Fondi a scadenza: cosa sono, come funzionano e cosa sapere prima di investire

Cosa trovi in questo articolo:
fondi a scadenza o fondi data target

Nel 2023 i fondi a scadenza tornano prepotentemente nei cataloghi di banche e reti finanziarie. Il rialzo dei tassi rende nuovamente interessanti le obbligazioni, ma offre soprattutto all’industria del risparmio gestito una nuova opportunità commerciale: confezionare i rendimenti obbligazionari all’interno di prodotti facili da raccontare e remunerativi per chi li distribuisce.

La formula è efficace: investi oggi, ricevi delle distribuzioni periodiche e attendi una data finale. Tutto sembra ordinato, prevedibile e rassicurante.

Peccato che un fondo a scadenza non sia un’obbligazione. Il capitale non è necessariamente garantito, il rendimento presentato non costituisce una promessa e le somme distribuite non rappresentano sempre un guadagno aggiuntivo. La scadenza indica quando dovrebbe terminare il fondo, non quanto denaro riceverai.

Molti risparmiatori considerano questi prodotti un’alternativa ai BTP, ai conti deposito e ai fondi obbligazionari. Il confronto è legittimo, ma deve prendere in considerazione rendimento netto, costi, rischio di credito, liquidità e garanzie effettive.

La domanda che interessa alla rete è: «Quanto possiamo raccogliere?». Quella che dovrebbe interessare l’investitore è diversa: «Perché dovrei acquistare questo fondo invece di un’alternativa più semplice, trasparente ed economica?».

In questo articolo analizziamo i fondi a scadenza senza lasciarci sedurre dall’etichetta. Perché una data scritta nel nome non trasforma l’incertezza in certezza e un prodotto facile da vendere non è necessariamente un buon investimento.

Cosa sono i fondi a scadenza

I fondi a scadenza sono fondi comuni di investimento caratterizzati da una durata prestabilita. Vengono costituiti con una data iniziale e una data finale, al termine della quale il patrimonio viene generalmente liquidato e distribuito ai partecipanti secondo quanto previsto dal regolamento.

La Consob spiega che i fondi comuni raccolgono il denaro di più risparmiatori e ne affidano la gestione a una società specializzata. Il patrimonio viene suddiviso in quote, il cui valore dipende dall’andamento degli strumenti presenti nel fondo.

Nella maggior parte dei casi, i fondi a scadenza investono prevalentemente in:

  • titoli di Stato;
  • obbligazioni societarie;
  • strumenti monetari;
  • liquidità;
  • derivati utilizzati per copertura o gestione.

Le scadenze delle obbligazioni vengono normalmente selezionate in modo da essere compatibili con la durata del fondo. L’obiettivo consiste nel mantenere molti titoli fino al rimborso, incassare i relativi flussi e ridurre progressivamente la sensibilità del portafoglio alle variazioni dei tassi.

La struttura ricorda quella di un’obbligazione, ma la somiglianza non deve trarre in inganno. L’investitore non acquista un titolo con un valore nominale da rimborsare. Acquista quote di un patrimonio collettivo.

Fondi a scadenza e fondi target date non sono sempre la stessa cosa

L’espressione “fondo a scadenza” viene utilizzata per descrivere prodotti differenti.

I fondi obbligazionari a scadenza investono soprattutto in titoli di debito e vengono normalmente liquidati a una data prestabilita.

I fondi target date, spesso impiegati in ambito previdenziale, modificano invece progressivamente l’asset allocation avvicinandosi alla data obiettivo. Possono ridurre nel tempo l’esposizione azionaria e aumentare quella obbligazionaria o monetaria.

Prima di investire bisogna quindi leggere la politica di gestione. Una denominazione commerciale simile può nascondere strategie, rischi e finalità molto diverse.

Perché i fondi a scadenza piacciono tanto

La popolarità dei fondi a scadenza nasce dall’incontro tra i bisogni psicologici dei risparmiatori e gli interessi commerciali della distribuzione.

Il ritorno dei rendimenti obbligazionari

Dopo anni di rendimenti prossimi allo zero, il rialzo dei tassi rende nuovamente presentabili i prodotti obbligazionari. Le società di gestione possono costruire portafogli con rendimenti potenziali più elevati e le reti possono tornare a proporre investimenti con numeri apparentemente interessanti.

Il rendimento atteso diventa così il protagonista della presentazione commerciale: è semplice, immediato e facile da ricordare.

Il bisogno di prevedibilità degli investitori

Molti investitori cercano strumenti capaci di offrire una sensazione di stabilità. Una data finale e una distribuzione periodica rispondono perfettamente a questo bisogno, anche quando il capitale non è garantito e il risultato rimane incerto.

Una narrazione semplice da vendere

«Investi oggi, incassa periodicamente e attendi la scadenza» è una storia molto più semplice da raccontare rispetto a una strategia di pianificazione finanziaria costruita su obiettivi, rischio sostenibile, diversificazione e revisione nel tempo.

La semplicità del racconto, però, non coincide necessariamente con la semplicità del prodotto.

Come funzionano i fondi a scadenza

Il funzionamento può essere suddiviso in tre fasi: collocamento, gestione e liquidazione finale.

La fase di collocamento

I fondi a scadenza vengono spesso offerti durante una finestra temporale limitata. La banca raccoglie le adesioni e, al termine del collocamento, il gestore investe il capitale secondo la politica indicata nel regolamento.

La finestra limitata può generare un senso di urgenza:

«Il prodotto è disponibile soltanto fino alla fine del mese».

La scadenza del collocamento non crea valore finanziario. Crea soprattutto pressione commerciale.

Se un fondo è davvero adatto ai tuoi obiettivi, deve esserlo per struttura, rischio e costi, non perché la banca ha fissato una data entro la quale raccogliere il capitale.

Quando una proposta richiede una decisione urgente, è opportuno rallentare. Gli investimenti validi possono essere spiegati, confrontati e valutati senza un cronometro sul tavolo.

La scarsità temporale è un’efficace tecnica di vendita. Non è un criterio di investimento.

Prima di sottoscrivere bisogna verificare l’eventuale presenza di:

  • commissioni di ingresso;
  • costi di collocamento incorporati nel prodotto;
  • commissioni di gestione;
  • costi delle operazioni;
  • commissioni di uscita;
  • eventuali commissioni legate ai risultati.

La costruzione del portafoglio obbligazionario

Il gestore acquista obbligazioni con scadenze generalmente compatibili con la durata del fondo. Questa impostazione permette di ridurre progressivamente la durata finanziaria del portafoglio.

La strategia può ricordare un approccio buy and hold, ma non significa che ogni titolo venga conservato fino al rimborso. Il gestore può vendere obbligazioni, sostituire emittenti, gestire i flussi in entrata e in uscita e utilizzare derivati.

Il portafoglio può inoltre contenere obbligazioni:

  • con rating differenti;
  • emesse da Stati o società;
  • denominate in valute diverse;
  • subordinate;
  • caratterizzate da una liquidità ridotta;
  • dotate di clausole di rimborso anticipato.

Un rendimento più elevato non nasce dal nulla. Se il fondo rende potenzialmente più di un titolo governativo considerato solido, significa normalmente che assume più rischio di credito, maggiore durata, minore liquidità o rischio valutario.

La gestione durante la vita del fondo

Durante la vita del fondo, il valore della quota oscilla e risente delle condizioni del mercato.

Se i tassi salgono, il prezzo delle obbligazioni già presenti può diminuire. Se i tassi scendono, può verificarsi il movimento opposto. Anche il peggioramento del merito creditizio di un emittente può ridurre il valore del portafoglio.

Il fondo ha una data finale, ma il suo valore non segue necessariamente un percorso lineare. Chi entra aspettandosi una crescita regolare può quindi rimanere sorpreso dalle oscillazioni della quota.

Un fondo a scadenza non è un’obbligazione

Questo è il punto decisivo.

Acquistando una singola obbligazione, l’investitore conosce il valore nominale che l’emittente si impegna a rimborsare, salvo insolvenza o ristrutturazione del debito. Se il titolo viene conservato fino al termine, le oscillazioni intermedie non modificano il valore nominale previsto per il rimborso.

In un fondo a scadenza, invece, l’investitore possiede quote di un patrimonio collettivo. Non esiste necessariamente un impegno a restituire la somma inizialmente versata.

Obbligazione singolaFondo a scadenza
Possiede un valore nominalePossiede un valore della quota
L’emittente prevede un rimborso nominaleIl fondo distribuisce il patrimonio residuo
Espone al rischio di uno specifico emittenteRipartisce il rischio tra più emittenti
Cedole e rimborso sono definiti contrattualmenteDistribuzioni e valore finale dipendono dalla gestione
Se venduta prima, risente del prezzo di mercatoIl rimborso anticipato avviene al valore della quota
Il capitale è esposto alla solvibilità dell’emittenteIl capitale non è necessariamente garantito

La presenza di una scadenza non trasforma quindi il fondo in un’obbligazione.

Rendimento atteso dei fondi a scadenza: attenzione ai numeri

Il rendimento atteso a scadenza è uno degli elementi più utilizzati nella comunicazione commerciale.

Il gestore può calcolare il rendimento medio delle obbligazioni presenti nel portafoglio considerando prezzi, cedole e rimborsi previsti. Questo dato può essere utile, ma non coincide automaticamente con il risultato ottenuto dal cliente.

Tra il rendimento delle obbligazioni e quello dell’investitore si inseriscono:

  • commissioni di gestione;
  • costi delle operazioni;
  • liquidità detenuta dal fondo;
  • insolvenze o ristrutturazioni;
  • coperture valutarie;
  • decisioni del gestore;
  • distribuzioni periodiche;
  • imposte.

Se le obbligazioni rendono mediamente il 4,5% lordo e il fondo costa l’1,5% all’anno, una parte consistente del rendimento potenziale cambia destinatario. Il mercato remunera il rischio dell’investitore; le commissioni remunerano con maggiore certezza società di gestione e distribuzione.

Il problema non è che il fondo abbia dei costi. Gestire un prodotto finanziario comporta legittimamente delle spese. Il problema nasce quando il rendimento viene scritto in grande e il costo necessario per ottenerlo rimane nelle note.

I rendimenti sono attesi. Le commissioni, invece, sono molto più puntuali.

Prima di investire bisogna quindi domandare:

  • Il rendimento indicato è lordo o netto dei costi?
  • È calcolato sul portafoglio effettivo o su una composizione ipotizzata?
  • Quali perdite per insolvenza vengono considerate?
  • I proventi vengono distribuiti o reinvestiti?
  • Quale parte del risultato viene assorbita dalle commissioni?
  • Il capitale è garantito? E da chi?

Quando una stima viene raccontata come una promessa, il problema non è soltanto finanziario. È soprattutto informativo.

Fondi a scadenza e protezione del capitale: perchè non sono sinonimi

La parola “scadenza” esercita un forte effetto psicologico. Fa pensare a una data nella quale il denaro torna automaticamente nella disponibilità dell’investitore.

Ma un fondo a scadenza:

  • non garantisce necessariamente il capitale;
  • non assicura un rendimento minimo;
  • non elimina il rischio di credito;
  • non impedisce oscillazioni della quota;
  • non protegge dall’inflazione;
  • non esclude perdite alla liquidazione finale.

Alla scadenza viene distribuito il valore residuo del patrimonio. Se alcuni emittenti non rispettano i propri impegni, se il fondo subisce perdite o se le commissioni assorbono una parte significativa dei rendimenti, l’importo può essere inferiore alle attese.

Bisogna anche leggere il regolamento per comprendere che cosa accade alla data finale. La liquidazione può richiedere tempo e, nelle condizioni previste, potrebbe essere prorogata.

La scadenza è una caratteristica temporale. Non è una garanzia finanziaria.

La “cedola” dei fondi a scadenza può essere un’illusione

Molti fondi a scadenza prevedono distribuzioni periodiche, spesso presentate come “cedole”. Il termine è familiare e rassicurante, ma può creare confusione.

La somma distribuita non arriva dal nulla. Quando il fondo paga un provento, il patrimonio si riduce e il valore della quota viene adeguato. Inoltre, quando previsto dalla documentazione, una parte della distribuzione può derivare dal capitale dell’investitore.

Ricevere periodicamente denaro non significa quindi averlo guadagnato.

Per calcolare il risultato bisogna sommare le distribuzioni ricevute al valore corrente delle quote e confrontare il totale con il capitale versato, sottraendo costi e imposte.

Guardare soltanto l’accredito sul conto significa osservare metà del film e immaginare il finale.

La distribuzione può essere utile a chi necessita di un flusso periodico. Ma se quel reddito non serve, potrebbe rappresentare soltanto un modo costoso per ricevere indietro denaro che era già proprio.

Cosa succede se disinvesti prima della scadenza

I fondi a scadenza sono progettati per essere mantenuti fino alla data finale. Prima di sottoscrivere bisogna verificare che il capitale possa restare investito per tutta la durata.

Se l’investitore chiede il rimborso anticipato:

  • riceve il valore della quota disponibile in quel momento;
  • può subire una perdita;
  • potrebbe sostenere costi di uscita;
  • rinuncia alla parte finale della strategia;
  • rischia di vendere durante una fase sfavorevole.

Il rischio è più elevato quando il fondo contiene obbligazioni con scadenze lunghe, emittenti fragili o titoli poco liquidi.

La possibilità di ottenere il rimborso non garantisce quindi di recuperare la somma versata. Liquidabilità e sicurezza non sono sinonimi.

Per questo un fondo a scadenza può essere inadeguato per chi non possiede un fondo di emergenza oppure potrebbe avere bisogno del capitale prima della data prevista.

Quali sono i rischi dei fondi a scadenza

La scadenza non elimina i rischi del mercato obbligazionario. Li distribuisce all’interno di un portafoglio e, talvolta, li rende meno visibili.

Rischio di credito

Il rischio di credito riguarda la capacità degli emittenti di pagare interessi e rimborsare il capitale.

Se una società o uno Stato subisce un deterioramento finanziario, il prezzo delle obbligazioni può diminuire. In caso di default o ristrutturazione, il fondo potrebbe recuperare soltanto una parte dell’importo dovuto.

Il rischio è particolarmente rilevante nei fondi che investono in obbligazioni high yield, subordinate o con rating contenuto.

Un rendimento potenziale elevato non è un regalo del gestore. È spesso il prezzo riconosciuto dal mercato per assumere rischi maggiori.

Rischio di tasso

Le variazioni dei tassi d’interesse influenzano il prezzo delle obbligazioni.

Quando i tassi salgono, i titoli già emessi con cedole inferiori tendono a perdere valore. Quando scendono, può avvenire il contrario. La sensibilità aumenta generalmente con la durata finanziaria del portafoglio.

La progressiva vicinanza alla scadenza può ridurre tale sensibilità, ma non elimina insolvenze, costi o necessità di vendere titoli anticipatamente.

Rischio di liquidità

Nelle fasi normali il gestore può acquistare e vendere obbligazioni senza particolari difficoltà. Durante una crisi, alcuni titoli possono diventare meno liquidi e presentare forti differenze tra prezzi di acquisto e vendita.

Se molti partecipanti chiedono contemporaneamente il rimborso, il fondo può essere costretto a vendere in condizioni sfavorevoli. Le perdite realizzate possono incidere anche sugli investitori che rimangono.

Rischio valutario

Se il fondo contiene obbligazioni denominate in valute diverse dall’euro, il risultato può dipendere anche dai cambi.

Una copertura valutaria può ridurre questo rischio, ma comporta costi e potrebbe non essere perfetta. Bisogna verificare se il fondo copra l’esposizione o lasci il rischio valutario a carico dell’investitore.

Rischio di inflazione

Recuperare alla scadenza un capitale nominalmente vicino a quello iniziale non significa averne conservato il potere d’acquisto.

Se l’inflazione media supera il rendimento netto, l’investitore può ottenere un risultato reale negativo: possiede più euro, ma può acquistare meno beni e servizi.

Rischio comportamentale

È probabilmente il rischio più sottovalutato.

La presenza di una scadenza, di distribuzioni periodiche e di un rendimento atteso può far apparire il fondo più sicuro di quanto sia realmente. L’investitore rischia così di:

  • destinargli una quota eccessiva del patrimonio;
  • trascurare il rischio di credito;
  • ignorare i costi;
  • investire denaro che potrebbe servire prima;
  • confondere le distribuzioni con il rendimento.

I fondi a scadenza non eliminano il rischio. In alcuni casi lo vestono meglio.

Fondi a scadenza e finanza comportamentale

Dal punto di vista della finanza comportamentale, questi prodotti sfruttano alcuni meccanismi psicologici molto potenti.

L’ancoraggio al rendimento

Il rendimento comunicato durante il collocamento diventa il punto di riferimento mentale. Anche quando viene indicato come una stima, molti risparmiatori finiscono per ricordarlo come il risultato da ottenere.

L’illusione di certezza

La data finale trasmette ordine e prevedibilità. Ma sapere quando dovrebbe terminare il fondo non permette di conoscere in anticipo quanto verrà restituito.

La preferenza per i flussi periodici

Ricevere una distribuzione crea la sensazione di aver guadagnato. L’investitore può però trascurare la contemporanea riduzione del valore della quota.

L’avversione alla volatilità visibile

La narrativa del mantenimento fino alla scadenza può aiutare a non reagire alle oscillazioni quotidiane. Ma non deve diventare un pretesto per smettere di osservare rischi, costi e qualità del portafoglio.

Perché banche e reti amano i fondi a scadenza

I fondi a scadenza possiedono quasi tutte le caratteristiche di un prodotto facile da collocare:

  • hanno una finestra commerciale limitata;
  • presentano una data finale;
  • consentono di comunicare un rendimento atteso;
  • possono distribuire somme periodiche;
  • trasmettono una sensazione di prevedibilità;
  • generano commissioni per diversi anni.

La rete può concentrare la raccolta in poche settimane e sostituire la complessità dei mercati con un messaggio rassicurante: «Sottoscrivi, incassa e aspetta».

È una narrazione efficace. Ma la facilità con cui un prodotto viene venduto non dimostra la sua convenienza.

Una vera pianificazione parte dalla persona, dal patrimonio, dagli obiettivi, dalla liquidità e dal rischio sostenibile. Soltanto dopo confronta gli strumenti disponibili.

Nel collocamento accade spesso il contrario: il prodotto esiste già, la scadenza è stata stabilita, la finestra commerciale è aperta e bisogna trovare clienti ai quali proporlo.

Quando il prodotto viene prima dell’obiettivo, non è il patrimonio dell’investitore a guidare la scelta. È il catalogo della banca.

Fondi a scadenza, BTP ed ETF obbligazionari

Non esiste uno strumento migliore in assoluto. Il confronto deve essere effettuato a parità di durata, rischio di credito, valuta, liquidità, costi e fiscalità.

StrumentoVantaggio principaleLimite principale
Fondo a scadenzaDiversificazione e gestione professionaleCosti e capitale non necessariamente garantito
BTPFlussi nominali definiti e rimborso previstoConcentrazione sul rischio Italia
Obbligazione societariaFlussi contrattuali conoscibiliRischio specifico dell’emittente
ETF obbligazionarioTrasparenza, diversificazione e costi contenutiGeneralmente non ha una data di liquidazione
Conto depositoSemplicità e tutela entro i limiti previstiVincoli e rendimento da confrontare con l’inflazione

Rispetto a un singolo BTP o a un’obbligazione societaria, il fondo a scadenza può offrire una maggiore diversificazione del portafoglio. In cambio, l’investitore rinuncia a parte del controllo e sostiene i costi della gestione.

Un ETF obbligazionario tradizionale può essere più trasparente ed economico, ma rinnova normalmente le obbligazioni presenti nell’indice e non prevede la restituzione del patrimonio a una data prestabilita.

Esistono anche ETF obbligazionari con scadenza, ma devono essere analizzati considerando indice, emittenti, costi, liquidità e modalità di liquidazione.

Investire in ETF non rappresenta sempre la scelta migliore. Quando però un ETF e un fondo a scadenza assumono rischi simili, la differenza tra i costi non può essere liquidata come un dettaglio.

Quando una soluzione più complessa costa più di un’alternativa comparabile, l’onere della prova spetta a chi la propone. Non deve essere l’investitore a giustificare la preferenza per uno strumento semplice. Deve essere il venditore a spiegare quale beneficio concreto giustifichi il maggiore costo.

Un esempio pratico

Immaginiamo tre situazioni differenti.

Primo caso: l’investitore deve utilizzare il capitale tra due anni per acquistare una casa.

Secondo caso: il risparmiatore ha un obiettivo tra cinque anni e può mantenere il denaro investito fino a quella data.

Terzo caso: la persona investe con un orizzonte temporale di quindici anni e vuole far crescere il patrimonio.

Un fondo a scadenza della durata di cinque anni può essere:

  • poco coerente nel primo caso, perché il capitale potrebbe servire anticipatamente;
  • potenzialmente adeguato nel secondo, se rischi e costi risultano sostenibili;
  • soltanto una componente dell’asset allocation nel terzo, perché un obiettivo di lungo periodo richiede una strategia più articolata.

Lo stesso fondo può quindi risultare ragionevole, inutile oppure inadeguato in base alle caratteristiche e agli obiettivi di chi lo acquista.

La qualità di uno strumento non può essere valutata senza considerare il patrimonio nel quale viene inserito.

Le domande da fare prima di investire

Prima di sottoscrivere un fondo a scadenza, chiedi alla banca o al consulente:

  1. Il capitale è garantito? Da chi?
  2. Qual è la data effettiva di liquidazione?
  3. Quali obbligazioni contiene il fondo?
  4. Qual è la qualità creditizia media?
  5. Quanto pesano obbligazioni high yield o subordinate?
  6. Il rendimento indicato è lordo o netto dei costi?
  7. Quali commissioni vengono applicate?
  8. Le distribuzioni possono comprendere una parte del capitale?
  9. Che cosa accade se chiedo il rimborso anticipato?
  10. È presente un rischio valutario?
  11. Quale perdita potenziale indica il KID?
  12. Quali alternative hanno durata e rischio simili?
  13. Quanto peserà il fondo nell’intero portafoglio?
  14. A quale obiettivo finanziario è collegato?

Se le risposte non sono chiare, probabilmente non lo è nemmeno l’investimento.

Il fondo deve adattarsi al tuo obiettivo, non il contrario

Un fondo a scadenza può essere utile quando la data finale coincide con un obiettivo reale, il rischio è sostenibile e il capitale può rimanere investito fino al termine.

Il processo corretto parte però dalla pianificazione finanziaria:

  1. definire l’obiettivo;
  2. stabilire quando servirà il denaro;
  3. mantenere una riserva per gli imprevisti;
  4. determinare il rischio sostenibile;
  5. costruire l’asset allocation;
  6. confrontare le alternative;
  7. scegliere lo strumento più efficiente.

Il fondo arriva alla fine del processo.

Quando la banca propone prima il prodotto e soltanto dopo cerca di collegarlo alle tue esigenze, la pianificazione viene capovolta. Non si sta cercando la soluzione migliore per il tuo patrimonio. Si sta cercando una collocazione per il prodotto del mese.

La data scritta nel nome del fondo non deve diventare la scadenza dei tuoi obiettivi. È lo strumento che deve adattarsi alla tua vita, non la tua vita al prodotto.

Conclusioni sui fondi a scadenza: sicurezza reale o marketing ben confezionato?

I fondi a scadenza non sono strumenti da evitare in ogni circostanza. Possono offrire diversificazione tra più emittenti, una durata definita e una gestione professionale della componente obbligazionaria.

Ma dobbiamo chiamare le cose con il loro nome.

La scadenza non garantisce il capitale. Il rendimento atteso non è una promessa e le distribuzioni periodiche non rappresentano necessariamente un guadagno. Neppure una finestra di collocamento limitata trasforma automaticamente il prodotto in un’occasione irripetibile.

Il vero vantaggio dei fondi a scadenza deve essere dimostrato

Il punto di forza di questi fondi è spesso soprattutto commerciale: trasformano un portafoglio obbligazionario complesso in una storia semplice, rassicurante e facilmente vendibile. Il rischio è che la confezione venga compresa meglio del contenuto.

Prima di investire bisogna confrontare il fondo con BTP, obbligazioni, conti deposito ed ETF obbligazionari. La valutazione deve considerare rendimento netto, costi, rischio di credito, liquidità, fiscalità e coerenza con l’intera asset allocation.

Se il prodotto più costoso non offre un vantaggio concreto e misurabile rispetto alle alternative, non è sofisticato. È semplicemente costoso.

Un consulente finanziario indipendente può analizzare lo strumento senza essere remunerato dalla società che lo produce o dalla rete incaricata di collocarlo. Questa differenza non garantisce l’infallibilità, ma permette di affrontare una domanda scomoda: il fondo viene consigliato perché è utile al cliente oppure perché deve essere venduto?

Verifica se il fondo a scadenza è adatto al tuo portafoglio

Se possiedi un fondo a scadenza o la banca te ne sta proponendo uno, richiedi un check-up gratuito del portafoglio.

Analizzeremo costi, rischi, composizione e possibili alternative per capire se il prodotto lavora davvero per i tuoi obiettivi o soprattutto per quelli di chi lo ha collocato.

Fabrizio Taccuso | Consulenza Vincente

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8 risposte

    1. Buongiorno Sabrina, avrei bisogno di qualche elemento in più per poter dare un parere… Di quale fondo si tratta? Quando scade? Quando e quanto ha investito? Mi può scrivere in pvt.

  1. Buongiorno Dott.Taccuso,Le chiedo un parere circa un mio investimento concernente GESTIELLE CEDOLA MULTITARGET V-PORTATORE CUMULATIVO.Ho investito E.15.000,00 in data Gennaio 2018 ,ora il suo valore di mercato è pari ad E4,82. Attendo periodi migliori per vendere?
    In attesa di un Suo riscontro,porgo cordiali Saluti

  2. Salve Fabrizio,mia suocera, consigliata dalla banca BPM, aveva investito su gestielle obbiettivo stabilità, gestielle dual brand equity 30,morgan stanley investment funds global balanced risk control B, e qualche azione di banco BPM a settembre il report della banca era di euro 19143,050 l’ ultimo datato 31 dicembre 2018 è di euro 18148,330 circa 1000 euro in meno !!
    Abbiamo un appuntamento per venerdi prossimo 08/02 2019 cosa ci consigli di fare ?
    Ritiriamo tutto e scappiamo ?

    Grazie infinite e buona giornata.
    Roberto De Putti

  3. Buongiorno e complimenti per la professionalita’. Nel 2018 ho investito una cifra molto consistente in Fondi Comuni di investimento EURIZON con i seguenti isin : IT0005330219 – IT0005329955 – IT0005330094 . Il contratto prevedeva almeno un vincolo di 5 anni dalla sottoscrizione che ho portato a termine a luglio 2023 senza disinvestimento visto che ad oggi sto perdendo la somma di circa € 32,000.
    Visto la vs competenza vorrei un consiglio a procedere di conseguenza.

    Distinti Saluti

    Rino Buonaiuto

    1. Buongiorno Sig. Rino, i fondi da lei sottoscritti hanno mostrato chiaramente di non creare alcun valore aggiunto rispetto a strumenti meno costosi e più efficienti. E’ ampiamente dimostrato che la gestione attiva (fondi comuni di investimento) bruciano valore anno dopo anno e pertanto vanno eliminati prima possibile.

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