Prezzo del petrolio sotto zero, che cosa sta accadendo all’oro nero?

Il Petrolio, o meglio il prezzo dei futures petroliferi statunitensi, è precipitato sotto zero per la prima volta nella storia.

Il petrolio è un componente fondamentale e cruciale dell’economia mondiale. Ha un grande impatto sulla nostra vita quotidiana ed è ampiamente seguito da economisti, imprese e trader. E’ un combustibile fossile dalla cui distillazione si ricavano:

  • benzine;
  • cherosene;
  • gasolio;
  • oli lubrificanti;
  • con successivi trattamenti, materie plastiche, gomma, fibre sintetiche, fertilizzanti.
Prezzo del Petrolio crolla sotto zero

Prezzo del Petrolio crolla sotto zero

L’evoluzione del prezzo del petrolio è importante perché:

  • quando diventa più costoso, riduce direttamente il potere d’acquisto dei consumatori e indirettamente aumenta il costo dei prodotti derivati dal petrolio o utilizzati dalle aziende per produrli.
  • quando è a basso costo, aiuta il potere d’acquisto dei consumatori e riduce i costi delle aziende.

In un orizzonte temporale di lungo termine:

  • se il prezzo del petrolio è alto renderà i prodotti più costosi. Può ostacolare la crescita economica, generare un’inflazione più elevata del previsto e causare un aumento dei tassi d’interesse.
  • I prezzi del petrolio più bassi tendono, invece a rendere i prodotti più accessibili, stimolando la crescita economica. Si riduce il rischio di inflazione e i tassi d’interesse rimangono bassi.
  • I prezzi molto bassi del petrolio possono indurre i produttori a ridurre la produzione attuale e a sospendere nuovi progetti petroliferi.

Il prezzo cambia costantemente ed è influenzato da diversi fattori:

  • l’offerta da parte dei Paesi produttori di petrolio;
  • la domanda dei consumatori e degli importatori di petrolio;
  • sovvenzioni alle compagnie petrolifere e ad altre compagnie energetiche;
  • politiche internazionali (accordi conclusi tra paesi);
  • politiche interne di un paese produttore di petrolio;
  • approvvigionamento petrolifero mondiale;
  • concorrenza con altre fonti di energia;
  • tensioni geopolitiche (che tendono a far aumentare i prezzi)

Come domanda e offerta influenzano i prezzi del petrolio.

In generale, l’aumento dell’offerta e la diminuzione della domanda portano a prezzi più bassi; mentre la diminuzione dell’offerta e l’aumento della domanda portano a prezzi più elevati.

Ciò premesso, sono due i fattori che hanno un impatto significativo sull’offerta e sulla domanda.

In primis il livello dell’approvvigionamento mondiale di petrolio. Il petrolio è una risorsa che non si trova in tutti i paesi e quindi la produzione di petrolio è concentrata. E’ prodotto in 100 Paesi, praticamente la metà del mondo. Cinque di questi paesi generano il 48 per cento della produzione mondiale di petrolio greggio. Ciò conferisce a queste nazioni e alle organizzazioni petrolifere (come l’OPEC) un maggiore potere di controllo dell’offerta e il potere di influenzare i prezzi. Possono ridurre la loro produzione petrolifera per fermare il calo dei prezzi o aiutarli ad aumentare. Possono aumentare la loro produzione di petrolio se ritengono che il prezzo sia buono (cioè abbastanza caro) per vendere e realizzarne un profitto.

Il secondo fattore dipende dalla salute dell’economia globale. La domanda di petrolio aumenta quando l’economia mondiale sta andando bene, quando i consumatori consumano di più, le aziende inviano e trasportano più merci e quindi investono di più (per creare nuova capacità produttiva). Nel mondo degli affari, i consumatori aumentano le spese di viaggio d’affari e di piacere. Al contrario, il rallentamento (o contrazione) dell’economia avrà un impatto negativo e determinerà un calo della domanda di petrolio.

Le due principali tipologie di greggio a livello internazionale sono il Brent e il WTI Crude Oil.

Il Brent è il petrolio europeo, il cui nome deriva da un giacimento nel Mare del Nord, scoperto negli anni ’70 al largo della Scozia. Oggi definisce la produzione di 19 campi petroliferi, sempre situati nel Mare del Nord. WTI Crude Oil è il petrolio americano, l’acronimo di West Texas Intermediate.  E’ considerato di alta qualità e decisamente pregiato, date le sue caratteristiche chimico-fisiche. Dalla sua raffinazione si ottiene un’alta percentuale di benzine e gasolio leggero.

Brent e WTI sono scambiati sul NYMEX (New York Mercantile Exchange) di New York e sull’Intercontinental Exchange di AtlantaSu questi due mercati sono quotati contratti per consegna immediata, chiamati anche spot, e futures con scadenza mensile. I futures sul petrolio sono contratti in cui un trader accetta di scambiare una quantità stabilita di petrolio a un prezzo stabilito in una data stabilita. Sono la forma più comune di investimento in questi mercati e le compravendite avvengono in piazze di scambio dedicate.

L’unità di scambio è costituita da lotti indivisibili di 1000 barili. Il prezzo del petrolio, sia esso Brent o WTI, viene parametrato al barile (o barrel, utilizzando il termine inglese). Il barile è un’unità di volume pari a 159 litri, o 42 galloni statunitensi.

Petrolio - Scadenza Future Maggio 2020

Petrolio – Scadenza Future Maggio 2020

Ieri al Nymex il prezzo di un barile di petrolio del Texas con consegna a maggio, dopo aver chiuso venerdì a 18,27 $ barile, è sceso addirittura a – 37,63 $.

Non sembra verosimile, ma i media Usa riportano che il centro di stoccaggio di petrolio in Oklahoma sarebbe ormai vicino alla massima capacità. Pertanto, a magazzini pieni i venditori sono disposti a pagare i compratori pur di farsi ritirare la merce, dal momento che non c’è più spazio per stoccarla. 

La discrepanza tra prezzi dei futures e prezzi del petrolio fisico in USA ha raggiunto dei valori elevatissimi proprio a causa degli elevatissimi costi di immagazzinamento. Dunque dopo i tassi negativi, derivanti da un uno eccessivo della finanza creativa, in cui chi prende a prestito denaro incassa anche gli interessi, ieri abbiamo imparato che anche le materie prime possono arrivare a prezzi negativi.

Di chi è la colpa? Della finanza e dell’industria finanziaria.

L’andamento di ieri è stato enfatizzato dalla scadenza di oggi del contratto future di maggio. Il prezzo dei futures sul petrolio converge con il prezzo effettivo dei barili di petrolio all’avvicinarsi della data di consegna dei contratti. La scadenza del contratto elimina gli speculatori che sono impossibilitati a ricevere la consegna fisica del greggio. Ne consegue che tutti hanno dovuto rinnovare (in gergo tecnico si dice rollare) la posizione o chiuderla. I fondi negoziati in borsa, che controllano un gran numero di contratti futures, sono tra quelli che devono vendere alla scadenza. E la vendita forzata aggiunge una pressione al ribasso ai prezzi.

Quindi quanto più prevalgono le posizioni finanziarie, tanto più assistiamo ad una “distorsione del prezzo.”

Il crollo di ieri sera è quindi figlio della finanza speculativa, quella che tramite gli ETC consente a chiunque, anche a chi non conosce il funzionamento dell’Etc, o del relativo sottostante, di esporsi su questo mercato. Un conto è parlare di eccesso di offerta, di problemi di stoccaggio, della necessità di vendere a sconto se non a prezzi simbolici il petrolio pur di liberare capacità di stoccaggio, un altro é essere costretti a vendere il petrolio a prezzi che non hanno senso, perché la finanza é diventata prevalente nel mondo reale. Il grafico sopra esposto mostra l’aumento settimanale dei flussi in entrata su uno degli ETC piu’ diffusi. Nelle ultime settimane, complice il ribasso del prezzo del petrolio, tutti sono corsi a “scommettere” su questa asset class aumentando enormemente il numero di contratti futures da rollare.

Oggi il basso prezzo storico riflette l’incertezza su ciò che gli acquirenti possono fare con un barile di greggio nel breve termine. Raffinerie, strutture di stoccaggio, condutture e persino navi cisterna oceaniche si sono riempite rapidamente, da quando miliardi di persone in tutto il mondo sono in lockdown per rallentare la diffusione del Coronavirus. I prezzi rimangono, tuttavia, in territorio positivo per i barili con consegna a giugno. Il relativo contratto futures ha perso il 18% ed ha chiuso a $ 20,43. Mentre il contratto con consegna a novembre ha chiuso a circa $ 31,66.

Il crollo attuale dei prezzi del petrolio dovuto agli alti costi di stoccaggio, combinato con le aspettative di ripresa dell’attività economica entro l’autunno, ha portato a una condizione di mercato chiamata contango.

In pratica, i prezzi di una merce sono più alti sulle scadenze future di quanto non siano nel presente. In parte ciò è dovuto all’ottimismo degli investitori, dal momento che l’economia globale dovrebbe ripartire. Un  ritorno della domanda di greggio dovrebbe essere sufficiente ad assorbire l’eccesso che si è creato in seguito alla pandemia. Non dimentichiamo che attualmente circa quattro miliardi di persone, più di metà della popolazione mondiale, devono sottostare a qualche forma di limitazione degli spostamenti.

Le scorte di greggio sono salite di 15 milioni di barili, a 518.6 milioni. E’ il peggior dato degli ultimi 3 anni. Nel frattempo, continua il processo di storage del petrolio nei tankers in mezzo al mare. Al momento essi detengono 34 milioni di barili ma sono gia’ pronti per essere caricati sulle navi ulteriori 45 milioni di barili. La capacita’ massima di tali tankers
e’ di 190 milioni di barili al momento.

E mentre completiamo questo articolo, anche nella giornata di oggi il petrolio è stato sotto pressione, in un mercato invaso dall’offerta. Il Brent è sceso al di sotto dei $ 19 al barile per la prima volta dal febbraio 2002. , mentre il WTI Crude Oil è calato del 43% a $ 11,57 al barile.

Sino a quando non si tornerà alla normalità, il prezzo del petrolio è destinato a rimanere sotto pressione, ma in un’ottica di medio e lungo termine potrebbe rappresentare un’ottima opportunità d’investimento. Nel prossimo articolo vedremo quali sono gli strumenti migliori, stay tuned…

Fabrizio Taccuso

 

 

 

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