Coronavirus, impatto sull’economia e consigli per i tuoi investimenti

Coronavirus è la nuova epidemia, sorta in Cina e diffusasi anche in altri Paesi, che sta creando situazioni di allerta e destando preoccupazione in tutto il mondo, Italia inclusa.

Il termine Coronavirus deriva da una famiglia già conosciuta di sette virus che include la normale influenza ma anche la Sars che nel 2003 provocò un’altra grave epidemia circoscritta alla Cina e la Mers diffusa dal 2012 nel Medio Oriente. Si chiama Coronavirus per la sua forma simile ad una corona con le spine e comporta problemi respiratori ma non tutti della stessa gravità.

Oltre a spaventare e minacciare la nostra salute, Il Coronavirus ha portato nei giorni scorsi una raffica di ribassi sulle borse mondiali. Le Borse cinesi, chiuse sino all’altro giorno per il capodanno cinese, hanno ridotto la capitalizzazione di 420 mld di dollari nel primo giorno di scambi. Shangai ha chiuso a -7,70% e Shenzen – 8,40%.

Coronavirus

Coronavirus

Il Coronavirus avrà inevitabilmente conseguenze sul piano economico.

L’impatto sarà grande, perché la Cina è molto grande ed è il motore della crescita mondiale. Un terzo della crescita globale dipende proprio dall’economia cinese, più di Stati Uniti, Giappone ed Europa messi insieme. La crescita cinese prevista per quest’anno era tra il 6 e 6,50%, ma le autorità stanno valutando già ora un taglio delle stime di crescita di circa 0,50% del Pil. Le 24 provincie e municipalità cinesi hanno rinviato la ripresa dell’attività economica al 10 Febbraio. E da sole fanno l’80% del Pil dell’intera Cina.

Esiste un rischio di paralisi dei trasporti. Le maggiori disfunzioni riguardano trasporti, cargo, dogane, anche perché il transito delle merci può provenire da un Paese, ma l’origine in genere è un’altra. Il Baltic Dry Index, l’indice dell’andamento dei costi del trasporto marittimo e dei noli che trasportano beni non energetici, è sceso a 466 punti. Ha perso oltre il 4% ed è ben distante dai 700 punti del pre crisi.

Il Brent è crollato ai minimi degli ultimi 13 mesi. Tutto ciò a seguito del calo della domanda di petrolio dalla Cina, crollata di circa 3 mln di barili al giorno, il 20% dell’intero fabbisogno cinese. Si tratta dello shock più forte della domanda di petrolio dai tempi della crisi finanziaria nel 2008/2009.

Abbiamo una combinazione di più fattori: crollo della domanda, dovuto ai consumi che rallentano, ma anche un problema logistico. E’ molto complicato far arrivare merci di qualunque tipo in Cina e trasportarle dalla Cina al resto del mondo. Tutto ciò ha un impatto complessivo enorme. In Cina si producono molte componenti del settore tecnologico, proprio nella regione in cui si trova Wuhan, la città dove ha avuto origine il Coronavirus.

Piaccia o non piaccia, l’economia è interconnessa ed i problemi della Cina hanno un impatto in tutto il mondo.

Il settore che rischia di essere travolto dall’epidemia di origine cinese, è il lusso. Oltre un terzo dei beni del settore finiscono nelle mani di compratori cinesi.  Un calo della domanda cinese colpirebbe pesantemente i colossi del settore. Uno studio di Rbc Capital, citato dal Financial Times, mostra come sia ampia l’esposizione di brand come Swatch, Richemont, Burberry, ma anche Kering, Moncler e la galassia Lvmh. Secondo una stima della stessa società, una caduta del 10% dei consumi cinesi nel primo semestre 2020 comporterebbe una diminuzione del 2% dei ricavi delle compagnie legate al lusso e a un calo del 4% dei profitti annuali.

Anche la Disney pagherebbe dazio con i suoi parchi cinesi. Walmart, la più grande catena di distribuzione al mondo, ha più di 400 punti vendita in tutta la Cina. Pochi giorni fa ha dichiarato di seguire le raccomandazioni ufficiali imposte dal governo cinese, valutando la chiusura dei punti vendita. McDonald’s ha annunciato di aver sospeso le operazioni a Wuhan e nelle città circostanti dove i mezzi pubblici sono stati chiusi. Starbucks ha dichiarato di aver chiuso tutti i negozi e sospeso i servizi di consegna nella provincia cinese di Hubei, dove si trova Wuhan.

Un primo trimestre seriamente compromesso in Cina avrebbe ripercussioni anche in Europa, soprattutto sulla filiera tedesca.

La Germania è il Paese europeo più integrato economicamente con la Cina. Problemi alla filiera tedesca significherebbero anche rallentamenti per la produzione italiana, laddove è diretta come export alla Germania. Pensiamo ad esempio a tutto l’indotto italiano legato all’automotive.

Che dire poi di tutto il settore del lusso italiano? Il Mido, la fiera dell’ottica e dell’occhialeria, ma anche il Salone del Mobile, tutto il settore della Moda rischiano di perdere le presenze cinesi. Al momento c’è un problema oggettivo di come arrivare in Europa, con le principali compagnie aeree europee che hanno tagliato, o bloccato, i voli per e dalla Cina. Solo Lufthansa ha 73 voli settimanali con la Cina.

Interscambio Italia-Cina

I nostri rapporti con la Cina sono molto stretti, con oltre 15 mld di esportazioni e oltre 32 mld di importazioni. Tra gli stati europei, l’Italia è il quarto fornitore della Cina. Per il nostro export la Cina è il nono mercato di destinazione, con 1.200 aziende che hanno investimenti in Cina, di cui 300 con stabilimenti produttivi. Rappresentano 60mila posti di lavoro ed un fatturato di 5 mld di euro.

I cinesi previsti in Italia nel 2020 erano circa 4 mln, contro 3,5 dello scorso anno. In media ogni viaggiatore spende circa 1.200 euro a testa. Il giro di affari del comparto turistico Italia-Cina è stato di 460 mln di euro, buona parte del quale nel settore del lusso.

È difficilissimo fare previsioni per il futuro

Le domande principali a cui oggi non riusciamo ancora a fornire risposte sono:

  • per quanto tempo durerà il blocco del traffico aereo?
  • Per quanto tempo circa 60 mln di cinesi rimarranno bloccati nelle loro città?
  • Sino a quando l’attività commerciale nelle principali città rimarrà bruscamente sottodimensionata?
  • Quale sarà l’effetto allarme, panico ed incertezze che comporta riflessi inevitabili dal punto di vista economico?

Il punto chiave consiste nella durata del Coronavirus.

Qualora le autorità riuscissero a debellare la diffusione del Coronavirus entro i prossimi 45-60 giorni, l’impatto sulle economie mondiali sarebbe ridotto. In pratica si tradurrebbe in un episodio una tantum che riduce drasticamente la crescita del trimestre in corso (nell’ordine del 2%-3%), per poi offrire opportunità di recupero nei mesi successivi.

Come comportarti con i tuoi investimenti?

La volatilità dei mercati di questi giorni è comprensibile, soprattutto in presenza di notizie ancora frammentarie. Se guardiamo al passato, tuttavia, rileviamo che tale volatilità ha avuto vita piuttosto breve. Le variazioni dell’indice americano S&P 500 a 6 e 12 mesi sono state in quasi tutti i casi positive.

Ciò significa che, mentre nel breve termine i mercati si muovono sulla base della speculazione e dell’onda emotiva, nel medio termine il mercato segue altre dinamiche, legate a fondamentali, tassi e crescita globale.

Quindi, se hai costruito bene il tuo portafoglio e, soprattutto se è funzionale ai tuoi obiettivi di breve, medio e lungo termine, non hai motivo di preoccuparti. Una buona pianificazione finanziaria ti salverà in ogni situazione.

Se hai una strategia chiara ed efficace, continua a seguire la rotta tracciata. I cali possono essere funzionali ad una revisione tattica dei tuoi investimenti. Ma solo nel caso di cali profondi per durata ed intensità potrebbe essere necessario rivedere anche le scelte strategiche di portafoglio.

Momenti di volatilità come questi mettono invece a nudo chi non ha una strategia o ha investimenti inefficienti.

Purtroppo troppo spesso i portafogli delle banche hanno polizze con costi assurdi e fondi scadenti. In questo caso è bene correre ai ripari.

Consulenza Vincente è a tua disposizione per il check up del portafoglio. Ray Dalio, il fondatore di Bridgewater Associates, ritiene che la strategia migliore sia quella di diversificare le aree geografiche, le asset class e le valute.

Ma prima di tutto devi scegliere strumenti efficaci e con costi contenuti. Se non sei convinto di ciò su cui hai investito, ti invito a chiamarmi.

Fabrizio Taccuso

 

 

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