Investire in materie prime ed ETC rappresenta un’opportunità strategica se vuoi diversificare il portafoglio e proteggerti dai rischi di mercato. Con l’accelerazione della transizione energetica, l’evoluzione dell’intelligenza artificiale e le tensioni geopolitiche globali, le commodities stanno vivendo un momento di rinnovato interesse tra gli investitori.
Grazie agli strumenti moderni come gli ETC (Exchange Traded Commodities), gli ETF su materie prime e i contratti futures, oggi è più semplice accedere a questi mercati anche per i piccoli risparmiatori. Tuttavia, è fondamentale comprendere vantaggi, rischi e le modalità più efficaci per operare in questo settore complesso e volatile.
In questa guida completa, esploriamo le principali strategie di investimento, i possibili trend del 2026, le commodity più promettenti e tutti gli strumenti a tua disposizione per costruire un portafoglio diversificato e resiliente.
Che cosa si intende per materie prime?
Le materie prime (o commodities) sono risorse naturali o prodotti agricoli che vengono estratti, coltivati o lavorati per produrre energia, alimenti, beni di consumo e materiali essenziali per l’economia globale. Rappresentano la base della catena produttiva mondiale e il loro prezzo influenza direttamente l’inflazione e la crescita economica. Di solito si dividono in due grandi famiglie le soft commodities e le hard commodities.
Le soft commodities (materie prime agricole) sono prodotti agricoli rinnovabili su base annuale o stagionale, come cereali, bevande (caffè, cacao, succo d’arancia), fibre, zucchero, oli e bestiame. Queste commodity sono particolarmente sensibili ai fattori climatici, alle condizioni meteorologiche e alle politiche agricole internazionali.
Le hard commodities (materie prime estrattive) sono risorse minerarie ed energetiche non rinnovabili. Si suddividono in energie (petrolio, gas naturale, carbone, uranio), metalli preziosi (oro, argento, platino, palladio), metalli industriali (rame, alluminio, zinco, nichel, acciaio), materie prime strategiche emergenti (lito, cobalto, terre rare, grafite).
Le materie prime, quindi, non sono tutte uguali. È importante capire che parlare di “materie prime” come se fossero un unico prodotto è scorretto. Ogni commodity ha caratteristiche, dinamiche di mercato e driver di prezzo completamente diversi. Il petrolio risponde a logiche geopolitiche, il grano a fattori climatici, l’oro a dinamiche di bene rifugio, mentre il litio segue la crescita dei veicoli elettrici.
Perché investire in materie prime
L’interesse verso le materie prime è cresciuto esponenzialmente negli ultimi anni, e il 2026 presenta opportunità ancora più interessanti. lLe commodity sono la base fisica dell’economia reale. Prima dei mercati finanziari, prima delle Borse, prima delle valutazioni, esistono energia, metalli, materie prime agricole.
Ecco i motivi principali per cui dovresti considerare le materie prime nella tua asset allocation.
Diversificazione del portafoglio
Le materie prime sono decorrelate da azioni, obbligazioni e immobili. I prezzi variano per ragioni completamente diverse rispetto all’economia tradizionale e dipendono da fattori specifici di ciascuna merce (clima, geopolitica, supply chain, domanda industriale).
Questa decorrelazione è fondamentale per ridurre il rischio complessivo del portafoglio. In un mondo sempre più interconnesso e volatile, avere asset che si muovono in direzioni diverse è una strategia vincente per proteggere il patrimonio.
Protezione dall’inflazione
Le materie prime sono uno dei migliori asset per proteggerti dall’inflazione. Quando i prezzi al consumo aumentano, il valore delle commodities tende a salire proporzionalmente, proteggendo il potere d’acquisto del tuo capitale.
Investire in materie prime seguendo i megatrend globali
Il 2025 è stato caratterizzato da trasformazioni epocali che stanno ridefinendo la domanda di materie prime:
- Transizione energetica: la spinta verso le energie rinnovabili richiede enormi quantità di rame (per reti elettriche e cavi), litio (batterie), argento (pannelli solari) e terre rare (turbine eoliche e motori elettrici).
- Elettrificazione dei trasporti: la vendita di veicoli elettrici continua a crescere esponenzialmente. Ogni auto elettrica richiede circa 60 kg di rame (contro i 25 kg di un’auto tradizionale) e 8-10 kg di litio. La domanda di litio è prevista aumentare di 40 volte entro il 2040.
- Intelligenza Artificiale e digitalizzazione: i data center per l’AI richiedono enormi quantità di energia e rame per l’infrastruttura. La domanda di energia elettrica legata all’AI potrebbe raddoppiare entro il 2030. Crescita della domanda di semiconduttori e quindi di materie prime per la loro produzione.
- Resilienza delle supply chain. dopo le crisi del 2020-2022, governi e aziende stanno accumulando scorte strategiche. Focus su materie prime critiche per ridurre la dipendenza da pochi fornitori (in particolare dalla Cina per le terre rare).
Beni rifugio in periodi di incertezza
Alcune commodities, in particolare l’oro e i metalli preziosi, fungono da assicurazione contro eventi estremi:
- Crisi geopolitiche e conflitti
- Instabilità finanziaria e crack bancari
- Svalutazione delle valute e perdita di fiducia nei governi
- Crolli dei mercati azionari
Copertura contro altri investimenti (hedging)
Possedere determinate materie prime può ridurre i rischi specifici di altri tuoi investimenti.
Ad esempio, se possiedi azioni di una compagnia aerea (fortemente esposta al costo del carburante), investire direttamente nel petrolio può compensare il rischio: se il petrolio sale, il titolo della compagnia potrebbe scendere, ma il tuo investimento nel petrolio guadagnerebbe, bilanciando le perdite.
I rischi degli investimenti in materie prime
Come ogni opportunità di investimento, anche le commodities comportano rischi significativi che devi conoscere prima di allocare il tuo capitale.
- Volatilità estrema: Le materie prime sono tra gli asset più volatili in assoluto. I prezzi possono fluttuare del 20-30% in pochi mesi, o addirittura del 50-100% in periodi di crisi. Nel 2020, durante il lockdown, il prezzo del petrolio WTI è andato temporaneamente sotto zero (-37 dollari al barile), un evento senza precedenti. Quest’anno l’argento è cresciuto del 170% da inizio anno, ma nella sola giornata del 29 Dicembre ha perso l’8,50%. Il Palladio è cresciuto del 120% ma ieri ha perso il 13,50% in un solo giorno.
- Assenza di rendimenti passivi: a differenza di azioni (dividendi) o obbligazioni (cedole), le materie prime non generano flussi di cassa. Il rendimento dipende esclusivamente dall’apprezzamento del prezzo. Non c’è “interesse composto” che lavora per te nel tempo.
- Complessità degli strumenti derivati: molti ETC non investono direttamente nella commodity fisica, ma usano contratti futures. Questo crea il problema del “contango” e del “backwardation”. Il primo caso si verifica quando i futures a scadenza futura costano più di quelli a breve termine, rinnovare i contratti comporta una perdita implicita, mentre il secondo presenta la situazione opposta, favorevole per chi investe Il contango può erodere i rendimenti di un ETC del 5-15% all’anno anche se il prezzo spot della commodity rimane stabile. È un costo nascosto che molti investitori non considerano.
- Rischio geopolitico: le materie prime sono estremamente sensibili a: conflitti armati (Ucraina, Medio Oriente), sanzioni internazionali, nazionalizzazioni di risorse in paesi emergenti, tensioni commerciali tra grandi potenze.
- Eventi climatici imprevedibili: le soft commodities agricole sono particolarmente esposte a: siccità prolungate, alluvioni, fenomeni naturali.
- Concentrazione e mancanza di diversificazione: investire in un singolo ETC sul petrolio o sull‘oro significa concentrare tutto il rischio su quella specifica commodity. Se sbagli previsione o timing, non hai altre asset class che possano compensare.
- Rischio di cambio valutario: quasi tutte le materie prime sono quotate in dollari USA. Se investi da un conto in euro e il dollaro si svaluta contro euro, come accaduto quest’anno, parte dei tuoi guadagni viene erosa dal cambio sfavorevole. Viceversa, il cambio può amplificare i guadagni, se il dollaro si rafforza rispetto all’Euro.
- Costi di detenzione (per commodities fisiche): se decidi di investire in oro o argento fisico, devi considerare: costi di custodia sicura, assicurazione contro furto, spread bid-ask elevato in fase di vendita, difficoltà di liquidazione rapida
Gli strumenti per investire in materie prime
Esistono diverse modalità per accedere al mercato delle commodities, ciascuna con vantaggi, svantaggi e profili di rischio differenti
Acquisto di merci fisiche
Puoi acquistare direttamente il bene fisico, una soluzione praticabile principalmente per i metalli preziosi come oro e argento. Nella pratica acquisti lingotti, monete o barre certificate, conservi tutto in cassette di sicurezza o caveau specializzati e vendi quando decidi di liquidare l’investimento. Tra i vantaggi di questa modalità ci sono la proprietà fisica effettiva del bene, nessun rischio di controparte (non dipendi da istituzioni finanziarie), bene tangibile in caso di crisi del sistema finanziario. In Italia, l’oro da investimento è esente IVA.
Dall’altra parte però, può presentare costi elevati di stoccaggio e assicurazione (1-2% annuo); rischio di furto, difficoltà di frazionamento (non puoi vendere “mezzo lingotto”), spread tra prezzo di acquisto e prezzo di vendita ampio (tra 5-10%). E’ limitato ai metalli preziosi (impossibile per petrolio, grano, gas).
L’acquisto fisico è adatto a investitori conservativi che cercano protezione estrema contro crisi sistemiche e sono disposti a pagare per la custodia fisica. E’ consigliabile per orizzonti temporali molto lunghi (10+ anni).
Futures e opzioni su materie prime
Il Chicago Mercantile Exchange a Chicago è una delle più importanti e antiche Borse Valori al mondo, all’interno della quale vengono negoziate materie prime. La Borsa di Chicago é nata nel 1898 per il mero scambio di beni agricoli, sotto il nome di Chicago Butter and Egg Board. Ogni giorno si negoziano prevalentemente opzioni e futures su materie prime, creando un equilibrio tra domanda e offerta senza dover ricorrere ai processi di spostamento delle merci.
Negoziare futures è il metodo più conosciuto per investire in commodities, ma non è certo il modo più facile. I futures sono una soluzione ad alto rendimento, ma anche ad alto rischio per speculare su una determinata merce. E’ tipica dei trader e degli speculatori. Pertanto lo sconsigliamo ai nostri lettori, a meno di avere conoscenze finanziarie avanzate,
Azioni di società legate alle commodity
Investire in azioni di aziende che estraggono, producono o commercializzano materie prime è un modo indiretto per esporsi al settore, ad esempio:
- Società minerarie: Barrick Gold, Newmont (oro), Freeport-McMoRan (rame)
- Compagnie petrolifere: Shell, BP, Exxon, Eni, TotalEnergies
- Produttori di litio: Albemarle, SQM, Livent
- Giganti diversificati: BHP, Rio Tinto, Glencore
In questo modo, i dividendi sono regolari (rendimenti del 3-6% annuo), si può attuare una diversificazione geografica dell’investimento e i profitti delle aziende crescono più velocemente del prezzo della commodity. Al contrario, non è possibile investire direttamente nella commodity, ma nel business dell’azienda. Ci sono rischi aziendali specifici: management inadeguato, debiti elevati, incidenti operativi, correlazione imperfetta con il prezzo della commodity e anche dei rischi sul paese se opera in zone politicamente instabili
Fondi comuni di investimento
I fondi comuni basati sulle materie prime investono in aziende che si occupano dell’estrazione e della produzione di materie prime, tra cui prodotti agricoli, risorse naturali, energia pulita e legname. Offrono una gestione professionale, ma applicano una commissione di gestione annuale piuttosto onerosa (circa il 2% annuale) a cui vanno sommate eventuali commissioni di performance.
ETF (Exchange Traded Funds) sulle materie prime
Gli ETF sono fondi passivi quotati in Borsa che replicano l’andamento di un indice di materie prime o di un paniere di società del settore. In particolare le tipologie di ETF che si concentrano sulle commodities sono:
- ETF su indici broad: replicano panieri ampi di commodities (es. Bloomberg Commodity Index)
- ETF settoriali: energia, metalli industriali, agricoli
- ETF su singoli settori: solo petrolio, solo oro, solo rame
- ETF su aziende minerarie: investono in azioni di produttori (Gold Miners, Energy Companies)
Tra i vantaggi ci sono commissioni bassissime (0,10-0,65% annuo), liquidità elevata (negoziabili in tempo reale come azioni), diversificazione automatica, trasparenza totale sulla composizione del portafoglio, accumulo o distribuzione dei proventi. Mentre i limiti degli ETF su commodities: Per regolamento europeo UCITS, un ETF non può investire direttamente in una singola materia prima fisica. Deve avere diversificazione. Questo limita l’utilizzo degli ETF per chi vuole esposizione pura a una commodity specifica.
Esempi di ETF popolari su materie prime
- iShares Diversified Commodity Swap UCITS ETF
- WisdomTree Enhanced Commodity UCITS ETF
- VanEck Rare Earth/Strategic Metals UCITS ETF
Gli Etf sulle materie prime sono adatti a investitori a lungo termine che vogliono diversificazione efficiente a costi bassissimi, con esposizione a panieri ampi di commodities o a settori specifici.

Gli ETC: cosa sono e come funzionano
Gli ETC sono strumenti finanziari nati specificamente per permettere a investitori retail e istituzionali di accedere al mercato delle materie prime in modo semplice, trasparente ed economico.
Borsa Italiana descrive ETC/ETN come strumenti quotati il cui valore è collegato a un sottostante e che sono emessi spesso tramite una società veicolo (SPV), a fronte di investimento diretto nel sottostante o in derivati. Quindi, l’ETC è un modo efficiente per ottenere esposizione a una commodity tramite un titolo negoziabile in Borsa, con costi e operatività più semplici rispetto ai futures.
Ci sono due tipologie principali di ETC:
- ETC a replica fisica (Physical-backed ETC)
- ETC a replica sintetica (Swap-based o Futures-based ETC)
Nel caso degli ETC a replica fisica, l’emittente acquista e conserva fisicamente la materia prima in magazzini certificati. Il caso tipico è l’oro in cui l’emittente acquista oro fisico in lingotti standardizzati. Viene custodito in caveau certificati (tipicamente Londra, Zurigo, New York). Ogni ETC rappresenta una quota proporzionale di oro fisico e il valore dell’ETC segue esattamente il prezzo spot dell’oro.
La replica fisica è utilizzata principalmente per metalli preziosi (oro, argento, platino, palladio) perché sono facili da conservare, non deperiscono e hanno alto valore per unità di peso.
Nel caso degli ETC a replica sintetica, l’emittente non acquista la commodity fisica, ma utilizza contratti futures, swap o altri derivati per replicare l’andamento del prezzo. L’emittente stipula contratti futures sulla commodity, prima della scadenza “rinnova” (roll-over) i contratti vendendo quelli in scadenza e acquistando quelli con scadenza successiva. Il prezzo dell’ETC replica il valore dei futures, non il prezzo spot.
I principali vantaggi degli ETC
- Facilità di accesso assoluta: li compri come azioni normali tramite qualsiasi broker online e non presentano nessuna complessità operativa (niente scadenze da gestire, niente rinnovi, niente margini). Inoltre, sono accessibili anche con capitali minimi (puoi comprare una singola quota)
- Costi contenuti e trasparenti: commissioni di gestione annue molto basse (0,19-0,69% per la maggior parte degli ETC). Nessuna commissione di entrata o uscita (solo il normale costo di negoziazione del broker)
- Diversificazione immediata: alcuni ETC investono in panieri di commodities (basket), offrendo diversificazione automatica senza dover acquistare singolarmente ogni commodity.
- Liquidità garantita: gli ETC quotati su Borsa Italiana hanno market maker che garantiscono liquidità continua durante gli orari di negoziazione.
- Trasparenza totale: prezzo visibile in tempo reale e composizione del portafoglio pubblicata quotidianamente. Il Nav (Net Asset Value) viene, quindi, calcolato e pubblicato ogni giorno
I rischi specifici degli ETC
Nonostante tutti i vantaggi degli ETC, questi strumenti finanziari comportano anche dei rischi, come:
- Rischio di controparte: a differenza degli ETF (che sono fondi con patrimonio separato), gli ETC sono titoli di debito. In caso di fallimento dell’emittente, esiste un rischio teorico di perdita parziale, anche se il collaterale dovrebbe proteggere gli investitori.
- Mitigazione: scegli ETC emessi da società solide e regolamentate (WisdomTree, Invesco, XTrackers).
- Rischio di cambio: quasi tutte le commodity sono quotate in dollari USA. Se investi da euro, sei esposto al rischio cambio EUR/USD. Esistono ETC “currency hedged” (con copertura valutaria) che eliminano questo rischio, ma costano leggermente di più (0,10-0,20% extra).
- Costo di contango (per ETC su futures): come spiegato, gli ETC basati su futures soffrono di erosione del valore quando la curva dei futures è in contango. Questo può ridurre i rendimenti del 5-15% annuo anche con prezzi spot stabili..
- Tracking error: gli ETC sintetici non replicano perfettamente il prezzo spot della commodity, ma seguono l’andamento dei futures. Lo scostamento (tracking error) può essere significativo.
- Volatilità estrema: Le commodity possono perdere il 30-50% del valore in pochi mesi. Se non sei preparato psicologicamente a vedere queste oscillazioni, potresti vendere nel momento sbagliato, realizzando perdite.
La tassazione degli ETC in Italia
Gli ETC hanno un trattamento fiscale favorevole rispetto agli ETF armonizzati, e questo è un vantaggio significativo. Ad esempio, l’aliquota fiscale presente delle plusvalenza (o capital gain) generate dagli ETC che sono tassate al 26%, ma come redditi diversi.
Al contrario, la compensazione delle minusvalenze è un grande vantaggio. Infatti, le plusvalenza da ETC compensano le minusvalenza che sono realizzate in precedenza su altri strumenti finanziari (come azioni, certificati, derivati e altri ETC)
Investire nel lungo periodo in materie prime
Arrivati a questo punto, è naturale porsi una domanda fondamentale: le materie prime sono un buon investimento di lungo periodo?
La risposta richiede onestà intellettuale e un’analisi basata sui dati storici, non sulle percezioni.
Osservando periodi lunghi, tra i 20 e i 30 anni, emerge un quadro piuttosto chiaro: le commodity hanno storicamente sottoperformato gli indici azionari globali. Questo non è un giudizio di valore, ma un dato di fatto documentato.
A titolo di esempio, nel periodo 1991–2025:
- Bloomberg Commodity Index: +60% complessivo (circa +1,8% annuo)
- S&P 500 (USA): +1.200% complessivo (circa +8,5% annuo)
- MSCI World: +800% complessivo (circa +7,2% annuo)
Le ragioni strutturali di questa sottoperformance sono ben note. Le materie prime non generano utili, non innovano e non crescono in modo organico: una tonnellata di rame nel 1990 ha, in sostanza, la stessa utilità di una tonnellata di rame nel 2026.
Le azioni, al contrario, beneficiano del reinvestimento degli utili e dell’interesse composto: un’azienda che reinveste i profitti può crescere in modo esponenziale, cosa che una commodity non può fare.
A questo si aggiunge un altro fattore spesso sottovalutato: il progresso tecnologico “negativo” per le commodity. L’innovazione tende a migliorare l’efficienza nell’estrazione, nella coltivazione e nell’utilizzo delle risorse, aumentando l’offerta e riducendo i costi reali nel tempo.
In ambito agricolo, ad esempio, biotecnologie e meccanizzazione hanno incrementato i rendimenti e abbassato i costi di produzione; in altri settori, lo sviluppo di materiali alternativi e l’espansione delle energie rinnovabili possono ridurre la domanda di alcune materie prime tradizionali.
Naturalmente, tutto questo non esclude forti rialzi in specifici periodi: anni come il 2025, con performance eccezionali di oro e argento, lo dimostrano. Ma si tratta di dinamiche cicliche, non di una caratteristica strutturale di crescita di lungo periodo.
Conviene investire in materie prime nel 2026?
Guardando al 2026 con un approccio prudente ma informato, le materie prime possono trovare spazio non come investimento autonomo, ma come componente di diversificazione all’interno di un portafoglio costruito con una logica di lungo periodo.
Le opportunità nel mondo delle commodity non andrebbero affrontate in modo episodico o tattico, bensì lette alla luce di tendenze strutturali che stanno ridisegnando l’economia globale.
In questo contesto, i metalli industriali strategici, legati all’elettrificazione e allo sviluppo delle infrastrutture, sono rilevanti non per una questione di “tempismo perfetto”, ma per l’esposizione graduale a dinamiche di offerta strutturalmente limitata, connesse a megatrend di lungo periodo.
I metalli preziosi, come l’oro, possono essere considerati non come strumenti speculativi, ma come elementi di equilibrio in un sistema finanziario sempre più complesso e fragile, svolgendo una funzione di protezione rispetto a squilibri monetari, politici e geopolitici.
Anche il comparto energetico richiede una lettura selettiva e più ampia: non solo petrolio e gas, ma l’intero sistema di risorse e infrastrutture necessario a sostenere la transizione energetica e la crescita futura. Qui il punto non è prevedere i prezzi, ma comprendere il ruolo strategico dell’energia nell’economia.
Infine, le commodity agricole, spesso meno considerate, assumono un’importanza crescente in un contesto di cambiamento climatico e tensioni geopolitiche. Pur caratterizzate da una volatilità elevata, il loro valore strategico tende ad aumentare nel tempo, soprattutto in ottica di sicurezza delle risorse.
L’allocazione delle materie prime in portafoglio
L’eventuale peso delle materie prime non è standardizzabile e dipende da profilo di rischio, obiettivi e orizzonte temporale. A titolo puramente orientativo, l’allocazione può collocarsi su livelli molto diversi:
- 0–5% (prevalentemente oro) in un portafoglio conservativo
- 5–10% in un portafoglio bilanciato (oro, energia, metalli industriali)
- 10–20% in portafogli più dinamici, includendo anche temi specifici come rame, litio o terre rare
Queste percentuali non sono indicazioni operative, ma esempi per comprendere come il ruolo delle commodity cambi in funzione della struttura complessiva del portafoglio.
Capire se, come e in quale misura integrare le materie prime in portafoglio richiede un ragionamento che va oltre le mode del momento. Conta il contesto complessivo: obiettivi di vita, orizzonte temporale, tolleranza al rischio, strumenti utilizzati e costi sostenuti nel tempo.
Un’analisi strutturata del portafoglio può aiutare a valutare se l’esposizione alle commodity abbia davvero senso nella tua strategia di lungo periodo, evitando soluzioni inadatte o inefficienze spesso poco visibili.
Se vuoi approfondire questo tipo di valutazione in modo consapevole e senza logiche commerciali, è possibile partire da un confronto orientato al metodo e alla coerenza complessiva della tua pianificazione finanziaria,

Fabrizio Taccuso | Consulenza Vincente






