Mal di budget, lo sfogo di un gestore affluent

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Mal di budget, ecco lo sfogo di Silvio, gestore affluent, in un primario gruppo bancario.

Il gestore affluent è colui che segue i clienti della banca che hanno depositi e investimenti sino a 500 mila euro.

Silvio dipinge un quadro estremamente chiaro della realtà che si vive in banca di questi tempi.

“Lavoro da circa dieci anni in un primario gruppo bancario. Quando da neolaureato ho accettato questo lavoro mi sembrava di aver raggiunto un sogno. Credevo che in banca ci fosse spazio per dimostrare professionalità e capacità. Dopo soli pochi anni ho dovuto ricredermi e mi sono accorto che le mie speranze erano mal riposte.

Seguo con interesse le evoluzione riguardanti la consulenza finanziaria indipendente. Credo sia in grado di dare soluzioni di valore alle esigenze ed agli obiettivi finanziari degli investitori. Purtroppo la mia condizione familiare, non mi permette di fare con la giusta tranquillità un passaggio cosi’ importante e dimettermi. Con i tempi che corrono rinunciare alla sicurezza (chissà ancora per quanto) di uno stipendio fisso è una scelta impegnativa che non mi sento di fare.

Oggi devo ammettere che per andare avanti o anche solo per mantenere il proprio posto, bisogna far fronte a:

  • gravosi budget sui prodotti;
  • resistere al monitoraggio quotidiano;
  • fortissime pressioni commerciali

Tutto questo incide non solo sul piano professionale, ma anche sul lato personale e sulla qualità della nostra vita. Spesso lo stress ed il mal di pancia ce li portiamo anche a casa.

E’ inutile dire che oggi in banca si fa consulenza, ormai siamo diventati dei puri venditori.

Ad un gestore affluent come me non è più richiesto di essere preparato dal punto di vista tecnico. L’unica cosa che ci viene richiesta è vendere, vendere, vendere per raggiungere i budget. E garantire laute commissioni alla banca.

Il cliente viene visto come un pollo da spennare a cui bisogna appioppare ogni tipo di prodotto.

Da qualche anno da noi vanno di moda i prodotti assicurativi. Mi riferisco alle Rc auto, alle polizze per la non autosufficienza, a quelle contro gli infortuni o lo smarrimento del bancomat. Poi ci sono le Unit Linked che vincolano i clienti per almeno cinque anni. E chi vuole uscire prima paga salatissime penali!

Il problema è costituito dal capo-area e dai suoi “tirapiedi che prendono stipendi di diverse migliaia di euro, senza aver mai lavorato in una filiale. E senza sapere come si gestisce il rapporto con un cliente. Il loro unico compito è mandare mail e spremere di continuo i gestori affluent e gli altri collaboratori delle filiali. L’obiettivo è il raggiungimento del budget, monitorando il tutto giornalmente.

La cosa più spiacevole è la costante guerra psicologica, basata anche sui continui confronti con i colleghi delle filiali vicine, tanto per far notare che gli altri sono più bravi.

L’etica nei confronti del cliente e la sua soddisfazione non importano alla banca, continua il gestore affluent!

L’unica cosa che conta è fare i numeri e raggiungere gli obiettivi di redditività a breve termine, affinché il direttore possa dire che la sua filiale è tra le prime dell’area.

Ma quando ad un cliente si è rifilato di tutto e di più e si è persa anche la sua fiducia, poi che cosa si può fare ancora?”

Fabrizio Taccuso 

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