3 mosse per investire al meglio dopo Brexit

da | Lug 4, 2016 | Attualità e Mercati | 0 commenti

Brexit è la parola coniata per l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea. Deriva dall’unione di due parole inglesi: “Britain” (Regno Unito) ed “exit” (uscita).

Non è difficile ipotizzare conseguenze negative in seguito a questa scelta sciagurata da parte dei Britannici. Conseguenze in termini di disoccupazione, calo dei prezzi delle case che potrebbero portare anche ad una crisi economica in Inghilterra.

Brexit 3 mosse per investire al meglio

Brexit

Ovviamente il voto in Gran Bretagna potrebbe avere ripercussioni sui mercati finanziari.

Più volte, in passato, abbiamo messo  in guardia i risparmiatori di fronte a possibili scenari avversi che avrebbero potuto avverarsi  da un anno a questa parte. Tra questi avevamo proposto una strategia di gestione dei risparmi che avevamo definito Long/Short 

Lo scopo era quello di ottenere un rendimento positivo, sia pure non elevato, a prescindere dall’andamento dei mercati. Questa strategia si può applicare indifferentemente dalla modalità di investimento prescelta: prodotti di risparmio collettivo, singoli titoli (es. azioni e obbligazioni), o derivati (es. opzioni o certificati).

Oggi ci soffermeremo solo sulla prima (Fondi comuni – Sicav – Etf), in quanto sono gli strumenti più diffusi tra gli investitori e quindi il tutto dovrebbe risultare più semplice nell’applicazione.

Da allora, da un punto di vista macroeconomico, purtroppo, non è cambiato un granché. I rischi di una recessione mondiale dell’economia rimangono tutti, anzi ora si sono aggravati a causa della Brexit.  La premessa rispetto alle aspettative di rendimento dei nostri investimenti,  rimane la stessa di allora e cioè:

  • gli indici dei mercati azionari permangono alti in rapporto alle aspettative di utili societari;
  • i tassi di rendimento delle obbligazioni sono sempre più bassi o addirittura sotto zero;
  • gli investimenti immobiliari, per tutta una serie di motivi, sono ancora poco attraenti.

In una fase come questa, che definire anomala sarebbe un eufemismo, le tre principali asset class che da sempre caratterizzano gli investimenti degli italiani, non sono tuttora adatte a tutelare il risparmio delle famiglie.

Pertanto, salvo improbabili e drastici cambiamenti di scenario, la maggior parte degli strumenti tradizionali  (fondi azionari, bilanciati, flessibili e obbligazionari) potrebbero generare nuove perdite.

Tutto ciò premesso, vediamo cosa si dovrebbe fare per evitare nuovi rischi.

Come investire dopo Brexit

  1. Concentrare la scelta dei Fondi Comuni di Investimento principalmente su una categoria di prodotti chiamata “Alternative“, vale a dire tutti quegli strumenti che non sono direttivi. Non mirano cioè a replicare l’andamento di un mercato azionario o obbligazionario. Si impegnano ad ottenere un rendimento comunque positivo, indipendentemente dall’andamento delle borse e dei tassi.
  2. Ribilanciare (chi li avesse già) i fondi passivi (ETF) in modo tale che la cifra ad essi destinata sia solo per metà investita nel modo classico (attività lunghe). In pratica si selezionano strumenti storicamente difensivi, come potrebbero essere ad es. quelli del comparto della salute (Health Care), dei beni di consumo (Consumer Staples), alimentare (food & Beverage) e così via.
  3. Mantenere liquidità per cogliere opportunità che si dovessero creare in caso di ulteriori rovesci dei mercati.

L’altra metà andrà investita in prodotti in grado di replicare gli indici borsistici sottostanti, ma di tipo Short e cioè che guadagnano in caso di ribasso delle borse e perdono in caso di rialzo. Ne sono un esempio gli Etf Short sul Ftse Mib, sull’Eurostox50, sullo S&P500 ecc.

Così facendo, in caso di nuove burrasche, gli strumenti difensivi (Long) tenderanno normalmente a reggere molto meglio le perdite rispetto al ritracciamento degli indici di Borsa. Questi ultimi però, essendo stati replicati con Etf di tipo Short, dovrebbero performare sensibilmente meglio rispetto alle moderate perdite patite dai prodotti difensivi. Naturalmente nelle fasi di rimbalzo avviene l’esatto contrario e pertanto bisognerà tenerne conto.

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