Le Banche Centrali e la nuova normalità dei mercati finanziari

da | Ago 5, 2020 | Attualità e Mercati | 0 commenti

Le Banche Centrali hanno creato una barriera attorno ai mercati finanziari con interventi di stimolo a sostegno dell’economia.

Le Banche Centrali hanno una posizione predominante, disponendo di strumenti potenti ed efficaci come la creazione di moneta e la variazione dei tassi di interesse.

Almeno in questa fase ciò ha creato una profonda dicotomia tra mercati finanziari ed economia reale. L’andamento delle Borse è sempre più legato alle aspettative legate alle dichiarazioni delle Banche Centrali piuttosto che alle prospettive economiche.

Alcuni mercati hanno superato i livelli pre-Covid nel giro di pochi mesi, ignorando le dimensioni della crisi occupazionale che si sta generando a livello mondiale. Il mese di luglio, ma anche questi primi giorni di Agosto confermano questo scenario. Infatti abbiamo registrato:

  • la più alta chiusura mensile dell’indice S&P 500;
  • il peggiore ribasso trimestrale del GDP di sempre;
  • la più alta chiusura mensile dell’oro;
  • la più bassa chiusura mensile dei tassi USA a 10 anni;
  • il miglior mese per l’argento dal 1979;
  • il peggior mese per il dollaro degli ultimi 10 anni

I fatti descrivono una nuova normalità con movimenti relativi degli asset finanziari che solo qualche anno sarebbero stati inconciliabili tra loro.

Ciò che balza sicuramente all’occhio è il record del mercato azionario (in termini di chiusura mensile) a fronte di dati economici devastanti. Questo contrasta con qualsiasi idea di mercato finanziario come specchio dell’andamento economico. Tuttavia è da un pò che i mercati seguono logiche di difficile comprensione seguendo i parametri storici ed i modelli del passato.

In particolare, il mercato è un meccanismo che sconta il futuro e che si occupa poco del presente o del passato, che invece segna emotivamente le nostre percezioni. Così il dato relativo al Prodotto Interno Lordo, che si riferisce al trimestre scorso, è considerato un dato già del passato. Per il futuro c’è la percezione, e anche la speranza, che si vada verso un miglioramento, nonostante le previsioni di una possibile ripresa del virus in autunno. Probabilmente i mercati anticipano anche la scoperta e la commercializzazione di un vaccino che sconfigga il Covid.

Le grandi società tecnologiche americane, i famosi FAANG (Facebook, Amazon, Apple, Netflix, Google/Alphabet) hanno riportato risultati trimestrali stellari.

Non sono state minimamente toccate dal lockdown. Anzi probabilmente da questo contento hanno tratto maggiore beneficio rispetto ad altre aziende, riportando aumento del fatturato e degli utili. La crescita inimmaginabile solo qualche mese fa dei titoli tecnologici americani è stata supportata dalle politiche ultra-espansive delle Banche Centrali.

Le Banche Centrali hanno dichiarato che manterranno bassi i tassi d’interesse ufficiali per un lungo periodo.

Banche Centrali - Rendimento titoli governativi

Banche Centrali – Rendimento titoli governativi

Nella tabella sopra puoi vedere il rendimento attuale dei titoli governativi. Il tasso a 10 anni americano è ai livelli più bassi di sempre. 

Tanti operatori temono che questa enorme immissione di liquidità nel sistema porti alla svalutazione delle principali valute. Di conseguenza si è innescata una corsa a detenere asset reali come Oro e Argento, ma anche criptovalute. L’obiettivo è mantenere il proprio potere d’acquisto.

Oro e Argento mettono a segno rialzi notevoli da inizio anno (rispettivamente +33% e +45%), con l’Oro che ha sfondato il record di sempre, superando i 2.000 dollari l’oncia.  

Si teme che nei prossimi anni l’enorme liquidità immessa nel sistema possa creare una forte inflazione. Oggi i tassi di interesse reali (che sono inversamente correlati con l’Oro) sono scesi sotto -1%. Ecco che in questo contesto aumenta la convenienza a detenere asset reali che non pagano interessi e che sono viceversa penalizzati quando i tassi sono più alti.

In luglio il dollaro ha fatto registrare la peggiore performance mensile degli ultimi 10 anni.

Alcuni fattori concorrono a spingere il dollaro al ribasso dopo anni di forza relativa del biglietto verde:

  • la riduzione del differenziale dei tassi. Solo pochi mesi fa i tassi d’interesse in dollari erano sostanzialmente più elevati di quelli degli altri Paesi sviluppati, complice anche la migliore dinamica economica statunitense. Questo generava afflussi di capitale in cerca di una migliore remunerazione rispetto alla gran parte degli altri paesi sviluppati. L’aggressiva riduzione dei tassi operata dalla FED durante la crisi ha ridotto drasticamente il rendimento addizionale offerto dai tassi in dollari, eliminando una delle principali ragioni della forza della valuta statunitense.
  • il riaffiorare di focolai negli Stati Uniti, ha creato preoccupazioni maggiori rispetto ad altri paesi che in questo momento sembrano gestire meglio la crisi sanitaria;
  • l’accordo sul Recovery Fund in Europa ha sostenuto l’euro in termini relativi rispetto al dollaro.

L’ulteriore discesa dei tassi di interesse a cui accennavo prima ha portato nuovi rialzi sul mercato azionario ed alla ricerca di rendimenti verso titoli obbligazionari con scadenza più lunga o più rischiosi.

Non si può  fare a meno di evidenziale un’evidente distorsione nell’allocazione delle risorse nello scenario complessivo. Come cantava Orietta Berti “finchè la barca va lasciala andare“, ma attenzione che il risveglio da questa fase surreale potrebbe essere piuttosto traumatico. I ripetuti interventi delle Banche Centrali in tutti questi anni hanno “dopato” i mercati e prima o poi i nodi verranno al pettine.

A quel punto solo un’efficace diversificazione degli attivi patrimoniali ed una pianificazione finanziaria ti metteranno al riparo da scenari futuri  complicati. E’ bene pensarci per tempo…

Fabrizio Taccuso

Banche Centrali e la nuova normalità finanziaria

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