Mercato Forex: cos’è, come funziona e diversificazione valutaria

Il forex è il mercato finanziario più scambiato e importante al mondo. Scopri in quest'articolo cos'è il forex, come funziona e perché è importante la diversificazione valutaria.

Cosa trovi in questo post:

Forex mercato valutario

Cos’è il mercato Forex?

Il Forex è il mercato delle valute, il più scambiato e il più importante al Mondo. Nel mercato Forex si fissano in tempo reale i rapporti di cambio fra le monete di ciascuna nazione e si regolano tutti i rapporti di interscambio di merci e servizi fra i vari paesi.

Il Forex (foreign exchange market) che è un mercato decentralizzato, è il canale su cui avvengono le principali contrattazioni di valute. Gli scambi sono in costante crescita dal 1971 in poi, anno in cui il presidente americano Richard Nixon decise di sospendere la convertibilità del dollaro Usa con l’oro, lasciando liberi i cambi di fluttuare. D’allora gli scambi sono accelerati grazie a una maggiore liberalizzazione dei capitali che ha favorito gli interscambi sia commerciali che finanziari.

Come funziona il mercato valutario?

I principali partecipanti al mercato Forex sono essenzialmente due:

  • Banche commerciali e di investimento per conto proprio o terzi come privati o aziende di tutte le dimensioni.
  • Banche Centrali e altre istituzioni monetarie come Ocse e Fmi In particolare le banche centrali oltre a contrattare le proprie riserve valutarie, regolano in ultima istanza i rapporti derivanti dagli interscambi valutari. Ad esempio: se un esportatore cinese vende in Usa, il ricavato in Dollari, sarà cambiato dalla banca centrale nella moneta avente corso legale, ossia in Yuan nel caso cinese. A sua volta i dollari trattenuti dalla banca centrale andranno ad alimentare le riserve valutarie.

Ovviamente tutti gli altri attori, quali gli investitori, la speculazione o le istituzioni finanziarie che si affacciano a tale mercato per gestire il rischio di oscillazione valutaria rientrano nella prima categoria.

Quali sono i fattori che determinano il rapporto di cambio tra due valute?

Interscambi commerciali: la valuta di un paese esportatore netto tenderà a essere più forte rispetto a un altro che presenta una bilancia commerciale negativa (somma algebrica tra esportazioni ed importazioni). Il paese importatore infatti dovrà provvedere all’acquisto della valuta del paese esportatore per reperire la provvista monetaria necessaria a pagare la merce, rafforzando la moneta di quest’ultimo.

Flussi finanziari: un paese che rappresenta un’attrattiva, in termini di investimenti o dal punto di vista turistico, vedrà affluire liquidità dall’estero che sistematicamente dovrà essere cambiata nella valuta del paese di destinazione. Facciamo due esempi:

  1. Se un investitore asiatico vuole comprare Apple dovrà vendere la valuta del proprio Paese per procurarsi i dollari necessari a comprare le azioni. Ciò, in linea teorica, dovrebbe rafforzare il Dollaro e indebolire la valuta dell’investitore.
  2. Nel caso invece una famiglia americana decidesse di fare una vacanza in Giappone la stessa dovrà procurarsi gli Yen necessari per soggiornare in quel paese, dato che il Dollaro non avrebbe corso legale.

Interventi delle banche centrali: come detto in precedenza le banche centrali hanno un ruolo non secondario riguardo agli scambi nel Forex. Esse infatti, oltre a far da regolatore nel campo degli interscambi commerciali, possono contribuire in modo importante alla formazione dei prezzi. I mezzi per fare ciò sono principalmente due:

  1. Tassi di interesse: attraverso la loro politica monetaria, le banche centrali possono stimolare o disincentivare i flussi di liquidità in entrata. Tassi più alti rispetto a un altro Paese potrebbero stimolare gli abitanti di quest’ultimo a esportare capitali in favore del paese che presenta rendimenti più alti. In gergo tecnico si dice “differenziale di rendimento” tra due valute. Per esempio se nell’area Dollaro i tassi sono al 4%, come ai giorni nostri, e nell’area Euro sono al 2%, gli investitori saranno propensi a far affluire i capitali verso gli Usa a spese del cambio europeo.
  2. Interventi diretti: accade quando una banca centrale decide di rafforzare la propria valuta, acquistandola sul mercato. Per fare ciò tuttavia dovrà possedere riserve con cui farlo come ad esempio valuta estera o oro. Questo tipo di intervento generalmente è una specie di ultima spiaggia, ossia quando le altre misure, come un rialzo dei tassi o dichiarazioni importanti, non sono più sufficienti a ristabilire il rapporto di fiducia con gli investitori.

Fiducia: è proprio questo uno degli elementi più importanti al fine di determinare il rapporto di cambio di una moneta. Possedere una moneta cartacea o ancor più elettronica di per sé non significa molto in termini di valore reale, ma piuttosto significa il fatto che la stessa verrà accettata da tutti come mezzo di scambio.

Un paese forte, economicamente, politicamente e militarmente avrà senza dubbio una valuta sulla quale verrà riposta una fiducia massima da parte di tutti. Basti pensare al Dollaro che da decenni è la valuta di riferimento del Forex per circa il 67% degli interscambi globali.

Ciò ha permesso addirittura negli anni, di bypassare il requisito legato a una bilancia commerciale attiva per avere un cambio forte.

Spesso si dice che gli americani vivono al di sopra delle proprie possibilità. Ciò è dovuto in larga parte alla fiducia che il Mondo ripone nel Dollaro. Questo consente agli Usa di fare deficit, sistematicamente finanziato senza problemi.

Diverso é, invece, per un Paese caratterizzato da scarsa influenza politica e soprattutto da instabilità socioeconomica interna. In tal caso non sarà sufficiente l’intervento di una banca centrale come al punto precedente. La fiducia nella valuta del paese sarà ai minimi termini, con inflazione alle stelle, fino al punto da far circolare valuta estera illegalmente. Un caso emblematico è il Venezuela.

Nel grafico puoi osservare quanto le principali valute abbiano perso nei confronti del Dollaro a partire dal 2021.

Lo Yen è sicuramente la valuta che ha subito le perdite maggiori con un -28%. Euro, Sterlina e dollaro australiano non sono state da meno, oscillando tra un -19% e un -16%. Più contenuta invece la perdita del dollaro canadese il cui cambio, per varie ragioni politico-commerciali, tende a essere maggiormente ancorato al biglietto verde.

Le ragioni che hanno portato a un rafforzamento così marcato del Dollaro nel corso degli ultimi 20 mesi sono state essenzialmente due:

  1. Differenziale di rendimento: a partire dal 2021 il Dollaro ha iniziato un leggero rafforzamento sulla scia di aspettative di un cambiamento della politica Fed da espansiva a restrittiva. Aspettative che poi si sono concretizzate all’inizio del 2022, complice l’elevata inflazione. Durante quest’ultimo periodo i tassi sono cresciuti ben oltre le attese iniziali. Viceversa le altre banche centrali come Bce, Boj (Bank of Japan) e BoE (Bank of England) sono state molto più timide nell’attuare politiche restrittive rispetto alla Fed, nonostante un’inflazione anche superiore agli Usa.

Tutto ciò ha creato differenziali di rendimento tra il Dollaro e le altre valute talmente forti da favorire afflussi di capitali anomali a favore del biglietto verde. Basta pensare a cosa può accadere a un investitore che decida di indebitarsi in Yen per acquistare dollari. In tal caso sul debito l’interesse pagato sarà praticamente pari a zero, mentre sull’ammontare dei dollari acquistati maturerà un rendimento a 12 mesi del 4%.

Se poi durante il corso dell’operazione il Dollaro dovesse apprezzarsi del 10%, avremo ottenuto un rendimento del 14%. Questo tipo di operazione appena descritta prende il nome di Carry Trade. Ovviamente il differenziale del 4% rappresenterebbe il costo da sostenere nel caso che un investitore giapponese (operazione inversa alla precedente) volesse coprire il rischio di oscillazione del Dollaro. Facile quindi intuire come questo rialzo dei tassi Usa, abbia spinto molti investitori a smontare parte delle coperture esistenti, attraverso acquisto di dollari e vendita di yen. Questa problematica non ha riguardato solo lo yen, ma anche euro e sterlina.

  1. Situazione Geopolitica e sanzioni alla Russia: il Dollaro per sua natura è considerato una valuta rifugio, per le ragioni che vedono una valuta premiata in base alla politica, l’economia e la forza militare di un paese.

Con l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia il livello di tensione internazionale è schizzato alle stelle. Ciò ha spinto molti investitori a rifugiarsi verso aree più sicure come appunto gli Stati Uniti. A rafforzare questo processo hanno contribuito inoltre le sanzioni inflitte alla Russia. Pensiamo, ad esempio, a quei Paesi che hanno dovuto interrompere i rapporti di approvvigionamento di fonti energetiche dalla Russia, per rivolgersi agli Usa che da tempo sono diventati esportatori di gas. Tutto ciò ha accelerato decisamente i flussi verso il Dollaro.

Mercato Forex e dollaro: una situazione favorevole agli USA

Una situazione così favorevole al Dollaro, come sta accadendo in questo periodo, è difficile, se non impossibile, da riscontrare negli ultimi 50 anni.

Siamo arrivati al punto che molte valute si trovano a un livello di fiducia talmente basso da mettere in discussione la loro stessa esistenza. Del resto, quando la fiducia viene meno, riconquistarla non è un lavoro da poco.

Inoltre i Paesi che stanno avendo un deprezzamento valutario possono fare ben poco, in quanto non possiedono gli strumenti utili a ribaltare la situazione. Pensiamo al Giappone, impossibilitato ad alzare i tassi a causa di un debito pubblico ormai insostenibile da anni che ha superato il 260% del Pil. Oppure all’Europa in cui il problema principale sarà mantenere un’Unione compatta. L’impoverimento di alcuni paesi potrebbe portare addirittura a tentativi di disgregazione dell’Unione Europea.

Tutto quindi è nelle mani degli Usa, in quanto solo loro sembrano possedere i mezzi per riportare alla normalità il sistema valutario e non. Dalla situazione geopolitica a quella monetaria gli Stati Uniti hanno un ruolo fondamentale. Il problema sarà caso mai capire cosa vogliono in realtà.

Di sicuro ciò che non vogliono è perdere il predominio del Dollaro, obiettivo al quale mirerebbero invece Paesi come la Russia e la Cina. In termini tecnici tale processo prende il nome di Dedollarizzazione.

Da un punto di vista di politica economica interna gli Usa vogliono riportare l’inflazione su livelli più bassi e tale obiettivo dovrebbe essere facilmente raggiunto. Molto dipenderà da come si evolverà il quadro geopolitico. Se gli Usa riusciranno a mettere in piedi un tavolo di trattative direttamente con la Russia, il gioco sarà completato. Se invece ci sarà una nuova escalation le ragioni che hanno portato il Dollaro alle stelle subiranno un’ulteriore accelerazione.

Una volta ottenuti risultati in tema di inflazione, subordinati ovviamente alla questione russa, gli Usa guarderanno maggiormente a una stabilizzazione del mercato valutario, attraverso i mezzi a loro disposizione, in primis la politica monetaria. A quel punto sarà necessario aver diminuito l’esposizione nei confronti del biglietto verde.

Perché è importante la diversificazione valutaria in un portafoglio

Per i motivi esposti in precedenza una valida diversificazione di portafoglio deve tener conto anche dell’aspetto valutario. Nel 2022 la componente valutaria in dollari ha sicuramente portato benefici al portafoglio. In un anno in cui sia l’azionario che l’obbligazionario stanno subendo forti perdite, avere strumenti denominati in dollari ha permesso di attenuare le perdite.

Nel Forex, Dollaro e franco svizzero sono considerati valute forti, ossia beni rifugio che in momenti crisi, di cosiddetto “flight to quality” tendono ad apprezzarsi.

Una parte del portafoglio può essere anche destinata ai Paesi Emergenti e a bond in valuta locale. Mentre in fasi di crisi e di tensione dei mercati le loro valute soffrono e si deprezzano, in momenti di stabilità o di crescita dei mercati, anche i Paesi Emergenti rappresentano una buona opportunità di investimento.

La correlazione tra l’indice JPM GBI Emerging Market e le altre asset class, in particolare i Treasury USA, è molto contenuta e ciò indica che gli investimenti in Paesi Emergenti possono contribuire a diversificare meglio il tuo portafoglio. Il consiglio è di utilizzare fondi comuni ed Etf che frazionano e riducono il rischio, piuttosto che le emissioni dei singoli Paesi.

Se vuoi approfondire ulteriormente questo importante aspetto della diversificazione del portafoglio ti invito a contattarmi.

Fabrizio Taccuso | Consulenza Vincente

Verifica subito la salute dei tuoi investimenti

Scegliere un consulente finanziario indipendente di tua fiducia significa avere un partner con cui ti puoi confrontare costantemente. Un professionista che ti aiuta a fare scelte informate, razionali e soprattutto consapevoli.

Ti è piaciuto questo articolo? Condividilo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

I lettori hanno approfondito questo argomento con:

Iscriviti alla newsletter di Consulenza Vincente ™

Inserisci il tuo indirizzo email per rimanere aggiornato sui consigli relativi a pianificazione finanziaria, investimenti finanziari e patrimoniali, previdenza complementare e tutto ciò che riguarda il risparmio.