Capital gain: cos’è e come si calcola

da | Apr 23, 2021 | Educazione Finanziaria | 0 commenti

Capital gain è il termine tecnico che indica la plusvalenza realizzata dalla compravendita di uno strumento finanziario.

Capital gain, in pratica, è il guadagno in conto capitale, cioè la differenza tra prezzo di vendita o rimborso e il prezzo di acquisto o sottoscrizione.

Può derivare dalla compravendita di:

  • titoli azionari;
  • quote societarie;
  • valute;
  • obbligazioni;
  • titoli di Stato;
  • opzioni e futures
Il Capital Gain - tratto dal sito di Borsa Italiana

Il Capital Gain – tratto dal sito di Borsa Italiana

Il capital gain costituisce una parte del rendimento di uno strumento finanziario, in quanto oltre ad esso possiamo avere anche interessi e i dividendi.

La tassazione del capital gain e come si calcola

Il Decreto Legge n. 66 del 24/04/2014 ha stabilito l’innalzamento dal 20% al 26% dell’aliquota sul Capital Gain, ovvero sugli interessi e sui guadagni di natura finanziaria. La legge è entrata in vigore il 1° luglio 2014. Il guadagno o la perdita derivante da ogni operazione di vendita si calcolano sottraendo dal prezzo di vendita, al netto delle commissioni, il prezzo di acquisto (prezzo di carico o fiscale) comprensivo delle stesse. Nel caso di titoli azionari  comprati in più tranche viene calcolato un prezzo medio in base alla media dei prezzi di ogni operazione d’acquisto, ponderata con le quantità.

Quando in un solo giorno effettui più operazioni sia di acquisto che di vendita, il prezzo medio deriva dalla media dei prezzi di ogni acquisto/vendita ponderata per le quantità acquistate/vendute. Avrai un Capital Gain in caso di differenza positiva tra i valori finali di vendita e di acquisto.

Conferme ed eccezioni alla tassazione del capital gain

La tassazione del Capital Gain al 26% si applica anche ai dividendi staccati dalle singole azioni, così come agli Etf e ai Fondi Comuni d’investimento, con l’eccezione di quelli al cui interno sono contenuti titoli di Stato. In questo caso tale componente influisce nella tassazione finale per il 48,08%. Infatti il Capital Gain sui titoli di Stato, cioè Bot, Btp, Cct e Ctz beneficia di una tassazione diversa, pari al 12,5%, allo stesso modo dei titoli emessi da enti pubblici (regioni, province e comuni), delle obbligazioni di organismi internazionali come World Bank e BEI e i bond di stati esteri che fanno parte della così detta “white list, ossia la lista dei Paesi con i quali esiste uno scambio di informazioni.

Capital Gain, la tassazione (dal sito Borsa Italiana)

Capital Gain, la tassazione (dal sito Borsa Italiana)

Le Minusvalenze o Capital Loss

Le Minusvalenze sono l’opposto del Capital Gain. Costituiscono la perdita derivante da un’attività di compravendita di strumenti finanziari depurata da eventuali interessi maturati e dagli oneri accessori. In pratica tutte le volte che vendi un’attività finanziaria ad un prezzo più basso del prezzo di acquisto. Nel momento in cui realizzi una minusvalenza puoi utilizzarla per abbattere la tassazione di eventuali plusvalenze future. Le minusvalenze generano un credito fiscale che puoi recuperare dalle plusvalenze conseguite nello stesso anno e/o nei successivi 4 anni.

Attenzione, non è sempre possibile recuperare le minusvalenze

Esistono strumenti finanziari che non permettono di recuperare le minusvalenze. Si tratta di:

  • Etf;
  • fondi comuni di investimento;
  • dividendi azionari;
  • cedole di obbligazioni

che, secondo il fisco italiano, generano i così detti “redditi di capitale”.

Strumenti che compensano le minusvalenze

Le minusvalenze sono invece compensabili con gli strumenti che generano ”redditi diversi”, ossia:

L’efficace ed efficiente gestione dei capital gain è un notevole valore aggiunto del servizio del Consulente Finanziario Indipendente.

Con i tassi a zero l’attenzione alla fiscalità consente di ottimizzare il Portafoglio e ottenere rendimenti superiori. Analizzando i portafogli dei clienti gestiti da banche e promotori finanziari, mi accorgo che quest’aspetto è del tutto trascurato creando spesso danni e perdite rilevanti a investitori e risparmiatori.

La conseguenza è che paghi il 26% di imposte tutte le volte che guadagni, ma non compensi quasi mai le perdite (minusvalenze).

Ciò accade perché banche e reti di promozione finanziaria collocano i prodotti da budget, ossia fondi comuni di investimento, polizze assicurative e gestioni patrimoniali che non permettono di recuperare le perdite. 

Un altro aspetto importante da considerare è la finanza comportamentale che ci insegna che le persone tendono a procrastinare nel tempo il dolore derivante dalla chiusura di posizioni in perdita. Questo comporta che vendi i titoli migliori del portafoglio appena sono in guadagno e mantieni a lungo quelli scarsi in perdita.

Ti invito a contattarmi per approfondire l’argomento e per valutare le migliori soluzioni per te. Ricorda che un’imposta lecitamente non pagata rappresenta un’imposta risparmiata…

Fabrizio Taccuso

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Capital Gain

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