Guerra e Mercati Finanziari: quali conseguenze attendersi?

Nelle ultime settimane abbiamo assistito a uno scenario di guerra al centro dell’Europa. Una eventualità che solo in pochissimi avevano previsto. Ma come si ripercuote tutto ciò sui mercati finanziari?

Cosa trovi in questo post:

Nelle ultime due settimane abbiamo assistito a uno scenario di guerra al centro dell’Europa, una eventualità che solo pochi mesi fa non avremmo mai potuto immaginare.

Tutto è stato causato dall’invasione dell’Ucraina da parte della Russia con lo scopo di sostituire l’attuale governo e impedire qualsiasi ipotesi di entrata nella NATO.

Guerra e Mercati Finanziari, le peculiarità politico-economiche

Si tratta di una guerra iniziata in modo piuttosto tradizionale che ha poi assunto caratteristiche del tutto peculiari. Non era difficile immaginare che una guerra nel 2022 avrebbe avuto connotati piuttosto diversi da quelle del secolo scorso.

Si tratta infatti di una guerra che si combatte sul piano militare ma anche sul piano finanziario. Per la prima volta nella storia una guerra viene infatti combattuta anche sui mercati globalizzati.

I paesi della NATO hanno subito messo in chiaro di non voler intervenire militarmente in Ucraina. L’Occidente ha però messo in campo una massiccia offensiva finanziaria per minare alle basi il consenso di cui gode il presidente Putin.

In rapida successione:

  1. la Russia è stata esclusa dal sistema SWIFT, la piattaforma di messaggistica che consente i pagamenti internazionali;
  2. sono state congelate le riserve in Euro e in Dollari della banca centrale russa;
  3. gli asset russi sono stati esclusi dagli indici;
  4. le imprese estere hanno disinvestito le loro partecipazioni nel suolo russo.

Come rappresaglia Putin ha imposto controlli sui movimenti di capitali e impedito il pagamento agli investitori esteri di cedole e nominale di obbligazioni emesse in valuta estera.

Guerra e Mercati Finanziari, le sanzioni economiche funzionano?

Le sanzioni senz’altro funzionano nell’indebolire il regime di Mosca e rispondono a una giusta causa.

Il problema è semmai che non sono del tutto chiari gli effetti collaterali di una tale offensiva finanziaria. Ad esempio, escludendo le banche russe dallo SWIFT, si rendono impossibili anche pagamenti che imprese europee erano intitolate a ricevere da controparti russe.

Ancora più significativo nel lungo periodo potrebbe essere l’effetto del congelamento delle riserve che la banca centrale russa aveva accumulato in euro e in dollari. A partire dalla crisi delle economie asiatiche del 1998, i paesi in via di sviluppo avevano continuato ad accumulare riserve in valuta estera destinate a essere usate in caso di bisogno per proteggere la propria moneta.

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Soprattutto il Dollaro viene considerato la reserve currency del mondo. Il fatto che le banche centrali vogliano detenere dollari consente agli Stati Uniti un enorme privilegio nel finanziarsi a tassi bassi e coprire facilmente enormi deficit di bilancio e commerciali.

Guerra e Mercati Finanziari, gli scenari possibili

Ma che cosa succede quando i Paesi, soprattutto gli avversari degli Stati Uniti, sanno che un giorno, in caso di conflitto, potrebbero vedere le proprie riserve in dollari congelate proprio quando ne hanno più bisogno?

Riserve monetarie

È chiaro che molti di questi Paesi potrebbero cercare alternative per impiegare le proprie riserve e mettere in discussione il ruolo di reserve currency del dollaro. Questo non vale nel breve periodo, in cui non ci sono alternative al dollaro. Alcuni interrogativi si pongono nel lungo periodo con l’ascesa del Renminbi, la valuta cinese, o delle valute digitali.

Mercati Finanziari

Per quanto riguarda l’effetto sui mercati finanziari, il conflitto ha innanzitutto causato un vorticoso aumento dei prezzi delle materie prime. Sia la Russia sia l’Ucraina sono infatti Paesi esportatori di materie prime e la guerra ha avuto l’effetto di esacerbare ulteriormente una crisi energetica che era già presente soprattutto in Europa.

Ricordiamo che l’Europa importa circa il 40% dei suoi consumi di gas e petrolio dalla Russia e si trova quindi in una posizione estremamente delicata, schiacciata tra la volontà di applicare sanzioni che indeboliscano il consenso nei confronti di Putin e la dipendenza energetica dall’estero che la rende estremamente vulnerabile.

Chiaramente gli stati europei sono quelli che più hanno da perdere in quanto, come abbiamo imparato negli scorsi anni, le sanzioni pesano anche su chi le impone. E l’Europa è quella che ha i maggiori legami commerciali con la Russia.

Quasi tutte le materie prime energetiche, agricole e i metalli industriali hanno toccato nuovi massimi e costituiscono ad ora l’unica asset class in positivo da inizio anno. Si tratta di una asset class che per un periodo molto lungo di tempo ha sottoperformato pesantemente. Infatti le politiche delle banche centrali iniziate con la grande crisi del 2008 hanno avuto molto più effetto nel gonfiare i prezzi degli asset finanziari rispetto a quelli degli asset materiali.

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Il ruolo dei Servizi tra Guerra e Mercati Finanziari

Oltre a questo, vale la pena ricordare che nell’economia moderna i servizi hanno assunto un peso molto maggiore rispetto alle tradizionali produzioni industriali che consumano materie prime.

Per quanto riguarda i mercati azionari, si è drammaticamente invertita la tendenza di inizio anno che aveva visto il Nasdaq crollare sui timori di rialzi dei tassi e l’Europa sovra-performare in quanto i suoi indici contengono meno titoli growth che vengono più penalizzati dai rialzi dei tassi. Il conflitto ha invece fatto collassare gli indici europei mentre gli indici statunitensi sono saliti dall’inizio delle ostilità.

È probabile che le banche centrali si rivelino nell’immediato meno aggressive nella normalizzazione delle politiche monetarie per non penalizzare troppo un’economia che è già colpita da prezzi record delle materie prime. Questo, oltre ad una minore prossimità geografica e a minori interdipendenze commerciali, ha favorito il recupero degli indici USA che in genere sovra-performano con tassi bassi.

Guerra e Finanza, dinamiche di Lungo Periodo

Questo per quanto riguarda il breve periodo. Nel lungo periodo la traiettoria dei tassi dovrebbe comunque però rimanere al rialzo. Le banche centrali, infatti, seppur in questa situazione difficile, non potranno esimersi dall’alzare i tassi in presenza di un’inflazione così elevata.

È quindi possibile che proprio per quei settori che stanno più soffrendo oggi, come la parte value dei mercati europei, possano presentarsi delle opportunità interessanti di acquisto in ottica di lungo periodo in caso di ulteriore debolezza.

Con i tassi al rialzo, storicamente le Borse non hanno mai brillato. È decisamente improbabile poter replicare le performance degli anni scorsi. Già oggi emergono tutte le criticità dei prodotti inefficienti inseriti in portafoglio dalle banche con la logica del budget.

Mi riferisco a:

  • polizze assicurative;
  • gestioni patrimoniali;
  • fondi comuni di investimento con caricamenti iniziali molto penalizzanti

Quando tutto sale, anche le inefficienze vengono mascherate. Ma i momenti difficili dei mercati mettono drammaticamente a nudo il conflitto di interesse nel mondo della distribuzione finanziaria. In questi giorni mi è capitato di vedere gestioni di importanti banche a meno 20% da inizio anno!

Come proteggersi dagli scossoni della Guerra e dei Mercati Finanziari?

Com’è possibile recuperare tali perdite nello scenario attuale e futuro dei mercati?

Ognuno deve ripensare la propria strategia di investimento alla luce del cambio di paradigma dovuto al rialzo dei tassi. Prima che sia troppo tardi è opportuno analizzare attentamente tutti i prodotti su cui stai investendo.

Ti consiglio di contattarmi per un check up del portafoglio e per sostituire tutto ciò che è inefficiente soluzioni valide ed efficaci.

Fabrizio | Consulenza Vincente

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