Minusvalenze: cosa sono, compensazione e recupero

Le Minusvalenze sono le perdite realizzate in seguito alla compravendita di strumenti finanziari. Scopri come recuperarle con Consulenza Vincente.
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minusvalenze

Le minusvalenze sono uno degli aspetti più importanti, ma anche più sottovalutati, nella gestione di un portafoglio di investimento.

Molti investitori le scoprono quasi per caso, magari leggendo la posizione fiscale della banca o lo “zainetto fiscale” del proprio deposito titoli. Altri se ne accorgono solo a fine anno, quando alcune minusvalenze stanno per scadere e il tempo per recuperarle è ormai poco.

Il problema è che le minusvalenze non sono soltanto una perdita registrata su un investimento. Possono diventare anche un credito fiscale utilizzabile per ridurre le imposte su future plusvalenze, ma solo a determinate condizioni.

E qui nasce la difficoltà.

Non tutti gli strumenti finanziari permettono di recuperare le minusvalenze, non tutte le plusvalenze sono fiscalmente uguali e non sempre ciò che sembra conveniente dal punto di vista fiscale è davvero corretto dal punto di vista finanziario.

In questa guida vedremo cosa sono le minusvalenze, come funziona la compensazione fiscale, quando scadono, come si calcolano, quali strumenti permettono di recuperarle e cosa bisogna sapere se devono essere indicate nel modello 730 o nel modello Redditi.

L’obiettivo è semplice: aiutarti a capire se nel tuo portafoglio esiste un credito fiscale da gestire e come evitare che venga perso per mancanza di pianificazione.

Cosa sono le minusvalenze?

Le minusvalenze sono perdite realizzate quando vendi uno strumento finanziario a un prezzo inferiore rispetto al suo prezzo di acquisto fiscale. Se compri un titolo a 10.000 euro e lo vendi a 8.000 euro, hai realizzato una perdita. Dal punto di vista fiscale, questa perdita può generare una minusvalenza.

Il concetto opposto è la plusvalenza, cioè il guadagno realizzato quando vendi uno strumento finanziario a un prezzo superiore rispetto al prezzo di acquisto.

La differenza è importante: plusvalenza significa guadagno tassabile, minusvalenza significa perdita fiscalmente utilizzabile, ma solo in presenza di successive plusvalenze compatibili.

Attenzione però: una minusvalenza non dà diritto a un rimborso diretto da parte del Fisco. Se realizzi una minusvalenza di 5.000 euro, lo Stato non ti restituisce denaro. Ti consente però, entro certi limiti, di usare quella perdita per ridurre future plusvalenze tassabili della stessa natura fiscale.

In pratica, la minusvalenza entra in uno zainetto fiscale e potrà essere usata per compensare guadagni futuri generati da strumenti finanziari idonei. È qui che la gestione fiscale diventa una parte importante della pianificazione finanziaria.

Un portafoglio può essere costruito bene dal punto di vista degli strumenti, dei costi e della diversificazione, ma essere inefficiente dal punto di vista fiscale. E un portafoglio fiscalmente inefficiente rischia di far pagare più imposte del necessario.

Minusvalenze in scadenza: come funziona?

Quando operi con una banca o un intermediario italiano in regime amministrato, la fiscalità viene gestita direttamente dall’intermediario. Questo significa che la banca agisce come sostituto d’imposta: calcola le imposte sulle plusvalenze, registra le minusvalenze e aggiorna la tua posizione fiscale.

Le minusvalenze confluiscono nello zainetto fiscale, cioè un contenitore virtuale nel quale vengono accumulate le perdite fiscalmente utilizzabili. Quando in futuro realizzerai plusvalenze compensabili, la banca potrà utilizzare le minusvalenze presenti nello zainetto fiscale per ridurre o azzerare l’imposta dovuta.

Facciamo un esempio semplice.

Hai uno zainetto fiscale con 3.000 euro di minusvalenze. Successivamente vendi alcune azioni realizzando una plusvalenza di 3.000 euro. Se quella plusvalenza è fiscalmente compensabile, non pagherai l’imposta sul capital gain perché il guadagno verrà assorbito dalle minusvalenze pregresse. Il beneficio fiscale, nella generalità dei casi soggetti ad aliquota del 26%, sarebbe pari a 780 euro. Non hai guadagnato 780 euro in più dal mercato. Hai semplicemente evitato di pagare imposte su un guadagno che è stato compensato da una perdita precedente.

Questo è il motivo per cui lo zainetto fiscale va monitorato con attenzione.

Il problema è che molti investitori non sanno di avere minusvalenze, non conoscono la loro scadenza o pensano erroneamente che qualsiasi guadagno futuro possa compensarle. Non è così. Le minusvalenze possono essere recuperate solo con determinati redditi finanziari e, se non recuperate entro la scadenza prevista, vengono perse definitivamente.

Minusvalenze in scadenza: quando si perdono e come recuperarle

Le minusvalenze possono essere utilizzate nell’anno in cui vengono realizzate e nei quattro anni successivi. Questo significa che non restano nello zainetto fiscale per sempre. Se non vengono compensate entro il termine previsto, scadono e non possono più essere utilizzate.

Nel 2026, per esempio, vanno monitorate con particolare attenzione le minusvalenze realizzate nel 2022, perché scadono il 31 dicembre 2026. Ecco una tabella riepilogativa delle scadenze per i prossimi anni:

Anno di realizzazione della minusvalenzaScadenza del recupero
202231 dicembre 2026
202331 dicembre 2027
202431 dicembre 2028
202531 dicembre 2029
202631 dicembre 2030

Questo aspetto è fondamentale. Molti investitori si accorgono delle minusvalenze in scadenza solo negli ultimi mesi dell’anno. A quel punto, però, le alternative si riducono e aumenta il rischio di prendere decisioni affrettate. Il recupero delle minusvalenze non dovrebbe essere una corsa di dicembre, ma dovrebbe far parte della gestione ordinata del portafoglio durante tutto l’anno.

La domanda corretta non è: “Che prodotto compro per recuperare le minusvalenze entro fine anno?”, ma: “Il mio portafoglio è costruito in modo da gestire anche la fiscalità in modo efficiente?

Sono due approcci molto diversi. Nel primo caso si rischia di comprare strumenti complessi o poco adatti solo per inseguire un vantaggio fiscale. Nel secondo caso si integra la fiscalità dentro una strategia coerente, senza farla diventare l’unico criterio di investimento.

Calcolo minusvalenze: come si determina la perdita fiscale

Il calcolo delle minusvalenze sembra semplice, ma nella pratica può essere più articolato di quanto molti investitori immaginino. In linea generale, la minusvalenza nasce dalla differenza negativa tra il valore fiscale di acquisto e il valore fiscale di vendita dello strumento finanziario.

La formula di base è questa: prezzo di vendita meno prezzo di acquisto uguale plusvalenza o minusvalenza. Se il risultato è positivo, hai realizzato una plusvalenza. Se il risultato è negativo, hai realizzato una minusvalenza.

Esempio:

  • acquisto di uno strumento finanziario: 10.000 euro;
  • vendita successiva: 8.500 euro;
  • risultato: minusvalenza di 1.500 euro.

Nella pratica, però, l’intermediario può considerare anche commissioni, costi di negoziazione, ratei, cambio valuta e altri elementi che incidono sul prezzo di carico fiscale. Per questo motivo la minusvalenza effettiva riportata nella posizione fiscale della banca può non coincidere perfettamente con il semplice calcolo fatto dall’investitore guardando prezzo di acquisto e prezzo di vendita.

Il trasferimento di titoli da una banca all’altra

Un altro elemento da considerare riguarda i trasferimenti tra banche.

Quando trasferisci titoli da un intermediario a un altro, è importante verificare che il prezzo di carico fiscale venga trasferito correttamente. Un errore nel prezzo di carico può alterare il calcolo delle plusvalenze e delle minusvalenze future.

Lo stesso vale per strumenti acquistati in valuta estera. In quel caso, il risultato economico dell’investimento può dipendere non solo dal prezzo dello strumento, ma anche dall’andamento del cambio. Il calcolo fiscale viene gestito dall’intermediario secondo le regole applicabili, ma per l’investitore è importante sapere che il risultato percepito e il risultato fiscale possono talvolta divergere.

Per questo motivo, il documento da controllare non è soltanto l’estratto conto titoli, ma anche la posizione fiscale. È lì che trovi il dato realmente utile per capire quante minusvalenze hai, in quale anno sono state generate e quando scadranno.

La differenza tra redditi di capitale e redditi diversi

Non tutti i prodotti finanziari consentono di recuperare minusvalenze. Il fisco italiano fa una distinzione tra prodotti finanziari che creano “redditi di capitale” e strumenti che creano “redditi diversi“.

I redditi di capitale si riferiscono a interessi, cedole, dividendi, guadagni da fondi ed ETF armonizzati. Si tratta di redditi dei quali si ha la quasi “certezza” dell’incasso al momento dell’acquisto. L’esempio tipico è la cedola di un Btp o di qualsiasi obbligazione (a meno di fallimento dell’emittente ovviamente). Se ne deduce che i redditi di capitale possono essere solo positivi e non possono compensare le minusvalenze.

I redditi diversi sono guadagni o perdite da strumenti finanziari il cui esito è incerto (azioni, obbligazioni, certificates, derivati). Sono gli unici utili che ti permettono di compensare minusvalenze.

L’esempio tipico di reddito diverso è il guadagno o la perdita derivante della vendita di un’azione. I redditi diversi possono quindi essere sia positivi che negativi.

La differenza tra redditi di capitale e redditi diversi è importante, non è solo nozionistica. Infatti, incide direttamente sulla fiscalità, dal momento che le minusvalenze possono essere prodotte da tutti gli strumenti finanziari. Al contrario, possono essere compensate solo con gli strumenti che producono “redditi diversi”. 

L’esempio tipico è rappresentato dai fondi comuni di investimento e dagli ETF. Quando li vendi in perdita crei minusvalenze, ma se li vendi in guadagno realizzi redditi di capitale. Quindi non compensi le minusvalenze e paghi l’imposta sui capital gain. E’ ciò che accade ai clienti delle banche e delle reti di promozione finanziaria. Per incrementare i loro utili gli intermediari consigliano quasi esclusivamente fondi comuni di investimento. Tali strumenti oltre che essere meno performanti rispetto a strumenti più efficienti sono anche penalizzanti dal punto di vista della fiscalità.

Prodotti finanziari e recupero delle minusvalenze

Per capire quali sono i prodotti finanziari che possono aiutare a recuperare delle minusvalenze non bisogna solo chiedersi se sono in grado di guadagnare, ma se, nel caso in cui generassero guadagno, essi sarebbero un reddito diverso compensabile.

Ecco la tabella aggiornata per capire subito cosa può (e cosa non può) aiutarti a recuperare le minusvalenze

Strumento FinanziarioPuò generare minusvalenzePuò recuperare minusvalenze?Note
AzioniSiSiPlusvalenze e minusvalenze sono redditi diversi
ObbligazioniSiSiAttenzione alla differenza tra prezzo e cedole
ETC/ETNSiSiPossono essere utili ma hanno rischi specifici
CertificatesSiSiStrumenti complessi da usare con prudenza
Derivati (opzioni, futures)SiSiAdatti a investitori esperti
ETF armonizzatiSi, se venduti in perditaNo, se venduti in guadagnoLe plusvalenze sono di norma redditi di capitale
Fondi comuni/SICAVSi, se venduti in perditaNo se venduti in guadagnoStessa criticità degli ETF
Cedole obbligazioniNoNoSono redditi di capitale
Dividendi azioniNoNoSono redditi di capitale
Non tutti gli strumenti finanziari permettono di recuperare minusvalenze. La differenza decisiva è tra redditi diversi e redditi di capitale.

Questa tabella chiarisce un concetto decisivo: recuperare minusvalenze non significa semplicemente generare un guadagno. Significa generare un guadagno fiscalmente compatibile.

Se hai 10.000 euro di minusvalenze e vendi un fondo comune con 10.000 euro di guadagno, nella maggior parte dei casi, non recuperi le minusvalenze. Paghi l’imposta sul guadagno del fondo e lo zainetto fiscale resta invariato.

Se invece realizzi 10.000 euro di plusvalenza vendendo azioni, obbligazioni, certificates o ETC, quella plusvalenza può ridurre le minusvalenze presenti nello zainetto fiscale.

La differenza è enorme.

Un esempio concreto di compensazione

Immagina questa situazione:

  • minusvalenze pregresse nello zainetto fiscale: 5.000 euro;
  • plusvalenza da vendita di un fondo comune: 5.000 euro;
  • plusvalenza da vendita di azioni: 5.000 euro.

Nel primo caso, la plusvalenza del fondo comune è un reddito di capitale. Non può compensare le minusvalenze. Quindi, paghi l’imposta sul guadagno del fondo e le minusvalenze restano nello zainetto fiscale.

Nel secondo caso, la plusvalenza da azioni è un reddito diverso che può compensare le minusvalenze. Di conseguenza, la plusvalenza azionaria viene assorbita dalle minusvalenze pregresse e l’imposta viene ridotta o azzerata, fino a concorrenza dell’importo disponibile nello zainetto fiscale.

Questo esempio dimostra perché la fiscalità va considerata già nella costruzione del portafoglio. Un portafoglio composto solo da fondi ed ETF può essere efficiente sotto molti aspetti: costi, diversificazione, semplicità, trasparenza. Ma può avere un limite fiscale importante se l’investitore ha minusvalenze pregresse da recuperare.

Non è un dettaglio.

Per un investitore con minusvalenze consistenti, la composizione fiscale del portafoglio può incidere in modo significativo sul rendimento netto.

Minusvalenze nel 730: dove si indicano

Un tema sempre più ricercato dagli investitori riguarda le minusvalenze nel 730.

La prima distinzione da fare riguarda il regime fiscale utilizzato. Se operi con una banca italiana in regime amministrato, normalmente non devi indicare le operazioni finanziarie nel 730. La banca agisce come sostituto d’imposta, applica le imposte sulle plusvalenze e registra le minusvalenze nello zainetto fiscale.

In questo caso, l’investitore deve comunque controllare la posizione fiscale, ma non deve generalmente compilare i quadri dichiarativi relativi alle plusvalenze finanziarie.

La situazione cambia se operi in regime dichiarativo, se utilizzi intermediari esteri o se detieni strumenti che richiedono obblighi dichiarativi specifici.

In questi casi le plusvalenze e le minusvalenze di natura finanziaria devono essere indicate nella dichiarazione dei redditi.

Nel modello 730/2026 il riferimento è il Quadro T, dedicato alle plusvalenze di natura finanziaria. Il quadro serve per indicare redditi derivanti da cessioni di partecipazioni, obbligazioni e altri strumenti che generano plusvalenze di cui all’articolo 67 del TUIR.

Nel modello Redditi Persone Fisiche, invece, il riferimento resta il Quadro RT.

È importante quindi non confondere i due modelli. Se presenti il 730, il riferimento operativo è il Quadro T. Se presenti il modello Redditi PF, il riferimento è il Quadro RT.

La gestione dichiarativa delle minusvalenze richiede attenzione, perché eventuali errori possono compromettere il corretto riporto delle perdite negli anni successivi.

Per questo, quando ci sono operazioni in regime dichiarativo, intermediari esteri, cripto-attività, strumenti complessi o più depositi titoli, è opportuno farsi assistere da un commercialista o da un professionista esperto in fiscalità finanziaria. La consulenza finanziaria, soprattutto se indipendente e libera dalla logica delle banche, può aiutare a ricostruire la logica del portafoglio e delle operazioni.

La compilazione fiscale della dichiarazione resta però un’attività da gestire con il proprio consulente fiscale.

Approfondimento sugli strumenti per recuperare minusvalenze

Il recupero delle minusvalenze può avvenire in diversi modi, ma il principio resta sempre lo stesso: bisogna generare plusvalenze appartenenti alla categoria dei redditi diversi.

La strategia più semplice consiste nel vendere strumenti già presenti in portafoglio che hanno maturato plusvalenze latenti.

Se hai azioni, obbligazioni, ETC, ETN o certificates in guadagno, puoi valutare la vendita per realizzare plusvalenze fiscalmente compensabili. Questo non significa vendere tutto ciò che è in guadagno. Significa verificare se alcune vendite hanno senso anche dal punto di vista finanziario.

Per esempio, la vendita può essere coerente se:

  • il titolo ha raggiunto il prezzo obiettivo;
  • il peso dello strumento in portafoglio è diventato eccessivo;
  • vuoi ridurre la concentrazione su un singolo emittente;
  • devi ribilanciare il portafoglio;
  • hai minusvalenze in scadenza ravvicinata.

In questi casi, la gestione fiscale può integrarsi con la gestione del rischio. Diverso è vendere uno strumento valido solo perché serve recuperare minusvalenze o acquistare uno strumento rischioso solo perché genera redditi diversi.

Il vantaggio fiscale non deve mai diventare l’unica ragione di investimento. Una strategia corretta parte sempre dagli obiettivi, dal profilo di rischio, dall’orizzonte temporale e dalla coerenza complessiva del portafoglio. Poi considera anche la fiscalità. Non il contrario.

Le Azioni per recuperare le minusvalenze

Le azioni sono lo strumento per eccellenza nel recupero delle minusvalenze, rappresentando l’opzione più diretta e flessibile a tua disposizione. Infatti:

  • generano sempre redditi diversi: sia le plusvalenze che le minusvalenze da azioni sono classificate come redditi diversi, garantendo piena compensazione.
  • sono liquide: possibilità di entrare e uscire rapidamente dal mercato
  • garantiscono un’ampia scelta: migliaia di titoli disponibili su mercati italiani ed esteri
  • forniscono flessibilità: puoi scegliere titoli in linea con la tua visione di mercato
  • non impongono nessuna scadenza: a differenza dei certificates, non hai vincoli temporali

Quali strategie applicare alle tue azioni per ottenere una minusvalenza?

Con le azioni acquistate puoi applicare diverse strategie per ottenere una minusvalenza.

In alcuni casi, potrai vendere i titoli del tuo portafoglio già in guadagno. Si tratta della strategia più semplice e immediata. Nel caso in cui tu possieda azioni che hanno accumulato plusvalenze potenziali, puoi venderle per realizzare il guadagno e compensare le minusvalenze in scadenza.

Nello specifico, ti consigliamo di applicare questa strategia:

  • Quando ritieni che il titolo abbia raggiunto il target di prezzo
  • Se vuoi ribilanciare il portafoglio
  • Quando hai minusvalenze in scadenza imminente

Un’altra strategia possibile è quella che prevede la vendita e il riacquisto delle azioni. Infatti, se non vuoi perdere l’esposizione a un titolo su cui sei in guadagno, puoi venderlo per recuperare le minusvalenze e riacquistarlo dopo qualche giorno.

Fai attenzione ai costi: questa operazione ha delle commissioni di vendita e riacquisto che devi considerare nel calcolo della convenienza.

Recuperare minusvalenze con le obbligazioni 

Anche le obbligazioni possono generare plusvalenze utili per recuperare minusvalenze. La plusvalenza nasce quando vendi un’obbligazione a un prezzo superiore rispetto al prezzo di acquisto fiscale.

Questo può accadere, per esempio, se hai acquistato un’obbligazione sotto la pari e il suo prezzo è salito in seguito alla discesa dei tassi o al miglioramento del merito di credito dell’emittente.

Negli ultimi anni molti investitori hanno acquistato obbligazioni e BTP a prezzi inferiori a 100 dopo il rialzo dei tassi. In alcuni casi, la successiva risalita dei prezzi ha generato plusvalenze latenti.

Vendere una parte di queste obbligazioni può consentire di recuperare minusvalenze, se l’operazione è coerente con il portafoglio.

Bisogna però distinguere tra prezzo dell’obbligazione e cedole.

La plusvalenza da compravendita dell’obbligazione è un reddito diverso compensabile. La cedola, invece, è un reddito di capitale e non consente di recuperare minusvalenze.

È una distinzione importante.

Molti investitori pensano che le cedole obbligazionarie possano compensare minusvalenze pregresse. In realtà non è così.

Le cedole vengono tassate come redditi di capitale. Non riducono lo zainetto fiscale. Inoltre, per i titoli di Stato e gli strumenti equiparati esistono regole fiscali specifiche e aliquote diverse rispetto alla tassazione ordinaria. Anche per questo motivo, prima di fare operazioni con finalità fiscale, è opportuno verificare il trattamento applicato dall’intermediario.

Recuperare minusvalenze con ETC ed ETN

ETC ed ETN possono generare redditi diversi e quindi, in molti casi, possono essere utilizzati per recuperare minusvalenze. Gli ETC sono strumenti quotati che replicano l’andamento di materie prime, come oro, argento, petrolio o altre commodity. Gli ETN sono strumenti di debito quotati che replicano l’andamento di un indice o di un sottostante.

Dal punto di vista fiscale sono più utili degli ETF nella gestione delle minusvalenze, perché le plusvalenze realizzate dalla loro vendita sono generalmente classificate come redditi diversi.

Questo non significa però che siano strumenti privi di rischi: un ETC sull’oro, per esempio, può essere molto utile per diversificare un portafoglio, ma il prezzo dell’oro può oscillare in modo significativo.

Un ETN può avere rischio emittente, rischio di liquidità e rischio legato al sottostante. Per questo motivo ETC ed ETN possono essere strumenti interessanti, ma vanno inseriti solo se coerenti con la strategia complessiva. Non bisognerebbe mai comprare un ETC o un ETN solo perché “serve a recuperare minusvalenze”.

Prima viene la logica di portafoglio. Poi viene l’efficienza fiscale.

Cosa fare con le minusvalenze in scadenza a fine anno?

Se hai minusvalenze in scadenza entro il 31 dicembre, la prima cosa da fare è ricostruire la tua posizione fiscale. Devi sapere:

  • quante minusvalenze hai;
  • in quale anno sono state generate;
  • quando scadono;
  • presso quale banca o intermediario sono registrate;
  • quali strumenti hai in portafoglio con plusvalenze latenti;
  • quali plusvalenze sono fiscalmente compensabili.

Solo dopo questa analisi si può decidere cosa fare. Le opzioni sono diverse:

Vendere strumenti già in guadagno e fiscalmente idonei alla compensazione. Ribilanciare il portafoglio realizzando plusvalenze su posizioni diventate troppo pesanti. Valutare strumenti che generano redditi diversi, se coerenti con il tuo profilo di rischio.

Trasferire il dossier titoli, se necessario, verificando anche il corretto trasferimento dello zainetto fiscale. Decidere consapevolmente di non recuperare alcune minusvalenze, se il recupero richiederebbe operazioni troppo rischiose o poco efficienti.

Quest’ultima possibilità è poco piacevole, ma va considerata. Non sempre conviene inseguire il recupero fiscale a qualsiasi costo.

Se per recuperare 1.000 euro di minusvalenze devi acquistare uno strumento che non capisci, con rischio elevato e costi impliciti importanti, forse il problema non è perdere la minusvalenza. Il problema è rischiare di perdere molto di più. La fiscalità è importante, ma la protezione del patrimonio viene prima.

Il trattamento fiscale delle minusvalenze con i Certificates

I certificates possono generare redditi diversi e, per questo motivo, vengono spesso citati tra gli strumenti utilizzabili per recuperare minusvalenze pregresse.

In alcuni casi possono prevedere premi periodici o maxi-coupon fiscalmente compensabili, ma questo non significa che siano strumenti semplici o privi di rischi.

Un certificate non è un modo “automatico” per recuperare minusvalenze. È uno strumento derivato cartolarizzato, il cui risultato dipende dall’emittente, dal sottostante, dalla struttura del prodotto, dalla barriera, dalla liquidità e dai costi impliciti.

Il punto da ricordare è questo: il vantaggio fiscale non deve mai far dimenticare il rischio finanziario.

Se un certificate è coerente con il profilo dell’investitore e con la strategia di portafoglio, può essere valutato anche in ottica di recupero fiscale. Se invece viene acquistato solo per non perdere una minusvalenza in scadenza, il rischio è trasformare un problema fiscale in un problema patrimoniale.

A questo punto è però opportuno chiarire che non tutte le banche o broker permettono la compensazione delle minusvalenze nello stesso modo:

  • Alcune ti consentono di recuperare immediatamente le minusvalenze, scaricando lo zainetto fiscale come chiarito nell’esempio precedente.
  • Altre, invece, seguono una strada diversa: diminuiscono il prezzo di carico del Certificate di un importo pari alla cedola incassata. In pratica rinviano il beneficio fiscale al momento della vendita o scadenza.

Conoscere la modalità applicata dalla tua banca è fondamentale per pianificare al meglio la gestione della fiscalità. Ti invito a contattarmi per chiarire meglio questo importante concetto.

In merito a questo argomento, ho rilasciato un’intervista al Sole 24 Ore

ETF, fondi comuni e minusvalenze: il problema fiscale più sottovalutato

ETF e fondi comuni sono strumenti molto diffusi nei portafogli degli investitori. Gli ETF, in particolare, sono spesso strumenti efficienti dal punto di vista dei costi, della diversificazione e della trasparenza.

Tuttavia, dal punto di vista della compensazione fiscale, presentano un limite importante.

Quando un ETF armonizzato viene venduto in perdita, genera una minusvalenza. Quando viene venduto in guadagno, la plusvalenza è generalmente considerata reddito di capitale e quindi non può compensare minusvalenze pregresse. Questa asimmetria è poco intuitiva.

L’investitore pensa: “Ho perso con un ETF, quindi recupererò quando guadagnerò con un altro ETF”. Purtroppo non funziona così.

La perdita su ETF può alimentare lo zainetto fiscale, ma il guadagno su ETF non lo scarica. Lo stesso problema riguarda i fondi comuni e le SICAV.

Questo aspetto va considerato con attenzione soprattutto quando il portafoglio è composto quasi esclusivamente da fondi ed ETF.

Non significa che il portafoglio sia sbagliato. Significa che, se ci sono minusvalenze pregresse importanti, potrebbe essere necessario introdurre anche strumenti fiscalmente idonei al recupero, sempre nel rispetto del profilo di rischio dell’investitore. La fiscalità non deve trasformare un portafoglio efficiente in un portafoglio complicato. Ma ignorarla completamente può essere costoso.

Regime amministrato, dichiarativo e gestito: cosa cambia per le minusvalenze

La gestione delle minusvalenze dipende anche dal regime fiscale utilizzato.

Nel regime amministrato, la banca o l’intermediario italiano applica le imposte e tiene memoria delle minusvalenze nello zainetto fiscale. È il regime più semplice per la maggior parte degli investitori. Il limite principale è che ogni intermediario gestisce il proprio zainetto fiscale. Se hai minusvalenze presso una banca e plusvalenze presso un’altra, in regime amministrato non puoi compensarle automaticamente tra loro.

Nel regime dichiarativo, invece, sei tu a dover indicare plusvalenze e minusvalenze nella dichiarazione dei redditi. È un regime più complesso, ma può offrire maggiore flessibilità, perché permette di gestire in modo unitario operazioni effettuate presso più intermediari, anche esteri, se correttamente dichiarate.

Richiede però grande precisione. Errori di calcolo, omissioni o errata compilazione possono creare problemi fiscali o far perdere il diritto al riporto delle minusvalenze.

Nel regime gestito, invece, la fiscalità viene applicata al risultato complessivo della gestione. È un regime con logiche diverse rispetto all’amministrato e al dichiarativo e va valutato caso per caso.
Per l’investitore privato, il punto pratico è questo: prima di cercare soluzioni per recuperare minusvalenze, bisogna capire in quale regime fiscale si opera e dove sono registrate le minusvalenze. Senza questa informazione, ogni strategia rischia di partire con il piede sbagliato.

Gli errori comuni da evitare

Ecco gli errori più frequenti. 

  1. Aspettare l’ultimo momento. Molti investitori controllano lo zainetto fiscale solo a novembre o dicembre. A quel punto le possibilità operative si riducono e aumenta il rischio di fare scelte affrettate.
  2. Comprare strumenti solo per motivi fiscali. Uno strumento finanziario deve avere senso nel portafoglio. Il recupero delle minusvalenze può essere un vantaggio aggiuntivo, non l’unica ragione dell’investimento.
  3. Confondere redditi di capitale e redditi diversi. È inutile avere minusvalenze pregresse e poi pensare di recuperarle con dividendi, cedole, fondi o ETF venduti in guadagno. Questi proventi, nella generalità dei casi, non scaricano lo zainetto fiscale.
  4. Ignorare costi, spread e commissioni. Se un’operazione fiscale genera un beneficio teorico, bisogna comunque calcolare il beneficio netto dopo costi di negoziazione, spread denaro-lettera ed eventuali rischi di mercato.
  5. Non coordinare più depositi titoli. Se hai conti presso più banche, ogni intermediario può avere una posizione fiscale separata. Questo può creare inefficienze importanti.
  6. Concentrarsi solo sulle minusvalenze in scadenza. Anche le minusvalenze che scadono tra due o tre anni vanno monitorate per tempo. Gestirle con anticipo permette di recuperarle in modo più naturale e meno forzato.

Gestisci in modo intelligente le tue minusvalenze

Troppo spesso notiamo che le banche e le reti di promozione finanziaria non danno importanza all’aspetto fiscale. Focalizzano la loro attenzione sui budget da raggiungere e quindi si preoccupano di vendere solo fondi comuni di investimento. Ma in questo modo ti penalizzano sotto diversi aspetti.

L’attenzione alla fiscalità è una componente strategica della pianificazione finanziaria. Una gestione proattiva e pianificata delle minusvalenze può generare risparmi fiscali significativi nel medio e lungo periodo, migliorando sensibilmente la performance netta del tuo portafoglio di investimento.

Se hai minusvalenze da recuperare o se vuoi evitare di perdere un credito fiscale a fine anno, contattami per un check-up gratuito: insieme valuteremo le soluzioni migliori per ottimizzare i tuoi investimenti. Se invece hai minusvalenze che scadranno nei prossimi anni, preparati comunque per tempo per recuperarle senza ansia.

Fabrizio Taccuso | Consulenza Vincente

Domande frequenti sulle Minusvalenze

Come si recuperano le minusvalenze?

Le minusvalenze si recuperano compensandole con plusvalenze appartenenti alla categoria dei redditi diversi. Possono quindi essere recuperate, per esempio, con plusvalenze da azioni, obbligazioni, certificates, ETC, ETN e derivati, se fiscalmente idonee.

Non possono invece essere compensate con redditi di capitale come cedole, dividendi, proventi di fondi comuni o plusvalenze da ETF armonizzati.

Dove vedo le minusvalenze?

Nel regime amministrato puoi trovare le minusvalenze nella posizione fiscale fornita dalla banca o dall’intermediario.

Spesso vengono indicate nello zainetto fiscale, suddivise per anno di maturazione e scadenza.
È consigliabile controllare questo documento almeno una volta all’anno, meglio ancora in modo periodico.

Come compensare le minusvalenze da ETF?

Gli ETF armonizzati possono generare minusvalenze se venduti in perdita, ma le plusvalenze da ETF sono generalmente redditi di capitale e quindi non compensano minusvalenze pregresse.
Questa è una delle principali criticità fiscali degli ETF per gli investitori che hanno minusvalenze da recuperare.

Come compensare minusvalenze da fondi?

Vale il discorso appena fatto per gli ETF. Per il fisco italiano le minusvalenze e le plusvalenze dei fondi comuni hanno una natura fiscale diversa. Le minusvalenze sono considerate redditi diversi, mentre le plusvalenze sono considerate (stranamente) redditi da capitale. Quindi non sono compensabili tra loro. Potrò compensare le minusvalenze nell’anno in cui si verificano e nei quattro anni successivi solo con strumenti che generano redditi diversi.

Tali redditi diversi possono derivare dalla compravendita di azioni, obbligazioni, certificates, Etc e strumenti derivati (futures e opzioni).

Come compensare le minusvalenze da azioni?

Le minusvalenze su azioni fanno parte della categoria dei redditi diversi. Per tutti coloro che si avvalgono del regime amministrato possono essere compensate nell’anno in cui si verificano e nei quattro anni successivi. Entro il 31 dicembre 2025 potrai recuperare le minusvalenze maturate nel 2021 con successive plusvalenze.

Le minusvalenze di azioni possono essere recuperate con le plusvalenze generate dalla compravendita di altri strumenti finanziari che generano redditi diversi, quindi con altre azioni, obbligazioni, certificates, Etc e derivati (futures e opzioni).

Posso recuperare minusvalenze se ho solo ETF in portafoglio?

No, questa è una situazione problematica. Gli ETF quando venduti in guadagno generano redditi di capitale, che non possono compensare minusvalenze. Dovrai necessariamente acquistare strumenti che generano redditi diversi (azioni, obbligazioni, certificates, ETC) per recuperare il credito fiscale.

Cosa succede se non recupero le minusvalenze entro i 4 anni?

Le minusvalenze non recuperate entro il 31 dicembre del quarto anno successivo alla loro maturazione vengono definitivamente perse. Non è più possibile utilizzarle per compensare future plusvalenze. Per questo è fondamentale monitorare costantemente lo zainetto fiscale e pianificare il recupero per tempo.

Conviene sempre recuperare le minusvalenze?

Non sempre a qualsiasi costo.

Recuperare minusvalenze è utile perché permette di ridurre le imposte su plusvalenze compensabili. Tuttavia, non ha senso acquistare strumenti rischiosi, costosi o non compresi solo per ottenere un vantaggio fiscale.

La convenienza va valutata considerando importo delle minusvalenze, scadenza, costi, rischi degli strumenti e coerenza con il portafoglio.

Posso compensare minusvalenze tra conti in banche diverse?

Nel regime amministrato no.

Ogni banca gestisce il proprio zainetto fiscale. Se hai minusvalenze presso una banca e plusvalenze presso un’altra, la compensazione non avviene automaticamente.

Per gestire più intermediari in modo unitario può essere necessario valutare il regime dichiarativo o riorganizzare i rapporti, con il supporto di professionisti competenti.

Quanto posso risparmiare recuperando le minusvalenze?

Il risparmio è pari al 26% dell’importo delle minusvalenze recuperate (o 12,50% per titoli di stato).

  • 1.000 euro di minusvalenze recuperate = 260 euro di tasse risparmiate
  • 5.000 euro di minusvalenze recuperate = 1.300 euro di tasse risparmiate
  • 10.000 euro di minusvalenze recuperate = 2.600 euro di tasse risparmiate

Questi importi, reinvestiti nel portafoglio, possono generare ulteriori rendimenti nel tempo, amplificando il beneficio complessivo.

I certificates sono sicuri per recuperare minusvalenze?

I certificates non sono privi di rischi. Presentano infatti:

  • Rischio emittente: se la banca emittente fallisce, puoi perdere il capitale
  • Rischio di mercato: il valore del certificate dipende dall’andamento del sottostante
  • Rischio barriera: molti hanno barriere di protezione; se violate, puoi subire perdite anche significative
  • Complessità: sono strumenti derivati complessi, non sempre facili da comprendere

Ti raccomandiamo di:

  • Non investire più del 15-20% del portafoglio in certificates
  • Diversifica tra più emittenti
  • Comprendi perfettamente le caratteristiche prima di acquistare
  • Evita l’acquisto in sottoscrizione per i costi elevati
  • Valuta sempre alternative più semplici quando possibile

Posso trasferire le minusvalenze quando cambio banca?

Sì, quando trasferisci un deposito titoli da una banca all’altra, lo zainetto fiscale (con le minusvalenze accumulate) viene trasferito insieme alle posizioni. È importante:

  • Richiedere esplicitamente il trasferimento dello zainetto fiscale
  • Verificare che la nuova banca abbia ricevuto correttamente i dati
  • Conservare la documentazione del trasferimento
  • Controllare la posizione fiscale presso la nuova banca

Come posso monitorare le mie minusvalenze?

Per tenere sotto controllo la tua situazione fiscale:

  1. Richiedi periodicamente la posizione fiscale alla tua banca (almeno trimestralmente)
  2. Crea un foglio di calcolo con tutte le minusvalenze suddivise per anno di maturazione
  3. Imposta promemoria per novembre di ogni anno per verificare cosa scade il 31 dicembre
  4. Contatta un consulente finanziario indipendente che ti aiuti nella pianificazione fiscale
  5. Usa gli strumenti online della tua banca per verificare lo zainetto fiscale

È meglio recuperare subito le minusvalenze o aspettare?

Dipende dalla tua situazione specifica:

Infatti, recupera subito se:

  • Le minusvalenze stanno per scadere (meno di 12 mesi)
  • Hai già realizzato plusvalenze nell’anno in corso
  • Non prevedi plusvalenze significative negli anni futuri
  • Hai opportunità di investimento interessanti disponibili

Al contrario, aspetta se:

  • Hai ancora diversi anni prima della scadenza
  • Prevedi plusvalenze maggiori in futuro (es. vendita pianificata di asset)
  • Il mercato è sfavorevole per generare plusvalenze
  • I costi di transazione attuali sono troppo elevati

Consulenza Vincente può aiutarmi con le minusvalenze?

Assolutamente sì. Come consulenti finanziari indipendenti offriamo:

  • Analisi completa della tua posizione fiscale presso tutti gli intermediari
  • Pianificazione strategica per il recupero ottimale delle minusvalenze
  • Selezione degli strumenti più adatti al tuo profilo e obiettivi
  • Monitoraggio periodico dello zainetto fiscale
  • Ottimizzazione fiscale integrata nella pianificazione finanziaria complessiva
  • Supporto nelle operazioni di recupero, evitando errori e prodotti inadeguati

Il valore aggiunto di una gestione professionale delle minusvalenze può superare ampiamente il costo della consulenza, generando risparmi fiscali significativi anno dopo anno.

I TUOI INVESTIMENTI RENDONO POCO? IL PROBLEMA POTREBBE ESSERE NEI COSTI.

L’investitore medio italiano paga tra il 2% e il 3,5% l’anno in commissioni nascoste. Su 300.000 € sono oltre 7.000 € l’anno.

Esiste un documento che rivela tutti questi costi: il Rendiconto MiFID. La tua banca è obbligata a fornirtelo. Ti aiuto a trovarlo e a leggerlo, gratis.

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101 risposte

    1. Buongiorno ho avuto minusvalenze per un totale di oltre 6000 euro nei 4 anni precedenti in una piattaforma di trading online. Io non le ho mai dichiarate sul 730 queste minusvalenze ma in questo anno ho avuto plusvalenze per circa 10000 euro. Il prossimo anno con la dichiarazione dei redditi posso sottrarre queste minusvalenze per pagare le tasse o dovevo dichiararle prima e sono perse? Grazie per l’attenzione e buona giornata.

      1. Buonasera Sig. Alfonso se nella piattaforma di trading on line si avvale del regime amministrato, ha la possibilità di recuperare le minusvalenze nell’anno in cui si è verificata e nei 4 anni successivi. In caso contrario Le consiglio di contattare un suo fiscalista di fiducia.

  1. Salve la banca mi ha comunicato che ho accantonato circa 2000 euro di minusvalenza relativa agli ultimi 5 anni.Ma oggi non ho più investimenti, quindi cosa mi accade?

  2. Salve la banca mi ha comunicato che ho accantonato circa 2000 euro di minusvalenza relativa agli ultimi 5 anni.Ma oggi non ho più investimenti, quindi cosa mi accade? Sono per caso a debito con la banca?Mi spiegate? .Vu ringrazio anticipatamente.

    1. Buongiorno Gabriella, le 2.000 euro di minusvalenze significa che lei ha un credito verso il fisco e può recuperarlo nell’anno in cui si verificano le minusvalenze e nei quattro anni successivi. Qualora i suoi investimenti non maturino, successivamente alla realizzazione delle minusvalenze, dei guadagni, lei perde questo credito nei confronti del fisco. Ma se non effettua più investimenti lei non ha nessun debito da saldare

    1. Buonasera Matteo, come già detto in precedenza ad altre persone che mi hanno scritto, io faccio il consulente finanziario indipendente. Mi occupo di gestire il patrimonio dei miei clienti, da un punto di vista finanziario e non solo. La normativa vigente impone di fare la cosiddetta profilatura del cliente prima di dare raccomandazioni personalizzate. Giustamente non è corretto dare input operativi senza conoscere in modo approfondito la conoscenza del cliente, la sua esperienza, il profilo di rischio, obiettivi ecc. ecc. Cordiali saluti

  3. Lei suggerisce l’acquisto di “CERTIFICATES” (prodotto finanziario che non conosco bene) per recuperare le minusvalenze, ma per poter valutare la convenienza, ho bisogno di conoscere:
    – quanto rendono i “certificates”;
    – quanto costa la sua consulenza.
    Grazie.

    Vittorio

    1. Sig. Vittorio, mi contatti pure al mio cel. Il tutto va valutato caso per caso. Non si può dire quanto rendono i certificates! Ne esistono migliaia ed il rendimento dipende da un sacco di variabili. Il costo della consulenza dipende dall’importo del patrimonio oggetto di consulenza e dalla sua complessità.

    2. Buonasera Vittorio, mi contatti in pvt che ne parliamo. E’ impossibile sintetizzare in una risposta un universo complesso come quello dei Certificates. La nostra gestione, da inizio anno, ha un rendimento positivo a doppia cifra.

  4. salve, ma in caso di regime dichiarativo le minusvalenze come possono essere recuperate? Detraendole dalle eventuali tasse da pagare tipo irpef ecc.? grazie

    1. E’ una domanda che è bene girare ad un fiscalista (commercialista). Io sono un consulente finanziario. Il regime fiscale va scelto entro la fine dell’anno, pertanto scelto il regime dichiarativo è possibile compensare tutto a fine anno (minusvalenze e plusvalenze), al contrario di ciò che avviene nel regime amministrato in cui la contabilizzazione fiscale avviene nel momento in cui si effettua l’operazione. Pertanto se vendo in guadagno mi viene addebitata l’imposta sul capital gain (se non ho minus pregresse).

  5. Ho circa 17mila euro di minusvalenze fiscali per delle perdite su MTA. Scadono a fine 2020, come posso agire per recuperare qualcosa?

  6. Grazie ai vostri consigli sono riuscita a recuperare interamente le mie minusvalenze che mi angosciavano. Ottima la gestione in Certificates! Ha risolto tutti i miei problemi. Meno male che ci sono i consulenti finanziari indipendenti bravi!

  7. salve ho una minusvalenza di 1.562,264 EUR accumulata tra 2016 e 2017 e ho appena venduto un ETF ( 10000 pezzi) a 0.81 € comprato a 0.6214. quindi 8100 contro 6214 €.
    Recupererò qualcosa? se si quanto e come? grazie 1000

  8. scusate è un ETC. Ripeto il quadro complessivo 1.562,264 EUR di minusvalenza. Venduti 10000 ETC a 0.81 contro 0.6214 di acquisto. Recupero? in che modo e importo?

    1. Buona sera Paolo, gli Etc consentono sempre di recuperare minusvalenze pregresse. La banca fa da sostituto d’imposta e calcola in automatico la plusvalenza che viene portata in diminuzione dalle minusvalenze passate. Nel Suo caso (0,81-0,6214)= 0,1886×10000= 1.886 Euro. Dai 1.886 euro porta in detrazione interamente le minus (1.562,264) e va pagare il 26% esclusivamente sulla differenza: (1.886 – 1.562,264) = 323,736×26% = 84,17 Euro

  9. buongiorno posso trasformare minusvalenze in regime amministrato in regime dichiarativo? se si le scadenze per il recupero quali sono? grazie cordiali saluti

    1. Buonasera Sig. Paolo, è possibile passare da regime amministrato a regime dichiarativo, ma la variazione ha effetto solo dal 01/01 dell’anno successivo. A tal fine chiuderà il deposito in regime amministrato e la banca rilascerà la certificazione delle minusvalenze con le relative date di scadenza (il c.d zainetto fiscale) che potrà essere utilizzato in dichiarazione dei redditi a compensazione delle plusvalenze. Le consiglio comunque prima di parlare con il suo commercialista. Cordiali saluti

  10. buongiorno ho letto sul sito dell’agenzia delle entrate che in base alla circolare del n 72 del 2-9-2016 per i privati che guadagnano più di 50000 euro da compravendita di bitcoin devono pagare le tasse. questo dovrebbe valere anche per chi perde più di 50000 euro da compravendita di bitcoin. io vorrei recuperare una perdita che metterò come minusvalenza nel mio 730 di circa 50000 euro si può fare con i certificates? o in altra maniera? grazie

  11. Ho avuto comunicazione da Bancoposta di una minusvalenza generata da fondi in regime amministrato devo dichiarala e come?Grazie

    1. Gentile Sig.ra Giovanna, non deve dichiarare la minusvalenza generata dal fondo di Bancoposta. Bancoposta, come le banche fa da sostituto d’imposta: significa che trattiene per conto suo l’imposta sul capital gain se e quando guadagna. Allo stesso modo deve anche certificare le eventuali minusvalenze nel momento in cui si dovessero verificare. Venendo al Suo caso specifico, Lei non deve inserire la minus nella dichiarazione dei redditi, ma ha tempo l’anno in cui si è verificata e i quattro anni successivi per recuperare la perdita realizzata. Per fare ciò però non deve investire in altri fondi; infatti la fiscalità su questi argomenti è penalizzante e tutte le volte che dovesse guadagnare paga il 26% sull’utile a prescindere da minusvalenze realizzate in precedenza. Capisco che risulta un po’ complicato, ma se ha bisogno di ulteriori chiarimenti La invito a contattarmi telefonicamente.

    1. Buon pomeriggio, pubblico integralmente la Risoluzione N. 71/E/2016 del 2 Settembre relativa ad Operazioni di trading online: i chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate

      Nelle operazioni di trading online, i broker esteri non rientrano tra i soggetti previsti dalla normativa sul risparmio amministrato che possono agire come sostituti d’imposta in Italia, pertanto il contribuente deve indicare i redditi diversi derivanti dai rapporti con tali broker nel quadro RT, denominato “Plusvalenze di natura finanziaria” , sezione II, righi da RT 21 a RT 30, di UNICO PF 2016. Invece le eventuali quote residue delle minusvalenze risultanti dalla sezione II devono essere riportate nel rigo RT93, colonna 5. Lo ha chiarito l’Agenzia delle Entrate con la risoluzione n. 71/E del 2016.

      Con la risoluzione n. 71/E del 2016, l’Agenzia delle Entrate ha fornito importanti chiarimenti in merito all’applicazione della normativa sul risparmio amministrato nell’ambito delle operazioni di trading online.
      Nello specifico l’interpello chiedeva indicazioni circa la legittimità della deducibilità delle perdite,
      mediante l’indicazione dell’importo totale delle stesse, con la relativa conservazione delle dichiarazioni rilasciate dai vari Direzione Centrale Normativa broker, ove si evince l’investimento iniziale e la somma eventuale riscossa per l’operazione di trading, ovvero, nel caso di mancata riscossione rispetto l’investimento effettuato, la perdita subita.
      Inoltre l’istante chiedeva la legittimità di richiedere ai broker presso i quali intrattiene i rapporti, l’applicazione regime del risparmio amministrato, e le formalità da rispettare per non incorrere in irregolarità di carattere fiscale nel caso in cui tale regime venisse applicato da broker situati in paesi UE o Extra UE e, in particolare, in paesi a fiscalità privilegiata.
      La soluzione delle Entrate
      Partendo da un’analisi della natura civilistica dei contratti Forex e delle Operazioni Binarie, l’Agenzia arriva a sostenere che, in entrambi i casi, ai fini del calcolo dell’imponibile, trova applicazione l’art. 68 TUIR , secondo cui i redditi sono costituiti dalla somma algebrica dei differenziali positivi o negativi, nonché degli altri proventi od oneri, percepiti o sostenuti, in relazione a ciascuno dei rapporti indicati.
      In ragione di ciò, il contribuente deve indicare tali redditi nel quadro RT del modello UNICO PF e autoliquidare l’imposta eventualmente dovuta. Mentre, l’eventuale eccedenza delle minusvalenze risultante nel medesimo quadro RT potrà essere portata in deduzione delle plusvalenze realizzate nei quattro periodi d’imposta successivi.
      Quanto invece alla richiesta specifica di applicazione del risparmio amministrato, afferma l’Agenzia che può essere esercitata soltanto in presenza di uno stabile rapporto di mandato, di deposito, custodia o amministrazione presso banche, società di intermediazione mobiliare, società fiduciarie e società di gestione del risparmio residenti in Italia, nonché presso stabili organizzazioni in Italia dei medesimi soggetti non residenti, Poste Italiane S.p.A. e agenti di cambio.
      Tale opzione può essere esercitata anche in relazione ai redditi appartenenti a quelli della stessa categoria di oggetto di interpello con l’ulteriore condizione che i predetti soggetti intervengano in tali rapporti come intermediari professionali o come controparti.
      Questo regime comporta l’applicazione e il versamento dell’imposta sostitutiva del 26% sui predetti redditi da parte degli intermediari abilitati e, conseguentemente, solleva i contribuenti dall’obbligo di includere i redditi diversi di natura finanziaria nella propria dichiarazione dei redditi.
      Nel caso di specie, tenuto conto che i broker esteri non sono uno dei soggetti previsti dalla norma che possono agire come sostituti d’imposta in Italia, si ritiene che il contribuente debba indicare i redditi diversi derivanti dai rapporti in oggetto nel quadro RT (denominato “Plusvalenze di natura finanziaria”), sezione II, righi da RT21 a RT30, di UNICO PF 2016.
      Le eventuali quote residue delle minusvalenze risultanti dalla sezione II devono essere riportate nel rigo RT93, colonna 5.
      Ai fini del calcolo delle plusvalenze/minusvalenze, il contribuente si deve avvalere delle certificazioni rilasciate dai broker esteri, che devono essere conservate dal contribuente ai fini di un eventuale riscontro richiesto dagli organi dell’Amministrazione Finanziaria.
      Si fa presente, inoltre, che i rapporti che il contribuente detiene con i broker esteri rientrano tra i contratti derivati e altri rapporti finanziari stipulati al di fuori del territorio dello Stato, pertanto tali rapporti devono essere indicati nel quadro RW della propria dichiarazione annuale dei redditi, in quanto tali rapporti sono suscettibili di produrre redditi imponibili in Italia; e inoltre sono assoggettati all’imposta sul valore delle attività finanziarie detenute all’estero.

  12. Buonasera, nel 2014 ho dovuto vendere delle azioni nel 2014 subendo una minusvalenze di circa € 9.000,00, e sono in regime di tassazione amministrato.
    Adesso con un’altro operatore ho la possibilità di potere vendere delle azioni e recuperare quasi la metà delle minus che stanno per scadere. La domanda è : come posso compensare? la banca attuale può verificare le mie minusvalenze subite da un altro operatore? o devo farmi rilasciare una certificazione dalla vecchia banca?
    La ringrazio anticipatamente
    Marcello

    1. Buonasera Sig. Puglisi, domanda interessante che riguarda sicuramente molti altri lettori. Per poter recuperare le minusvalenze realizzate ha due strade:
      1) trasferisce le azioni in guadagno nella banca in cui ha realizzato in precedenza le minusvalenze;
      2) Si fa certificare le minusvalenze dalla banca in cui sono maturate e se le fa caricare nella banca in cui ha le azioni in guadagno. Per fare ciò, però, il deposito in cui ha realizzato le minus deve essere vuoto e deve essere estinto. In caso contrario deve seguire il punto 1.
      Cordiali saluti

  13. Buonasera e complimenti!
    Ho comprato delle obbligazioni a 100 ed ora valgono 104, se le vendo realizzando una plusvalenza, posso compensarla con delle minusvalenze pregresse che ho in zainetto?
    Grazie per un suo aiuto

    1. Buonasera Sig. Nicola, certamente la plusvalenza realizzata va prima a compensare le minusvalenze pregresse. Solo quando saranno azzerate inizierà a pagare il capital gain. Cordiali saluti

  14. Attualmente ho minus valenze per circa 10 mila euro.

    Per poter utilizzare queste minus valenze intenderei prima della fine dell’anno vendere, e il giorno dopo ricomprare, il btp decennale in mio possesso per una quantità di 320 mila euro, che ora vale 360.300 euro.

    Il prossimo anno 2020 mi si profilano altre minus valenze per la scadenza di obbligazioni in try e in zar, che mi genereranno minus valenze per presumibili 30-40 mila euro.

    Ora chiedo quanto segue:

    Nell’effettuare ora questa citata vendita e poi riacquisto del btp decennale, per massimizzare i vantaggi devo vendere e riacquistare tutti i 320 mila, o farlo su una quantità minore per esempio solo un terzo?: in modo da utilizzare le minus valenze anche per il prossimo anno.
    – Mi conviene aspettare la fine dl prossimo anno o è indifferente?

    1. Io ora farei l’operazione solo per la parte di Btp che Le consente di azzerare le minusvalenze in scadenza. Ciò allo scopo di limitare il costo delle commissioni di negoziazione in vendita ed in riacquisto del Btp (ovviamente qualora siano calcolate in %).

  15. Un mio cliente ha avuto una minusvalenza nella propria posizione titoli.
    Vorrebbe poter compensare tale minusvalenza con l’utile derivante dalla distribuzione di riserve della propria società (è socio di S.r.l.).
    E’ forse possibile? grazie

  16. Salve, ho venduto un titolo in perdita, ha generato le minusvalenze, sono in regime amministrativo e il deposito è vuoto, come posso recuperarli, sono in bancoposta.

    1. Buongiorno, deve prima chiudere il deposito titoli e farsi certificare la minusvalenza. Una volta che Bancoposta le ha rilasciato tale certificazione può farla caricare sul dossier titoli di una nuova banca. Li’ avrà 5 anni di tempo per recuperare le minus dall’anno in cui si sono realizzate.

    2. Salve, intanto complimenti per il suo livello di professionalità. Avevo delle minusvalenze pari a 16600 euro che scadono a dicembre 2023 (prodotte nel 2019). Da giugno 2022 ne ho recuperate 10mila solo tramite azioni. In portafoglio ora sono arrivato ad avere 50mila euro di azioni suddivise tra una 25ina di azioni e se il.mercato continua ad andare bene potrei recuperare tutto ma nn e detto.Il mio amministrato e in intesa Paolo.
      Domande: 1) cosa farebbe x aumentare possibilità di recuperare tutto?
      2) certificates non conosco il prodotto e nn mi fido. Su intesa quale certificates consiglia (possibilmente con Isin o nome esatto in modo da non sbagliarmi)
      Grazie e rinnovo i miei complimenti.
      Riccardo

      1. Buongiorno Sig. Riccardo, la normativa fa assoluto divieto di consigliare strumenti finanziari a investitori se prima non è stato fatto il questionario Mifid e la cosiddetta profilatura. Le consiglio pertanto di contattarmi direttamente qualora voglia consigli personalizzati. Cordiali saluti

    1. Buongiorno, è possibile compensare le minus realizzate solo se in banca aveva scelto il regime dichiarativo. Non è possibile se aveva optato, come è probabile, per il regime amministrato.

  17. Buonasera, innanzi tutto le faccio i complimenti per l’articolo. E’ tutto molto chiaro. Volevo sottoporle la mia situazione. Mia moglie con fideuram ha circa 65.000€ investiti in fondi attivi e ceritificati che oggi valgono circa 53.000€ (con la crisi di quest’anno). Siccome voglio vendere tutto per investire in strumenti più efficienti. Quando venderà, se non ho capito male, verranno generate 12.000€ di minusvalenze (se non scendono ancora di valore). Per recuperare devo generare delle plusvalenze con azioni, etc o certificati sempre con fideuram. La mia domanda è: se le commissioni di trading di fideuram fossero troppo alte, posso trasferire le minusvalenze su Directa per operare tramite quel broker? Sono entrambi in regime amministrato. Immagino che il conto su Directa debba essere intestato a lei. La ringrazio per l’eventuale risposta.

    1. Buongiorno e grazie per i complimenti. Una volta venduti tutti i prodotti presenti su Fideuram dovrà chiudere il deposito e richiedere la certificazione fiscale alla banca. Tale certificazione dovrà poi farla caricare sul nuovo dossier intestato a sua moglie. Rimango a disposizione per ulteriori chiarimenti. Cordiali saluti

  18. Buonasera,
    Ho realizzato una minusvalenza coi dei BTP un mese fa’, posso compensarla vendendo entro l’anno un azione che ho in gain?

  19. Buonasera
    Chiedo gentilmente se avere un titolo azionario in portafoglio dichiarato fallito, po’ essere usato per avere delle minusvalenze.
    Buona serata.

    1. Buongiorno Sig. Mario, le minusvalenze fiscalmente detraibili sono esclusivamente quelle generate dalla vendita di titoli in perdita. Non ha senso, ma ad oggi la Normativa non consente di recuperare le perdite derivanti da titoli società fallite.
      Cordiali saluti

  20. Buonasera sig Taccuso, come faccio a calcolare quanti Buoni fruttiferi comprare per compensare 4500 euro di minus ? E soprattutto qual è la procedura? devo dichiarare il mio minus alle poste?

    1. Buongiorno, l’intermediario fa da sostituto d’imposta, di conseguenza in automatico “tiene in memoria” la sua posizione fiscale e le consente di recuperare le minus nell’anno in cui si realizzano e nei quattro successivi. Ciò premesso per recuperare le minus può utilizzare: azioni, etc e Certificates. Con i tassi attuali, prossimi allo zero, non recupererà mai 4.500 Euro acquistando altri Buoni Fruttiferi.

  21. Sig. Taccuso buonasera.
    Ho contattato l’Agenzia delle Entrate per chiedere come recuperare il credito di imposta delle mie minus-valenze (che non posso recuperare in banca).
    Mi hanno suggerito di allegare al mio 730, il modello Redditi PF 2020.
    Ma ho visto che ci sono 3 fascicoli, 1, 2 e 3, ciascuno con varie sezioni.
    Quale dei 3 devo usare da allegare al 730 e quali sezioni dovrò compilare?
    Grazie

    1. Buonasera, dovrebbe rivolgersi ad un commercialisti. Io faccio il consulente finanziario e mi occupo della fiscalità degli strumenti finanziari, ma non di dichiarazione dei redditi. Cordiali saluti

  22. Salve, volevo sapere se avendo delle minusvalenze date da prodotti derivati (azioni comprate su etoro e che quindi risultano essere derivati) queste possono essere compensate da plusvalenze effettuate negli anni successivi. Inoltre volevo sapere in quale dei quadri della dichiarazione dovrei indicare queste minusvalenze effettuate su etoro.

    Grazie mille

    1. Le minusvalenze originatesi in regime dichiarativo possono essere compensate da plusvalenze realizzate in anni successivi su altre banche che applicano il regime dichiarativo. Per tutto ciò che riguarda la compilazione della dichiarazione dei redditi è bene che si rivolga al Suo commercialista.

  23. Buongiorno, se io ho delle minusvalenze con Degiro e delle azioni in guadagno con una banca tradizionale, posso chiedere di passare in regime dichiarativo con la banca, l’anno prossimo vendere in guadagno quelle della banca e co pe sare le minus di Degiro? Grazie mille

    1. Buongiorno Sig. Parmigiani, non è possibile compensare plusvalenze e minusvalenze create con regimi fiscali diversi. Però a fine anno può chiedere alla banca che attualmente applica il regime amministrato di passare al regime dichiarativo. In questo modo nella dichiarazione dei redditi del prossimo anno potrà dare al suo commercialista tutta la documentazione per poter compensare le minusvalenze realizzate tramite Degiro.

  24. Buongiorno,
    ottimo articolo! Ho una semplice domanda, esiste in Italia la cosiddetta “wash sale rule”? Ossia ad esempio vendo un’azione in perdita e la riacquisto subito dopo al solo fine di generare una minusvalenza. La minusvalenza è lecita? (in USA no ma è difficile trovare informazioni per l’Italia). Grazie!

    1. Buongiorno Daniele. è possibile creare una minusvalenza vendendo ad esempio oggi e riacquistando in un giorno diverso. La cosa è perfettamente lecita e si fa in genere quando non si hanno minusvalenze pregresse e si ha, ad esempio, in portafoglio un’azione in guadagno e un titolo in perdita. Per non pagare tasse si vende prima il titolo in perdita e successivamente l’azione in guadagno. In questo modo posso compensare il tutto. Poi l’indomani ricompro il titolo che ho venduto in perdita al solo scopo di generare la minusvalenza.

          1. salve: mi inserisco in questa discussione per chiederle quali sono le date da tener presente per il calcolo della compensazione: fa fede la data dell’operazione di vendita o la quella della valuta? mi è successo di vendere ieri in perdita un titolo per generare minusvalenza da compensare con una operazione di vendita di oggi in guadagno (per un delisting, con valuta oggi): la banca si è rifiutata di portare in compensazione la minus di ieri con la plus di oggi a causa della data “valuta” della vendita che è attribuita a “domani” . E’ davvero così?
            grazie

  25. Buonasera,
    è possibile compensare minusvalenze (derivate da fondi d’investimento) con plusvalenze derivate da criptovalute?

    1. Buongiorno Giuliana, se ha strumenti che replicano l’andamento delle Criptovalute (si chiamano ETP) tali strumenti consentono di recuperare le minusvalenze in quanto producono redditi diversi. Sono strumenti però non acquistabili sulle banche tradizionali ma negoziabili su piattaforme come Fineco.
      Per approfondimenti La invito a contattarmi a info@consulenzavincente.it

  26. Buongiorno,
    premettendo di essere in regime fiscale dichiarativo, mi pare di aver capito che non è possibile, nonostante si tratti di redditi diversi, compensare minus derivanti da azioni con plus derivanti da criptovalute pure (no etp ecc) Corretto?
    La delega fiscale appena approvata prevede l’armonizzazione tra i vari tipi di redditi e delle relative minus e plus. Dunque, quanto sopra, dovrebbe decadere e permettere la compensazione?
    Grazie

    1. La regolamentazione riguardante le criptovalute è, al momento, ancora alquanto nebulosa e presta il fianco ancora a parecchie interpretazioni. Le consiglio pertanto di rivolgersi a degli esperti fiscali in materia.

  27. Buongiorno , se ho capito bene se vendo un titolo azionario “A” su cui ho una minusvalenza di 10.000 e pochi minuti dopo vendo un altro titolo “B” su cui ho una plusvalenza di 9000 non pago capital gain ? Se voglio però tenermi comunque in portafoglio il titolo “A” lo devo necessariamente riacquistare il giorno dopo , rischiando però un aumento di prezzo ?
    Grazie

    1. Buongiorno Domenico, la sua osservazione è corretta! La maggior parte delle banche ormai consente la vendita nello stesso giorno ai fini della compensazione (a patto che prima si venda il titolo in perdita e solo dopo il titolo in guadagno).In altri casi, residuali, è necessario vendere il titolo in guadagno il giorno successivo. E’ chiaro che il titolo che si è venduto solo per creare la minusvalenza va ricomprato almeno il giorno successivo. Ovviamente ciò comporta il rischio di ricomprarlo più alto (ma anche l’opportunità di ricomprarlo più basso).

  28. Buongiorno, ho una minusvalenza derivante dalla vendita di fondi a settembre 2023 pari a 1200 €. Ho nel mio ptf delle azioni in guadagno di circa 4000€ , mi conviene vendere tutti i 4000€ o solo parte del guadagno? É possibile recuperare tutti i 1200€ di Minus o solo in parte? Grazie

    1. Buongiorno Alice, per compensare le minusvalenze dei fondi venduti è sufficiente vendere un numero di azioni tale da recupere l’importo delle minusvalenze. In caso di vendita di tutte le azioni andrebbe a pagare il capital gain del 26% sulla differenza tra (4.000-1.200) quindi su 2.800.

  29. Buongiorno sig Fabrizio, nell’anno 2023 ho plusvalenze di circa €. 14.000 in conto amministrato per gestione di azioni italiane, di cui mensilmente la banca ha detratto il relativo Capital gain. Attualmente nel pacchetto investimenti ho in gestione alcune azioni in positivo ed altre azioni in negativo. Posso recuperare tali plusvalenze procedendo alla vendita delle azioni in negativo per l’importo di €. 14.000 a titolo di compensazione ? Oppure può consigliarmi un metodo alternativo per recuperare tali Capital gain pagati sulle plusvalenze. Grazie per ogni consiglio in merito.

    1. Buongiorno Sig. Natale, una gestione attenta della fiscalità porta sicuramente valore aggiunto, per cui prima di pagare imposte sul capital gain è meglio creare minusvalenze vendendo i titoli in perdita e solo successivamente i titoli in guadagno. Una volta compensato il tutto ed evitata la tassazione può ricomprare i titoli venduti in perdita allo scopo di creare le minus.

  30. Buongiorno, se trasferisco i titoli da una banca che applica il regime amministrato ad un’altra che può applicare il regime dichiarativo, le minusvalenze trasferite possono anch’esse essere utilizzate con la nuova banca in regime dichiarativo?
    Grazie Gianni

    1. Buongiorno Sig. Gianni, è possibile utilizzare le minusvalenze realizzate in un conto deposito in regime amministrato trasformando il conto in regime dichiarativo se l’istituto lo permette (in tale caso la variazione di regime avrà decorrenza dal 01.01 dell’anno successivo), oppure chiudendo il conto deposito in regime amministrato. L’istituto rilascerà la certificazione delle minusvalenze con la relativa data di scadenza (il c.d. zainetto fiscale) che potrà essere utilizzato in dichiarazione dei redditi a compensazione delle plusvalenze.

  31. Buonasera Dott. Taccuso, il mese scorso ho disinvestito dei Fondi da Banca Mediolanum, realizzando una minusvalenza di € 25.000.
    Adesso intendo acquistare un BTP in Banca Intesa Sanpaolo. È possibile compensare la minusvalenza con la plusvalenza che realizzerò con il BTP?
    Grazie.

    1. Buongiorno Sig.ra, per poter compensare le minusvalenze realizzate in Banca Mediolanum in un’altra banca, deve prima chiudere il deposito di Banca Mediolanum. A quel punto chiederà alla banca la certificazione fiscale della Sua posizione e una volta che arriverà il documento con il totale delle minus realizzate lo consegnerà in originale ad Intesa San Paolo.

      1. Grazie Dott.Taccuso,
        per la Sua disponibilità, competenza e celerità nella risposta.
        Complimenti per la Sua grande professionalità.

  32. Salve, ho cumulato nel 2022 circa 15,000 USD di minusvalenze da investimenti negli USA, dove ero residente.
    Posso considerarle per bilanciare le plusvalenze in Italia negli anni successivi?

  33. Buongiorno Dott. Taccuso prima di tutto voglio ringraziarla per una risposta precedente e, sfacciatamente, le pongo un’altra domanda. Se su uno stesso deposito amministrato ho un etf in perdita ed un altro (di altra soc. di gestione) in guadagno posso compensare minusvalenze e plusvalenze vendendo prima l’uno e poi l’altro ? Grazie.

    1. Buongiorno Sig. Domenico, non è possibile compensare plusvalenze e minusvalenze. Gli ETF creano redditi di capitale e, in base alla normativa attualmente in vigore, tali redditi non consentono di compensare minusvalenze che possono essere compensate solo da redditi diversi (derivanti da azioni, obbligazioni, Etf, Etc, ETp).

  34. buongiorno, sono un pensionato che attualmente ho investiti 3 BTP di cui solo uno e’ in plusvalenza: 140000 investiti con valore nominale 142000 attuale. La mia banca mi ha comunicato delle minusvalenze di 3516,11 relative alla vendita di Fondi 2020 che devono essere utilizzate entro 2024. Cosa mi consiglia di fare?
    grazie

  35. Buongiorno Dr. Taccuso,
    Complimenti per la Sua professionalità.
    È possibile compensare e quindi recuperare un addebito per capital gain già avvenuto quest’anno, con una certificazione di minusvalenze da altra banca che mi verrà rilasciata a breve per chiusura rapporti? E se no, è possibile far compensare in dichiarazione dei redditi l’addebito di imposta capital gain già avvenuto, con la suddetta certificazione minusvalenze? Grazie.

  36. Ho minusvalenze per 18.933,15 relative 2018. Come posso recuperarle?
    Ho minusvalenze per 10.248,49 anno 2020
    Avendo plusvalenze su più di un istituto di credito, posso suddividere l’importo sugli stessi?
    Grazie
    Carlo

    1. Buongiorno Sig. Carlo, le minusvalenze possono essere recuperare vendendo strumenti che possono creare redditi diversi, cioè Azioni, Certificates (anche i coupon), Amc, Etc, Etp, Obbligazioni (differenza tra prezzo di vendita e prezzo di acquisto). Se ha minusvalenze in un istituto e eventuali plusvalenze in un altro, per compensarle basta trasferire i titoli in guadagno nella banca in cui ha le minusvalenze.

  37. Buongiorno.
    Vendo un’azione in perdita alle ore 13,00 di oggi, creando una minusvalenza.
    Se ne vendo un’altra in attivo alle 14,00 di oggi, la compensazione è già valida?
    Grazie

    1. Buongiorno, si certo, a patto che la liquidazione per valuta delle due azioni sia contestuale. Ad esempio se lei vende un titolo azionario in perdita sulla Borsa di Milano (che ha due giorni di valuta) e poi vende dopo un’ora un titolo in guadagno su Wall Street (che ha invece un giorno di valuta) in quel caso non c’è compensazione perchè il titolo in guadagno viene accreditato un giorno prima.

  38. Buongiorno, ho un canto banco posta con portafoglio titoli, ho generato nel 2023 minusvalenze per 4000 euro su fondi investimento bancoposta, come posso recuperarle??ho in portafoglio titoli il btp valore 2030 che genera una cedola trimestrale posso recuperare qualcosa e se si come fare???il consulente postale dice di metterle al 730,il mio fiscalista dice che lo devono fare le poste in automatico per recuperare. Mia dia un cosiglio,Grazie.

    1. Buongiorno Sig. Enzo, il consulente postale non le ha dato una risposta corretta. A meno che lei abbia richiesto espressamente il regime dichiarativo, la Posta fa da sostituto d’imposta, il che significa che tiene in memoria eventuali minusvalenze realizzate nell’anno in cui si verificano e nei quattro anni successivi. Se poi lei realizza successivamente plusvalenze, la Posta gliele compensa e le deduce dalle minusvalenze. Ma attenzione tra strumenti che generano redditi diversi e redditi da capitale. Generano redditi diversi azioni, obbligazioni (solo sulla differenza tra prezzo di acquisto o sottoscrizione e prezzo di vendita o rimborso), Certificates, Etc (materie prime), Etp (cryptoassets). Le cedole derivanti dai BTP creano redditi da capitale che NON COMPENSANO le minusvalenze, cosi’ come non compensano i guadagni su fondi ed Etf. In caso mi contatti direttamente.

  39. Buongiorno, approfitto della sua competenza nel campo. Non mi è chiaro questo: in regime di risparmio amministrato ho già in essere una minusvalenza di 10.000 euro per aver venduto un titolo obbligazionario di uno stato estero in white list, Republic of Austria (aliquota capital gain al 12,50 %) e ho una plusvalenza su un titolo azionario di 16.000 euro (aliquota capital gain al 26%). Non capisco come vengono rapportate le due differenti aliquote e quindi quale sarà l’effettivo calcolo del capital gain in caso di vendita del titolo azionario (se possibile mi può fare l’esempio con il calcolo). Grazie in anticipo per la sua disponibilità

    1. Buongiorno Sig. Franco, la plusvalenza sul titolo azionario compensa la minusvalenza sul titolo di stato austriaco. Tenga però conto che avendo aliquote fiscali diverse (12,50 per il titolo di stato e 26% per le azioni), lei compensa solo una parte della minusvalenza sul titolo di stato (circa la metà).

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