 

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