Materie prime energetiche, non proprio un’occasione

da | Set 24, 2021 | Attualità e Mercati | 0 commenti

Le materie prime energetiche sono considerate “hard commodities” in quanto estratte dalla terra.

Le materie prime energetiche includono combustibili fossili come carbone, petrolio e gas naturale.

Il prezzo di queste materie prime è considerato un indicatore importante da economisti, trader, governi e società, data la correlazione esistente tra crescita economica e consumo di energia.

Proprio in questi giorni uno dei temi più sentiti  è senza dubbio quello relativo all’aumento della bolletta dell’energia elettrica.

La causa principale è dovuta al forte incremento dei prezzi del gas con il quale viene prodotto circa il 45% dell’energia elettrica totale.

 

Materie prime energetiche - Il Gas Naturale

Materie prime energetiche – Il Gas Naturale

 

Il Gas, dai minimi del 2020, ha avuto un rialzo dei prezzi di ben il 240%. Ciò rappresenta il balzo più consistente degli ultimi 7 anni. Generalmente questi rialzi hanno anche carattere stagionale, in quanto i produttori di energia provvedono ad assicurarsi le scorte necessarie per soddisfare il fabbisogno durante i mesi più freddi.

L’energia da fonti rinnovabili, benché abbia aumentato la sua incidenza nella produzione complessiva, attualmente non è sufficiente a soddisfare il fabbisogno. Tuttavia il programma di investimenti in merito è molto ambizioso.

Si prevede pertanto che la bolletta energetica, possa aumentare in Italia tra il 40 e il 50%, mentre il Governo ha già stanziato circa 3,5 mld per alleggerire il peso da far sopportare alle famiglie.

Come siamo messi in Europa a energie rinnovabili?

L’Europa a livello mondiale è posizionata piuttosto bene, con una quota sul totale di circa il 37%. E’ ben superiore a quella degli Stati Uniti che, nonostante una forte crescita, hanno da poco superato la soglia del 20%.

L’Italia si trova poco sopra la media europea, mentre Austria e Paesi Scandinavi sono già indipendenti da materie prime energetiche come gas e petrolio, almeno per quanto riguarda la produzione di energia elettrica.

Pertanto il caro energia non riguarda solo l’Italia, ma gran parte del resto del Mondo.

In UK ad esempio, nonostante una “quota green” molto alta, l’aumento dei prezzi del gas ha provocato rialzi sulla bolletta energetica tali da creare problemi al settore industriale.

Il rialzo dei prezzi del gas e di altre materie prime necessarie per la produzione di energia elettrica quindi, è frutto di un eccesso di domanda volta ad aumentare le scorte oltremisura.

Materie prime energetiche – Il costo dei container

Un dato curioso arriva dal costo dei container che vengono utilizzati per lo stoccaggio (in prevalenza gas o oil). In pratica il prezzo  è quintuplicato rispetto alla media massima storica.

 

Il costo dei container

Il costo dei container

 

Generalmente i container servono per far provvista di materia prima per paura di rimanere senza. Ciò dovrebbe in qualche modo confermare l’anomalia della domanda sui prodotti energetici che vediamo in questi giorni.

Tuttavia c’è un’altra domanda che non è strettamente legata al fabbisogno effettivo dell’economia reale. Si tratta della domanda finanziaria che spesso può incidere anche più di quella reale.

Che cos’è la domanda finanziaria?

Come ormai saprai, qualsiasi investitore può comprare una materia prima (commodity) sul mercato, al solo scopo di poter lucrare dell’eventuale rivalutazione.

Ciò può avvenire mediante un acquisto di future sul mercato regolamentato o più semplicemente di un ETC.

La dinamica dei tassi a zero, negli ultimi anni, ha spinto molti investitori a guardare con maggior interesse il mercato delle materie prime, amplificandone i movimenti delle stesse.

Pertanto ad un aumento della domanda reale segue generalmente un aumento della domanda finanziaria (speculazione) che inevitabilmente finisce con l’esasperare il rialzo dei prezzi.

Gli alti e bassi del legname Gli alti e bassi del legname

 

Basti pensare alle oscillazioni conseguite dal legname negli ultimi 12 mesi, raffigurate nel grafico, per avere un’idea del concetto che vogliamo esprimere.

Ovviamente, va da sé che l’esasperazione del prezzo riguarderà anche le fasi al ribasso, in cui ad un aumento di offerta reale si accoderanno a vendere gli investitori che non vorranno rimanere con il famoso cerino in mano.

Altrimenti come si spiegherebbero i crolli sul petrolio visti un anno fa (vedi articolo), con quotazioni sul future addirittura sotto zero per evitare la consegna fisica

Il COT

La sigla COT sta per Commitments of Traders. E’ un rapporto di mercato settimanale pubblicato dalla Commodity Futures Trading Commission (CFTC) che elenca le posizioni dei partecipanti ai vari mercati dei futures negli Stati Uniti.

Insieme al rapporto call/put può rappresentare un elemento di ulteriore informazione per capire meglio quale sia il grado di sostenibilità di un mercato, in relazione alla situazione tecnica e allo scenario macro.

COT - Posizioni future petrolio WTI

COT – Posizioni future petrolio WTI

 

Sul mercato del petrolio troviamo una situazione davvero anomala, guardando alle posizioni future del COT. I produttori (che dovrebbero vendere future per coprire il rischio prezzo delle giacenze) sono arrivati addirittura ad assumere posizioni long (rialziste).

Livelli simili non hanno mai portato fortuna alle quotazioni del greggio nei mesi successivi, in quanto ne sono seguiti crolli consistenti.

I produttori quindi hanno posizioni long, oltre ad assumersi il rischio prezzo delle giacenze. Ciò è dovuto ad una forte aspettativa di crescita economica e al timore di non avere la disponibilità fisica ad una data scadenza. Allo stesso tempo dobbiamo stare in guardia su ciò che il mercato sta già scontando.

Nel frattempo la speculazione professionale sta diminuendo gli eccessi toccati fino a poche settimane fa e questo potrebbe essere un primissimo segnale in favore di un cambiamento di tendenza.

Da considerare inoltre, che i prezzi del petrolio sembrano piuttosto manipolati e questo troverebbe proprio conferma nelle posizioni presenti tra i produttori.

Storicamente l’investimento in materie prime è fra quelli meno redditizi del panorama finanziario.

Nonostante ciò spesso affascinano la speculazione per la forte volatilità. Le materie prime che più hanno dato soddisfazioni in ottica di lungo periodo sono il rame e l’oro. Entrambe consentono, quantomeno. di preservare dalla svalutazione monetaria (inflazione).

Ad oggi siamo in presenza di un eccesso sulle materie prime energetiche come gas e petrolio, dalla quale crediamo sia necessario prendere le dovute distanze. Inoltre il macrotrend, vedrà in futuro un fabbisogno delle stesse sempre minore in virtù della quota di energia da fonti rinnovabili in costante salita.

Fabrizio Taccuso

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Materie prime energetiche, non proprio un’occasione

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