Il crollo del petrolio

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Il crollo del petrolio e le ricadute che può avere sui mercati è stato l’argomento affrontato nella mia intervista pubblicata sull’ultimo numero di Plus 24, inserto del Sole 24 Ore.

Storicamente c’è sempre stata una certa correlazione tra mercato azionario e materie prime (trainate dal petrolio). Normalmente  l’economia in crescita sostiene entrambi i mercati.

Da quando però le principali Banche Centrali hanno inondato i mercati di liquidità, la correlazione tra mercati azionari e materie prime si è interrotta. I principali indici mondiali hanno continuato a salire, mentre le commodity hanno iniziato un inesorabile declino. Si è verificato il crollo del petrolio, ma notevoli discese ci sono state anche per i metalli industriali e le commodity agricole.

Non c’è nessun dubbio sul fatto che qualora le Borse dovessero rispecchiare l’andamento dell’economia reale sarebbero notevolmente più basse.

L’indice generale delle materie prime, il CRB, è sceso ai minimi da inizio secolo.

Proprio per questo i risparmiatori si stanno interrogando se sia il caso di accumulare posizioni legate alle commodity e con quale modalità.

Ecco la nostra intervista: “Il petrolio WTI è sceso del 37% in un anno, mentre i titoli energetici che fanno parte dell’indice azionario europeo Stoxx hanno perso meno del 5%. Le quotazioni, infatti, sono ovviamente correlate al prezzo del petrolio, ma anche ai margini di raffinazione. Tali margini possono paradossalmente aumentare anche con il prezzo del petrolio in calo, portando benefici alle quotazioni delle società quotate. Quindi chi vuole investire sulle materie prime limitando la volatilità, è meglio che si concentri sui titoli azionari. 

indice CRB vs SP500
indice CRB vs SP500

L’investimento diretto nella materia prima, invece, amplifica i ribassi ed i rialzi. Chi vuole scommettere su un rimbalzo del petrolio (Oil) a breve, può puntare sugli ETC, strumenti quotati che replicano l’andamento della materia prima sottostante. Per chi vuole accumulare meglio utilizzare gli ETC non a leva. Quest’ultimi, infatti, sono adatti solo in un’ottica di breve termine ed in chiave speculativa. Quindi vanno utilizzati con un mercato che ha già imboccato la direzione auspicata.

Accanto all’investimento settoriale sull’energia, nel campo delle commodity, c’è anche l’indice delle risorse di base. Decisamente più volatili sono i titoli legati al settore minerario e dei metalli. L’indice settoriale (basic resources) ha perso in un anno in Europa il 34%, con società che hanno lasciato sul terreno anche il 90%. Se dovesse esserci un rimbalzo della materia prima sottostante certamente la quotazione delle società amplificherebbe il rialzo”.

Ovviamente è bene precisare che gli investitori devono essere consapevoli dei rischi a cui vanno incontro investendo in tali strumenti. La quota di portafoglio da utilizzare deve essere molto limitata.  Se non si hanno adeguate competenze, è meglio effettuare investimenti  avvalendosi di professionisti specializzati.

Fabrizio Taccuso

 

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