Fondo di emergenza: quanto serve e dove tenerlo

Quanto denaro accantonare per gli imprevisti? Scopri come calcolare il fondo di emergenza, dove conservarlo e come evitare troppa liquidità sul conto.
Cosa trovi in questo articolo:
Fondo di emergenza rappresentato da un barattolo con monete e banconote per affrontare spese impreviste

Il fondo di emergenza è probabilmente la parte meno redditizia del patrimonio. Eppure può essere quella che protegge meglio tutti gli altri investimenti.

Una spesa imprevista, la perdita temporanea del reddito o un problema familiare possono obbligare a chiedere un prestito oppure a vendere strumenti finanziari nel momento peggiore: un ribasso potenzialmente recuperabile si trasforma così in una perdita definitiva.

Il fondo di emergenza serve a evitare questa situazione: non nasce per massimizzare il rendimento, ma per acquistare qualcosa di altrettanto importante: tempo, stabilità e libertà decisionale.

La regola più conosciuta suggerisce di accantonare da tre a sei mesi di spese. È un riferimento utile, ma non può valere allo stesso modo per tutti. Due famiglie con lo stesso reddito possono aver bisogno di fondi di emergenza molto diversi. Per calcolare una riserva adeguata bisogna considerare le spese essenziali, la stabilità delle entrate, le persone economicamente dipendenti e il tempo necessario per recuperare da una riduzione del reddito.

Occorre poi decidere quale parte mantenere immediatamente disponibile e quale può costituire una riserva di continuità. Vediamo come farlo, evitando sia una liquidità insufficiente sia l’errore opposto: lasciare sul conto molto più denaro di quanto serva realmente.

Che cos’è il fondo di emergenza

Il fondo di emergenza è una riserva di denaro destinata a sostenere spese che presentano quattro caratteristiche:

  • non possono essere assorbite dal normale reddito mensile;
  • sono impreviste;
  • sono necessarie;
  • non possono essere facilmente rinviate;

Questa somma dovrebbe essere separata sia dal denaro utilizzato per le spese correnti sia dagli investimenti destinati agli obiettivi di medio e lungo periodo.

Il fondo non dovrebbe invece finanziare vacanze, acquisti discrezionali, imposte già prevedibili, manutenzioni programmate o occasioni di investimento.

Una spesa può essere irregolare senza essere imprevedibile. Se sai che tra alcuni anni dovrai cambiare l’automobile o intervenire sull’abitazione, non hai bisogno di chiamarla emergenza: devi creare un accantonamento dedicato.

Se qualsiasi uscita non mensile viene classificata come emergenza, la riserva finirà per essere utilizzata continuamente e perderà la propria funzione.

Perché il fondo di emergenza protegge il portafoglio

Molti risparmiatori pensano di non avere bisogno di una riserva perché possiedono investimenti facilmente liquidabili.

Ma liquidabile non significa stabile: un’azione, un ETF o un fondo possono essere venduti rapidamente, ma il loro valore potrebbe essere diminuito proprio quando serve il denaro. La possibilità tecnica di vendere non garantisce che quello sia il momento finanziariamente opportuno per farlo.

Immaginiamo una famiglia con 100.000 euro investiti e soltanto 2.000 euro disponibili sul conto. In seguito a una riduzione del reddito e a una spesa imprevista deve reperire 15.000 euro.

Se il portafoglio nel frattempo ha perso il 20%, la famiglia dovrà scegliere tra:

  • ricorrere al credito;
  • rinviare una spesa necessaria;
  • vendere parte degli investimenti in perdita.

Con una riserva adeguata avrebbe potuto sostenere l’imprevisto e lasciare al portafoglio il tempo necessario per recuperare.

Il fondo di emergenza svolge quindi una funzione patrimoniale precisa: riduce il rischio di dover disinvestire sotto pressione.

Nelle analisi di portafoglio incontro spesso due situazioni opposte. Alcuni investitori hanno quasi tutto investito e nessuna riserva realmente utilizzabile. Altri conservano sul conto somme molto superiori alle proprie necessità, senza aver distinto sicurezza, progetti futuri e capitale investibile.

Entrambe le situazioni nascono dallo stesso problema: la liquidità non ha una funzione definita.

Anche la liquidità deve essere coordinata con l’asset allocation, perché il denaro non investito contribuisce comunque alla struttura complessiva del patrimonio.

Quanto deve essere il fondo di emergenza

Il calcolo parte da una formula semplice:

Fondo di emergenza = spese mensili essenziali × mesi di copertura

La moltiplicazione è la parte più facile. La vera difficoltà consiste nello stabilire quali spese considerare e quanti mesi coprire.

Per ottenere una stima ragionevole possiamo procedere in tre passaggi:

  1. calcolare le spese essenziali;
  2. definire una prima copertura;
  3. correggere il risultato in base alla vulnerabilità personale e familiare.

Calcolare le spese essenziali

Non bisogna partire dallo stipendio, ma dalle uscite che continuerebbero anche durante una temporanea riduzione del reddito. Nel calcolo possono rientrare:

  • mutuo o affitto;
  • alimentazione;
  • utenze;
  • rate e finanziamenti;
  • trasporti indispensabili;
  • premi assicurativi necessari;
  • farmaci e cure ricorrenti;
  • spese essenziali per i figli;
  • assistenza a familiari;
  • altri impegni non rinviabili.

Vacanze, ristoranti, acquisti non indispensabili, hobby e versamenti volontari agli investimenti potrebbero invece essere ridotti o sospesi.

Due persone con lo stesso reddito possono avere necessità differenti. Chi guadagna 4.000 euro e sostiene 2.000 euro di spese essenziali non ha bisogno della stessa riserva di chi, con il medesimo reddito, deve coprire 3.500 euro di impegni mensili. Per questo il fondo dovrebbe essere calcolato sulle spese essenziali, non sull’importo dello stipendio.

Scegliere i mesi di copertura

La regola più diffusa suggerisce da tre a sei mesi di spese essenziali. È un buon punto di partenza, non il risultato definitivo.

Una copertura più vicina ai tre mesi può essere valutata quando il reddito è stabile, in famiglia esistono due entrate realmente indipendenti, le spese fisse sono contenute e la capacità di risparmio consente di ricostituire rapidamente la riserva.

Può invece essere opportuno avvicinarsi o superare i sei mesi quando la famiglia dipende da un solo reddito, sono presenti figli o persone a carico, gli impegni fissi sono elevati oppure trovare una nuova occupazione richiederebbe molto tempo.

Per lavoratori autonomi, professionisti e persone con entrate particolarmente variabili può essere ragionevole valutare una copertura indicativa compresa tra sei e dodici mesi.

Correggere il risultato in base alla vulnerabilità

Il numero dei mesi dovrebbe aumentare anche in presenza di:

  • redditi discontinui;
  • un’unica entrata familiare;
  • figli o familiari economicamente dipendenti;
  • mutuo, affitto o rate elevate;
  • settore professionale instabile;
  • tempi lunghi per trovare un nuovo lavoro;
  • spese sanitarie ricorrenti;
  • ridotta capacità di risparmio.

La presenza di due redditi non riduce automaticamente il rischio. Se entrambi i coniugi lavorano nella stessa azienda, nello stesso settore o nell’impresa familiare, le entrate potrebbero diminuire contemporaneamente.

Le coperture assicurative possono ridurre il capitale necessario per alcuni eventi specifici, ma non sostituiscono la liquidità utile in caso di perdita temporanea del reddito o per sostenere le spese non coperte.

Non serve inventare una formula apparentemente scientifica. Una differenza di un mese non rende una famiglia sicura o vulnerabile. L’obiettivo è costruire una riserva ragionevole e aggiornarla quando cambiano reddito, famiglia e impegni.

Tre esempi di calcolo del fondo di emergenza

La tabella mostra come la stessa regola possa produrre risultati molto diversi a seconda della situazione personale e professionale.

ProfiloSpese essenziali mensiliCoperturaFondo indicativo
Dipendente single1.400 €4 mesi5.600 €
Famiglia monoreddito2.700 €8 mesi21.600 €
Libero professionista2.200 €9 mesi19.800 €

Questi esempi non rappresentano soglie automatiche. Mostrano come l’importo del fondo di emergenza possa cambiare in funzione della stabilità del reddito, della composizione familiare e degli impegni finanziari.

Fondo di emergenza per autonomi e imprenditori

Autonomi, professionisti e imprenditori devono affrontare rischi specifici: entrate meno regolari, ritardi negli incassi, concentrazione su pochi clienti, periodi di inattività e costi professionali che continuano anche quando il fatturato rallenta.

Per questo può essere ragionevole una copertura più ampia rispetto a quella di un dipendente. Ma anche in questo caso non esiste una soglia valida per tutti.

Occorre soprattutto separare:

  1. fondo di emergenza personale, destinato alle necessità familiari;
  2. riserva dell’attività, necessaria per affitto, collaboratori, leasing e costi professionali;
  3. accantonamento fiscale, destinato a imposte e contributi prevedibili.

Le tasse non sono un imprevisto. Utilizzare gli accantonamenti fiscali per una difficoltà personale significa soltanto spostare l’emergenza di qualche mese.

La dimensione delle tre riserve dipende dalla regolarità degli incassi, dalla concentrazione dei clienti, dai costi fissi dell’attività e dal tempo necessario per recuperare una riduzione del fatturato.

Il test della doppia emergenza

La formula basata sui mesi di spesa è utile, ma gli imprevisti non arrivano sempre ordinatamente uno alla volta.

Per verificare la solidità della riserva proviamo a porre una semplice domanda:

Il fondo sarebbe sufficiente se, nello stesso periodo, il reddito diminuisse e arrivasse una spesa straordinaria importante?

Immaginiamo una famiglia con spese essenziali di 2.500 euro, un fondo di 15.000 euro e sei mesi di copertura teorica.

Se durante una riduzione del reddito dovesse sostenere anche una spesa urgente di 5.000 euro, la riserva disponibile per le normali necessità familiari scenderebbe a 10.000 euro, equivalenti a quattro mesi.

Questo non significa che ogni fondo debba essere aumentato automaticamente. Il test serve a verificare se la copertura scelta sia abbastanza robusta oppure basata su uno scenario troppo favorevole.

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di un metodo

Come calcolare il fondo di emergenza
1

Spese essenziali

Casa, alimentazione,
utenze, rate, trasporti
e salute

2

Mesi di copertura

3–6 mesi come base;
6–12 nei casi più
vulnerabili

3

Doppia emergenza

Reddito ridotto e spesa
imprevista nello stesso
periodo

4

Due livelli

Soglia minima immediata
e riserva di continuità

5

Liquidità eccedente

Il capitale senza una
funzione può tornare
a lavorare

Abbastanza liquidità da proteggerti.
Non così tanta da immobilizzare il patrimonio.

Dal fondo di emergenza alla liquidità eccedente

Per organizzare correttamente la liquidità conviene distinguere tre componenti:

ComponenteFunzioneDomanda da porsi
Soglia minimaAffrontare una spesa urgenteQuanto devo poter utilizzare subito?
Riserva di continuitàSostenere diversi mesi di spesePer quanto tempo devo poter resistere?
Liquidità eccedenteCapitale senza una funzione immediataQuanto denaro sto lasciando inutilmente fermo?

Questa distinzione evita due errori opposti.

Un fondo insufficiente può costringere a ricorrere al debito o a vendere gli investimenti. Una riserva eccessiva può invece esporre il patrimonio all’inflazione e ridurne le opportunità di crescita.

Centomila euro sul conto non rappresentano automaticamente un fondo di emergenza. Potrebbero comprendere:

  • denaro per le spese correnti;
  • capitale destinato a un acquisto futuro;
  • somme riservate alle imposte;
  • risorse che dovrebbero essere investite;
  • liquidità mantenuta per semplice indecisione.

Il problema non è investire il più possibile, ma assegnare a ogni euro una funzione precisa. Soltanto dopo aver definito spese correnti, fondo di emergenza e obiettivi vicini si può valutare consapevolmente dove investire i soldi che non devono restare disponibili.

Dove tenere il fondo di emergenza

Prima di cercare lo strumento con il rendimento più alto, bisogna stabilire quali caratteristiche deve possedere la riserva.

L’ordine corretto è:

  1. disponibilità;
  2. stabilità del valore;
  3. separazione dalle spese ordinarie;
  4. semplicità;
  5. rendimento netto.

Se per ottenere qualche euro in più rendiamo il capitale difficile da recuperare o esposto a perdite incompatibili con la sua funzione, abbiamo migliorato il rendimento potenziale e peggiorato il fondo di emergenza.

Confronto tra le principali soluzioni

SoluzioneAccesso al denaroOscillazioniPossibile utilizzo
Conto separatoImmediatoAssenti sul saldo nominaleSoglia minima
Deposito svincolabileDa verificareAssenti sul saldo nominaleSoglia minima o continuità
BOT a breve scadenzaDipende dalla venditaPossibili prima della scadenzaContinuità
Fondo o ETF monetarioDopo vendita e regolamentoContenute, non escluseEventuale continuità

Non esiste uno strumento migliore in assoluto. La scelta dipende dalla dimensione della riserva, dai tempi entro i quali il denaro potrebbe servire e dalla capacità dell’investitore di comprendere il prodotto utilizzato.

Conto corrente separato

Un conto corrente separato rappresenta la soluzione più semplice per la soglia minima.

I vantaggi principali sono:

  • accesso immediato;
  • assenza di oscillazioni di mercato;
  • facilità di utilizzo;
  • separazione psicologica dalle spese ordinarie.

Quest’ultimo aspetto è più importante di quanto sembri: se il fondo resta sul conto utilizzato ogni giorno, può essere percepito come denaro spendibile e consumato gradualmente.

Lo svantaggio è il rendimento spesso contenuto o nullo. Per importi elevati bisogna inoltre considerare i limiti del sistema di tutela applicabile.

In Italia, il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi garantisce i depositi fino a 100.000 euro per depositante e per singola banca aderente. Nel calcolo vengono aggregati i rapporti intestati alla stessa persona presso il medesimo istituto.

Conto deposito libero o svincolabile

Un conto deposito può offrire una remunerazione superiore rispetto al conto corrente. Prima di utilizzarlo bisogna però controllare:

  • se le somme siano realmente svincolabili;
  • in quanto tempo possano essere trasferite;
  • se lo svincolo comporti la perdita degli interessi;
  • se esistano penali o limitazioni;
  • quale sia il rendimento netto dopo imposte e costi;
  • quale sistema di tutela dei depositi sia applicabile.

Un conto deposito libero o facilmente svincolabile può essere adatto alla riserva di continuità. Un vincolo non interrompibile è invece poco coerente con una necessità che, per definizione, non può essere programmata.

BOT e titoli di Stato a breve scadenza

I BOT o altri titoli di Stato con scadenze brevi possono essere valutati per una parte della liquidità che non deve essere disponibile nello stesso giorno.

Occorre considerare che:

  • serve un dossier titoli;
  • possono esserci costi di negoziazione e custodia;
  • il prezzo può oscillare prima della scadenza;
  • una vendita anticipata può produrre un risultato diverso da quello previsto;
  • le scadenze devono essere coordinate con le necessità.

Attendere il rimborso alla scadenza e vendere prima della scadenza non sono operazioni equivalenti. Per questo i BOT possono trovare spazio nella riserva di continuità, ma difficilmente sostituiscono la disponibilità immediata.

Per comprendere meglio il rapporto tra scadenza, prezzo e rischio di mercato puoi approfondire anche come investire in BTP e negli altri titoli di Stato.

Fondi ed ETF monetari

I fondi monetari e gli ETF monetari permettono di ottenere un’esposizione al mercato monetario e ai tassi a breve termine.

Possono essere efficienti per gestire una parte della liquidità, ma non sono diventati improvvisamente la soluzione universale per qualsiasi fondo di emergenza.

Prima di utilizzarli è necessario valutare:

  • politica di investimento;
  • composizione del portafoglio;
  • replica fisica o sintetica;
  • rischio di controparte;
  • costi;
  • spread denaro-lettera;
  • possibili oscillazioni;
  • regime fiscale;
  • tempi necessari per vendere e avere il denaro disponibile.

Per valutare correttamente struttura, replica, costi e rischi è utile conoscere più in generale come funzionano gli ETF, senza fermarsi al rendimento recente o al nome del prodotto.

Un ETF monetario può presentare una volatilità molto contenuta, ma il suo valore non è garantito. Inoltre, il capitale non beneficia della tutela prevista per i depositi bancari.

Per una riserva di importo limitato, la maggiore complessità potrebbe non essere compensata dal rendimento aggiuntivo. Non è necessario trasformare ogni euro fermo in uno strumento finanziario.

Un fondo di emergenza organizzato su due livelli

Una soluzione pratica consiste nel suddividere la riserva in due parti.

Livello 1: soglia minima immediata

Serve per le necessità che non possono attendere:

  • cure urgenti;
  • franchigie;
  • riparazioni;
  • assistenza a un familiare;
  • temporanei problemi di cassa.

Questa somma dovrebbe essere accessibile senza vendere strumenti finanziari e senza attendere lo svincolo di un deposito.

Livello 2: riserva di continuità

Serve ad affrontare eventi che producono conseguenze più lunghe, come una riduzione del reddito per diversi mesi.

A seconda della situazione, può essere collocata in:

  • un conto deposito realmente svincolabile;
  • titoli di Stato con scadenze brevi opportunamente distribuite;
  • fondi o ETF monetari scelti con consapevolezza.

La struttura a due livelli non è obbligatoria.

Se il fondo complessivo ammonta a 5.000 o 6.000 euro, un conto separato può essere sufficiente. Costruire una piccola architettura finanziaria per recuperare qualche decimale di rendimento rischia di produrre più complicazioni che vantaggi.

Per riserve più consistenti, invece, distinguere tra soglia minima e riserva di continuità può migliorare l’equilibrio tra sicurezza ed efficienza.

Dove non tenere i soldi per le emergenze

Il fondo non dovrebbe essere esposto a rischi capaci di ridurne sensibilmente il valore proprio quando serve.

Sono generalmente poco adatti:

  • azioni ed ETF azionari;
  • criptovalute;
  • obbligazioni societarie concentrate;
  • titoli obbligazionari a lunga scadenza;
  • fondi con duration elevata;
  • prodotti strutturati;
  • polizze con costi o limitazioni al riscatto;
  • investimenti immobiliari;
  • conti deposito non svincolabili.

Questi strumenti non sono necessariamente sbagliati, ma destinati ad altre funzioni.

Un ETF azionario può essere efficiente per investire nel lungo periodo, ma non rappresenta una buona riserva se può perdere il 30% quando devi sostenere una spesa urgente.

Anche custodire l’intero fondo in contanti in casa comporta rischi di furto, incendio, smarrimento e perdita di potere d’acquisto. Una piccola disponibilità può essere utile in caso di problemi temporanei con i pagamenti elettronici. Non serve trasformare l’abitazione in una filiale della banca centrale.

Come costruire gradualmente il fondo

Se non disponi già dell’importo necessario, puoi procedere per obiettivi successivi:

  1. calcola le spese mensili essenziali;
  2. raggiungi una prima soglia minima;
  3. imposta un trasferimento automatico;
  4. utilizza parte di bonus, rimborsi o entrate straordinarie;
  5. completa gradualmente la riserva di continuità;
  6. aggiorna l’importo quando cambiano reddito, famiglia o impegni.

Supponiamo che l’obiettivo sia accumulare 9.000 euro:

Accantonamento mensileTempo necessario
250 euro36 mesi
500 euro18 mesi
750 euro12 mesi

Non bisogna aspettare di raggiungere l’intera cifra per ottenere un beneficio. Anche una prima riserva di 1.000 o 2.000 euro può evitare di ricorrere al credito per molti imprevisti.

Il trasferimento automatico è particolarmente utile. Se aspetti di accantonare quello che resta alla fine del mese, alla fine del mese potrebbe non restare nulla.

Quando utilizzare il fondo di emergenza

Prima di prelevare dalla riserva, prova a rispondere a quattro domande:

  1. La spesa era realmente imprevedibile?
  2. È necessaria?
  3. È urgente o difficilmente rinviabile?
  4. Non può essere sostenuta con il normale flusso di cassa?

Se le risposte sono positive, utilizzare il fondo è coerente con la sua funzione.

Un’opportunità di investimento, invece, non è un’emergenza. Nemmeno una vacanza diventata improvvisamente conveniente o un acquisto durante i saldi.

Se il fondo viene utilizzato frequentemente per coprire normali spese annuali, il problema potrebbe essere il budget, non l’ammontare della riserva.

Come ricostituire il fondo dopo un utilizzo

Utilizzare il fondo per una vera necessità non rappresenta un errore. È esattamente il motivo per cui è stato creato.

Dopo il prelievo bisogna:

  • verificare quanto è rimasto;
  • ristabilire l’obiettivo;
  • riprendere i versamenti automatici;
  • ridurre temporaneamente le spese discrezionali;
  • destinare eventuali entrate straordinarie alla ricostituzione;
  • valutare se la dimensione iniziale fosse adeguata.

Se lo stesso evento si ripete, potrebbe non essere più corretto considerarlo imprevedibile. Sarà opportuno inserirlo nel budget o creare un accantonamento specifico.

Fondo di emergenza e assicurazioni

Il fondo e le coperture assicurative hanno funzioni differenti. La liquidità può sostenere eventi di importo relativamente contenuto, temporanei ed economicamente gestibili. Le assicurazioni possono invece proteggere da rischi meno frequenti, ma capaci di compromettere il patrimonio:

  • grave invalidità;
  • responsabilità civile per danni rilevanti;
  • perdita dell’abitazione;
  • morte della persona da cui dipende il reddito familiare;
  • non autosufficienza.

Accumulare liquidità sufficiente per affrontare qualsiasi evento sarebbe inefficiente e, per molte famiglie, impossibile.

Una corretta pianificazione finanziaria dovrebbe inserire il fondo di emergenza in una più ampia strategia di protezione patrimoniale, coordinando:

  • liquidità per gli imprevisti sostenibili;
  • assicurazioni per i rischi economicamente insostenibili;
  • investimenti per gli obiettivi futuri.

Domande frequenti sul fondo di emergenza

Quanto dovrebbe essere un fondo di emergenza?

Una prima indicazione è compresa tra tre e sei mesi di spese essenziali. La copertura può aumentare per autonomi, famiglie monoreddito, persone con figli a carico o redditi instabili. L’importo deve riflettere la vulnerabilità personale e familiare.

Il fondo va calcolato sullo stipendio o sulle spese?

È preferibile partire dalle spese essenziali. Lo stipendio indica quanto guadagni, ma non quanto serve per sostenere gli impegni necessari in caso di riduzione del reddito.

Dove conviene tenere il fondo di emergenza?

La soglia minima può essere conservata su un conto separato e immediatamente accessibile. La riserva di continuità può essere valutata tra depositi svincolabili, titoli a brevissima scadenza e strumenti monetari prudenti. Disponibilità, stabilità e semplicità vengono prima del rendimento.

Si può investire il fondo di emergenza?

La parte che non deve essere disponibile immediatamente può essere gestita con strumenti a breve termine e a rischio contenuto. Bisogna però comprenderne oscillazioni, costi e tempi tecnici. Il fondo non dovrebbe essere esposto ai rischi tipici degli investimenti di lungo periodo.

Quanto dovrebbe accantonare un lavoratore autonomo?

Per un autonomo può essere ragionevole valutare una copertura superiore, indicativamente compresa tra sei e dodici mesi. La scelta dipende dalla stabilità degli incassi, dai costi professionali, dalla concentrazione dei clienti e dalla capacità dell’attività di recuperare.

Il fondo di emergenza non è denaro fermo

Il fondo di emergenza non elimina gli imprevisti, ma evita che un problema temporaneo si trasformi in una crisi finanziaria permanente.

La sua utilità consiste nel proteggere il tempo degli investimenti, evitare debiti non necessari e permettere di decidere senza l’urgenza di chi ha bisogno immediato di liquidità.

La vera difficoltà consiste nel trovare l’equilibrio.

Tenere troppo poco può obbligare a vendere nel momento sbagliato. Tenere troppo può lasciare inutilmente fermo il patrimonio per anni.

La soluzione non è scegliere tra sicurezza e rendimento. È assegnare a ogni parte del patrimonio la funzione corretta.

Quanta della tua liquidità è realmente necessaria?

La somma presente sui conti non coincide automaticamente con il fondo di emergenza. Una parte può servire per le spese correnti, una per gli obiettivi futuri e un’altra potrebbe essere rimasta ferma senza una destinazione precisa.

Con il check-up finanziario indipendente di Consulenza Vincente possiamo verificare:

  • quanto dovrebbe essere il tuo fondo di emergenza;
  • quale somma deve essere disponibile immediatamente;
  • se la riserva supererebbe il test della doppia emergenza;
  • se la liquidità complessiva è insufficiente o eccessiva;
  • se gli strumenti utilizzati sono coerenti con i tempi di utilizzo;
  • se il portafoglio può affrontare un imprevisto senza vendite forzate;
  • quale parte del capitale può essere destinata agli obiettivi futuri.

L’analisi viene svolta senza vendere prodotti e senza interessi legati a banche, fondi o compagnie assicurative.

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