Le Banche Centrali e la nuova normalità dei mercati finanziari

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Banche Centrali e la nuova normalità finanziaria

Le Banche Centrali assumono un ruolo sempre più importante nell’andamento dei mercati finanziari. Attraverso la riduzione dei tassi d’interesse, la creazione di liquidità e l’acquisto di obbligazioni, cercano di sostenere l’economia e limitare gli effetti della crisi provocata dalla pandemia.

Questi interventi contribuiscono a creare una situazione apparentemente contraddittoria: mentre l’economia reale attraversa una recessione profonda, alcune Borse recuperano rapidamente gran parte delle perdite accumulate nei mesi precedenti.

Nasce così quella che possiamo definire una nuova normalità finanziaria. I prezzi degli asset non dipendono soltanto dai dati economici correnti, ma anche dalle aspettative sulle politiche monetarie, dalla liquidità disponibile e dalla fiducia degli investitori nella capacità delle autorità di intervenire durante le crisi.

Comprendere questa dinamica è importante. Ma per investire non basta cercare di prevedere la prossima decisione della Federal Reserve o della BCE. Servono una corretta asset allocation, un’adeguata diversificazione del portafoglio e una pianificazione finanziaria coerente con obiettivi, rischio sostenibile e orizzonte temporale.

Le Banche Centrali sostengono economia e mercati finanziari

Le Banche Centrali dispongono di strumenti molto potenti. Possono modificare i tassi d’interesse ufficiali, concedere liquidità al sistema bancario e acquistare titoli di Stato o altre attività finanziarie.

Durante la crisi provocata dal Covid-19, questi interventi raggiungono dimensioni senza precedenti. L’obiettivo principale consiste nel preservare il funzionamento del sistema finanziario, contenere il costo del credito e impedire che la crisi sanitaria si trasformi in una crisi finanziaria ancora più grave.

Nel marzo 2020 la Federal Reserve riduce rapidamente i tassi e annuncia nuovi acquisti di titoli. La Banca Centrale Europea introduce il Pandemic Emergency Purchase Programme, un programma straordinario di acquisto di obbligazioni destinato a contrastare gli effetti economici e finanziari della pandemia. Le caratteristiche dell’intervento sono illustrate nel comunicato ufficiale della BCE.

Le Banche Centrali non possono eliminare la recessione né sostituirsi completamente alla politica fiscale. Possono però ridurre le tensioni finanziarie, migliorare l’accesso al credito e creare condizioni monetarie più favorevoli.

Questa rete di protezione influenza anche il comportamento degli investitori. Quando il mercato ritiene probabile un intervento delle autorità monetarie, aumenta la propensione ad acquistare attività rischiose. Ma la presenza delle Banche Centrali non elimina il rischio e non garantisce che i prezzi continuino a salire.

Mercati finanziari ed economia reale sembrano prendere strade diverse

Nell’estate del 2020 emerge una profonda distanza tra l’andamento dell’economia reale e quello di alcuni mercati finanziari.

La pandemia provoca una recessione globale, un aumento della disoccupazione e una forte contrazione della produzione. Nonostante questo scenario, alcune Borse recuperano rapidamente e il mercato azionario statunitense torna vicino ai livelli precedenti alla crisi.

Tra la fine di luglio e i primi giorni di agosto osserviamo contemporaneamente:

  • una delle migliori chiusure mensili dell’indice S&P 500;
  • una contrazione eccezionale del Prodotto interno lordo;
  • nuovi massimi per l’oro;
  • rendimenti particolarmente bassi sui titoli di Stato statunitensi;
  • uno dei mesi migliori per l’argento dal 1979;
  • una marcata debolezza del dollaro.

Questi dati non significano necessariamente che i mercati ignorino l’economia. La spiegazione è più articolata.

Il mercato azionario non fotografa soltanto la situazione presente. Cerca di attribuire oggi un prezzo agli utili e ai flussi di cassa che le aziende potrebbero generare in futuro. Un dato economico molto negativo può quindi essere già incorporato nelle quotazioni, mentre i prezzi iniziano a riflettere le aspettative di una successiva ripresa.

Nell’estate del 2020 gli investitori guardano oltre la recessione in corso. Valutano gli stimoli monetari e fiscali, la progressiva riapertura delle attività economiche e la possibilità che venga sviluppato un vaccino contro il Covid-19.

Il mercato può naturalmente sbagliare queste valutazioni. Le quotazioni non rappresentano una previsione infallibile, ma il risultato delle aspettative aggregate degli operatori.

Perché le Borse salgono durante una grave recessione

Il recupero dei mercati è sostenuto da diversi fattori.

Il primo è l’enorme quantità di liquidità immessa dalle Banche Centrali. Quando i rendimenti delle obbligazioni diminuiscono, molti investitori cercano alternative capaci di offrire un rendimento potenziale più elevato.

Il secondo fattore è rappresentato dalle politiche fiscali. Governi e istituzioni introducono misure a sostegno di famiglie e imprese per contenere gli effetti della recessione.

Il terzo riguarda la composizione degli indici. L’indice S&P 500 non rappresenta in modo perfetto l’intera economia americana. Le società più grandi hanno un peso elevato e alcune aziende tecnologiche beneficiano dell’accelerazione della digitalizzazione.

Le grandi società tecnologiche statunitensi, spesso indicate allora con l’acronimo FAANG — Facebook, Amazon, Apple, Netflix e Google, oggi Alphabet — registrano risultati migliori rispetto a molti settori tradizionali.

Non è corretto affermare che non siano state toccate dal lockdown. Alcune attività subiscono comunque conseguenze negative. Tuttavia, lavoro a distanza, commercio elettronico, servizi digitali, streaming e cloud computing sostengono la domanda dei loro prodotti e servizi.

La crescita delle società tecnologiche, unita alla loro elevata capitalizzazione, contribuisce quindi a spiegare perché gli indici possano salire mentre molte aziende più piccole e numerosi settori dell’economia continuano a soffrire.

Questa concentrazione rappresenta anche un rischio. Un indice composto da centinaia di titoli può dipendere in misura rilevante dall’andamento di poche grandi società.

Tassi d’interesse bassi e ricerca del rendimento

Le Banche Centrali dichiarano di voler mantenere condizioni monetarie favorevoli per un periodo prolungato. I rendimenti dei titoli governativi diminuiscono e, in alcuni casi, diventano negativi anche su scadenze relativamente lunghe.

Banche Centrali - Rendimento titoli governativi
Banche Centrali – Rendimento titoli governativi

Per chi investe, le conseguenze sono importanti. La liquidità e le obbligazioni di qualità offrono rendimenti molto contenuti. Per cercare una maggiore remunerazione, molti operatori aumentano la durata delle obbligazioni, acquistano titoli emessi da debitori meno solidi oppure incrementano l’esposizione al mercato azionario.

Questa ricerca del rendimento può contribuire all’aumento dei prezzi degli asset. Può però anche spingere gli investitori ad assumere rischi che non comprendono o che non sono coerenti con le proprie esigenze.

La relazione tra rischio e rendimento continua a valere anche quando i tassi sono prossimi allo zero. Se uno strumento promette un rendimento superiore, bisogna individuare quale rischio aggiuntivo richiede.

Le politiche delle Banche Centrali e il timore dell’inflazione

L’enorme crescita della liquidità alimenta il timore che, negli anni successivi, possa aumentare l’inflazione e diminuire il potere d’acquisto delle principali valute.

Non esiste però un rapporto automatico tra creazione di moneta e inflazione. Il risultato dipende dalla velocità con cui la liquidità entra nell’economia, dalla domanda di beni e servizi, dalla capacità produttiva disponibile e dalle aspettative di famiglie e imprese.

Nell’agosto 2020 l’inflazione rimane contenuta, ma gli investitori iniziano a interrogarsi sugli effetti futuri delle politiche monetarie e fiscali.

I tassi d’interesse reali, ossia i rendimenti nominali corretti per l’inflazione, scendono su livelli negativi. Questa situazione riduce il costo opportunità di detenere attività che non pagano interessi, come l’oro.

L’oro e l’argento registrano infatti rialzi molto significativi. Dall’inizio dell’anno, le quotazioni crescono rispettivamente di circa il 33% e del 45%, mentre l’oro supera per la prima volta la soglia dei 2.000 dollari l’oncia.

Investire in oro può contribuire alla diversificazione del portafoglio, ma il metallo non rappresenta una protezione perfetta. Non produce cedole o dividendi, può essere volatile e può attraversare periodi prolungati di rendimento negativo.

Anche le criptovalute attirano l’attenzione di chi teme la svalutazione delle valute tradizionali. Tuttavia presentano rischi, volatilità e caratteristiche molto differenti rispetto all’oro. Considerarle automaticamente una riserva di valore sarebbe prematuro e potenzialmente pericoloso.

Dollaro debole e differenziale dei tassi

Nel luglio 2020 il dollaro registra una delle peggiori performance mensili degli ultimi dieci anni.

Diversi fattori contribuiscono alla debolezza della valuta statunitense:

  • la riduzione del differenziale tra i tassi americani e quelli delle altre economie sviluppate;
  • i consistenti interventi monetari della Federal Reserve;
  • la diffusione di nuovi focolai di Covid-19 negli Stati Uniti;
  • il miglioramento relativo delle aspettative sull’Europa dopo l’accordo sul Recovery Fund.

Prima della crisi, i tassi statunitensi offrono una remunerazione superiore rispetto a quelli di molti altri Paesi sviluppati. Questa differenza favorisce gli afflussi di capitale verso il dollaro.

La rapida riduzione dei tassi da parte della Federal Reserve ridimensiona tale vantaggio. Contemporaneamente, il Recovery Fund sostiene la fiducia nell’euro e nella capacità dell’Unione Europea di rispondere alla crisi.

Anche per un investitore italiano il movimento delle valute è importante. Acquistare azioni, obbligazioni o ETF denominati o esposti economicamente al dollaro significa accettare che il risultato in euro dipenda anche dal cambio.

La valuta non deve essere valutata isolatamente, ma come una delle componenti della complessiva asset allocation.

Le Banche Centrali hanno “dopato” i mercati?

È comprensibile utilizzare l’espressione “mercati dopati” per descrivere quotazioni sostenute da una quantità eccezionale di liquidità. La formula è efficace, ma rischia di semplificare troppo il problema.

Gli interventi delle Banche Centrali modificano certamente il prezzo del denaro, comprimono i rendimenti obbligazionari e influenzano le valutazioni delle attività finanziarie. Non sono però l’unica causa dei rialzi.

I mercati riflettono contemporaneamente:

  • aspettative sugli utili futuri;
  • politiche fiscali;
  • innovazione tecnologica;
  • struttura e concentrazione degli indici;
  • disponibilità di credito;
  • propensione al rischio degli investitori;
  • alternative di rendimento disponibili.

La vera distorsione nasce quando gli investitori interpretano il sostegno monetario come una garanzia permanente. Le Banche Centrali possono contenere una crisi di liquidità, ma non possono rendere redditizia ogni azienda, annullare il rischio di insolvenza o impedire qualsiasi ribasso.

Non esiste una barriera capace di proteggere tutte le quotazioni in ogni circostanza.

Come investire nella nuova normalità finanziaria

La risposta a uno scenario dominato dalle Banche Centrali non consiste nel cercare di anticipare ogni loro decisione.

Un investitore dovrebbe concentrarsi sulle variabili che può controllare:

Una corretta asset allocation distribuisce il patrimonio tra azioni, obbligazioni, liquidità ed eventuali altre attività, assegnando a ogni componente una funzione precisa.

Investire in ETF può consentire di ottenere esposizioni ampie e trasparenti con costi generalmente contenuti. Gli ETF, però, non eliminano i rischi del mercato replicato e non sostituiscono una strategia.

Un ETF azionario globale può subire ribassi profondi. Un ETF obbligazionario può risentire dell’aumento dei tassi, della durata finanziaria, della valuta e del rischio degli emittenti. Un ETF settoriale o tecnologico può essere molto più concentrato di quanto suggerisca il numero di titoli presenti.

La scelta dello strumento arriva quindi dopo la definizione della strategia, non prima.

Diversificazione e pianificazione finanziaria contro l’incertezza

Nessuno può sapere con certezza per quanto tempo le politiche monetarie riusciranno a sostenere i mercati, quando aumenterà l’inflazione o quale sarà il momento della normalizzazione dei tassi.

Per questo la diversificazione del portafoglio non deve dipendere da una singola previsione. Diversificare significa distribuire il patrimonio tra differenti asset class, aree geografiche, settori, valute, emittenti e fonti di rischio.

La diversificazione non garantisce rendimenti positivi e non impedisce ogni perdita. Serve a evitare che il futuro del patrimonio dipenda completamente da un solo mercato o scenario economico.

La pianificazione finanziaria collega invece gli investimenti agli obiettivi personali e familiari. Aiuta a stabilire quanta liquidità mantenere, quale rischio assumere e per quanto tempo il capitale può restare investito.

Comprendere le decisioni delle Banche Centrali è utile. Costruire l’intero portafoglio sulla previsione della loro prossima mossa è molto più pericoloso.

Conclusioni: le Banche Centrali non sostituiscono una strategia

Le Banche Centrali svolgono un ruolo decisivo nella crisi del 2020. I loro interventi riducono le tensioni finanziarie, sostengono il credito e contribuiscono al recupero dei mercati.

Questa protezione, però, non è illimitata. Non elimina il rischio economico, non impedisce il fallimento delle imprese e non garantisce che le valutazioni finanziarie possano crescere indefinitamente.

La nuova normalità richiede quindi un approccio più consapevole. Non serve inseguire gli asset che hanno appena guadagnato di più o tentare di prevedere ogni decisione della Federal Reserve e della BCE. Serve un portafoglio coerente con obiettivi, orizzonte temporale e rischio sostenibile.

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