Investire in Obbligazioni (o Bond): conviene nel 2023?

Conviene investire in obbligazioni o bond nel 2023? Cosa sono, come funzionano e strategie d'investimento.
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Investire in obbligazioni

Le obbligazioni o bond rappresenteranno nei prossimi anni una valida opportunità di investimento in un contesto geopolitico e finanziario piuttosto turbolento.

Cosa sono e le caratteristiche delle obbligazioni

Le obbligazioni sono strumenti di debito che permettono a un soggetto emittente di finanziarsi a tassi di mercato. Agli investitori, invece, consentono di ottenere un rendimento periodico (cedola) con un grado di certezza ragionevolmente alto, oltre che il rimborso del capitale a scadenza.

Se possiedi obbligazioni sei maggiormente tutelato rispetto agli azionisti. Infatti oltre a riscuotere una cedola certa (semestrale o annuale) hai un diritto di prelazione molto più elevato in caso di fallimento dell’emittente.

Le obbligazioni hanno alcune caratteristiche fondamentali:
– il valore nominale, cioè il capitale sottoscritto e corrisponde a quel valore che l’emittente si impegna a restituire a scadenza;
– il tasso nominale di interesse, ossia il rapporto espresso in termini percentuali fra l’interesse annuo ed il valore nominale. La cedola costituisce l’interesse periodico che l’emittente paga agli obbligazionisti. – valore di rimborso: è il valore al quale viene rimborsata l’obbligazione che di solito coincide con il valore nominale;
– la durata del prestito: è il periodo che intercorre tra la data di emissione e la data di scadenza.

Il contesto attuale e la storia recente

Attualmente i bond mostrano tassi reali storicamente elevati, una dinamica che potrebbe avere ripercussioni sia sull’economia globale che sull’inflazione. L’attuale congiuntura rende i bond un’opzione di investimento allettante per i prossimi anni.

Anche lo Stato italiano ha deliberato nuove emissioni di titoli di Stato, di recente ad esempio il Btp Valore che ha riscosso parecchio successo tra investitori e risparmiatori.

Dal 2009 al 2022, il mondo finanziario è stato dominato dalla filosofia TINA (There Is No Alternative). Gli investitori hanno dovuto adattarsi a un contesto di rendimenti bassi, spostandosi verso asset reali e, per quanto riguarda i bond, verso prodotti più rischiosi e con scadenze più lunghe. Ma il 2022 ha segnato un cambiamento radicale, con molti prodotti finanziari che hanno subito ingenti perdite.

L’assenza di rendimenti ha spinto alcuni investitori istituzionali a posizionarsi su bond con scadenze oltre i 50 anni pur di ottenere un minimo di rendimento. A distanza di due anni queste obbligazioni hanno subito perdite anche del 60/70%. Ciò é paragonabile solo al calo dei titoli quotati al Nasdaq durante lo scoppio della bolla delle dot.com.

In parallelo, l’approccio governativo alla spesa pubblica ha mostrato una tendenza all’incremento, mascherando i problemi economici sottostanti. La domanda chiave che ci poniamo oggi è quanto tempo ancora la spesa pubblica potrà sostenere la crescita economica? Proprio questa negli ultimi mesi ha inflazionato il mercato dei bond specialmente sulle scadenze lunghe che hanno finito per adeguarsi a quelle di breve le cui condizioni sono dettate dalla politica monetaria delle Banche Centrali.

Considerando la mole del debito pubblico accumulato dai vari Stati e i tassi elevati, lo scenario attuale non è sostenibile a lungo termine. In pratica i tassi dovranno ritornare a scendere. E se non lo faranno le banche centrali, ad esse si sostituirà il mercato.

Le tipologie di Obbligazioni

I profili di classificazione dei bond sono diversi. Ecco i principali:

in base alla natura dell’emittente

Le obbligazioni possono essere classificati in tre grandi gruppi:

  • Titoli governativi emessi dagli Stati sovrani, nonché quelli emessi dagli enti locali e dagli enti pubblici non territoriali.
  • Titoli sovranazionali: emesse da enti quali la Banca Mondiale (World Bank), BEI (Banca Europea per gli investimenti), la Birs Banca internazionale per la ricostruzione e lo sviluppo), la Bers (Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo), IADB (Inter-American Development Bank). Questo tipo di titoli presenta una garanzia di più stati in base alla partecipazione posseduta nell’ente.
  • Obbligazioni societarie (o corporate) che sono titoli emessi dalle imprese o dalle banche aventi natura privata.

Periodicità dei flussi di cassa corrisposti

Ci sono titoli caratterizzati dall’esistenza di un unico flusso in uscita (il prezzo pagato per entrare in possesso del titolo) e un singolo flusso in entrata (il capitale rimborsato alla scadenza) definiti zero coupon bond.

E ci sono titoli che presentano una successione di flussi distribuiti lungo l’arco della vita del titolo, tipicamente a fronte del pagamento delle cedole a favore del possessore, definiti coupon bond. In quest’ultimo caso la frequenza dei flussi di cassa può essere trimestrale, semestrale o annuale.

In base alla modalità di pagamento degli interessi

Le obbligazioni possono essere raggruppate in due macro-categorie:

  • A tasso fisso, che attribuiscono all’investitore interessi in misura predeterminata sino a scadenza e non variano al variare dei tassi di mercato.
  • A tasso variabile, il cui interesse non è predeterminato, ma variabile in relazione all’evoluzione dei tassi di mercato. I bond a tasso variabile, a parità di altre condizioni, sono più “sicuri”, in quanto offrono rendimenti sempre in linea con quelli di mercato. Normalmente gli interessi dipendono da indici finanziari (Euribor o altri tassi ufficiali) reali (tasso di inflazione, in questo caso prendono il nome di bond inflation linked) o valutari (tasso di cambio).

Durata

Un’altra classificazione molto importante distingue le obbligazioni alla scadenza contrattuale dell’emissione (maturity). Pur non esistendo una classificazione condivisa, nella maggioranza dei casi distinguiamo:

  • i titoli a breve termine (o titoli del mercato monetario) che hanno una scadenza fino a 12-18 mesi;
  • i titoli a medio-lungo termine (o titoli del mercato dei capitali) che presentano una scadenza tra 18 mesi e 60 mesi;
  • i titoli a lungo termine hanno scadenza oltre i 60 mesi).

Diifferente e fondamentale nell’ambito degli investimenti è ovviamente il concetto di vita residua a scadenza per comprenderne la sua rischiosità. Infatti, più lunga è la scadenza, maggiore sarà la sensibilità dell’obbligazione, in termini di prezzo, alla variazione dei tassi di mercato.

Il buon senso ci porta a dire che in un periodo di tassi zero, o di tassi reali negativi, è meglio investire in bond a tasso variabile perché ci proteggono dal rischio tassi. Infatti, in caso di rialzo dei tassi, i bond a tasso variabile adeguano la cedola parametrata all’Euribor o al tasso di inflazione (inflation linked).

Purtroppo fino a due anni fa i bond a tasso variabile avevano addirittura rendimenti negativi. Ciò a causa delle scelte di politica monetaria delle banche centrali che, temendo la deflazione, avevano inondato il sistema di nuova moneta.

Oggi, come detto, i tassi sono storicamente elevati, soprattutto se valutati in termini reali. Ricordiamo che i tassi reali sono il risultato della differenza tra i tassi nominali espressi dal mercato e l’inflazione ufficiale.

Per questo motivo i bond a tasso fisso sono maggiormente consigliati per coloro che vogliono assicurarsi una rendita di tutto rispetto.

Al contrario, il rischio di scegliere un bond a tasso variabile oggi é di ritrovarsi fra qualche anno ad investire a rendimenti di mercato di nuovo bassi.

Quindi un investitore che possiede oggi 1 milione di euro, può investire in obbligazioni a lunga scadenza con la possibilità di ottenere una rendita annua tra i 30 e 40 mila euro netti. Ciò dovrebbe far riflettere su che cosa significhi tassi così elevati per l’economia. In sostanza un disincentivo ad investire nel capitale di rischio.

I rischi delle Obbligazioni

Come qualsiasi attività finanziaria anche le obbligazioni comportano dei rischi. Va premesso innanzitutto che sicurezza e redditività sono due concetti opposti, per cui, di solito, ad un interesse più elevato corrisponde maggior rischio. Viceversa, a maggior sicurezza corrisponde un rendimento più modesto.

I rischi tipici sono:

  • rischio di interesse, ossia la possibilità che il prezzo del titolo diminuisca a seguito di variazioni dei tassi di interesse. Vale soprattutto per i titoli a tasso fisso a lunga scadenza, più esposti a questo rischio rispetto ai titoli a tasso variabile. Infatti, al variare dei tassi di interesse, i titoli a tasso fisso subiscono variazioni di prezzo per adeguare il loro rendimento ai nuovi livelli dei tassi, dal momento che la cedola non può cambiare. Ciò non accade invece per i titoli a tasso variabile che adeguano le cedole ai nuovi livelli dei tassi e per i quali il prezzo varia in modo poco rilevante.
  • Rischio di credito (o rischio emittente) che è legato alla possibilità che l’emittente non rimborsi in tutto o in parte il capitale o non paghi gli interessi.
  • Rischio di liquidità che attiene alla difficoltà di vendere in modo rapido ed economico (quindi senza subire perdite in termini di prezzo) le proprie obbligazioni prima della scadenza.
  • Rischio di cambio che corri nel momento in cui acquisti bond denominati in valuta diversa rispetto a quella domestica ed è legato alla variazione del rapporto di cambio tra due divise.

La Duration o durata finanziaria

La duration rappresenta il tempo medio di recupero dei flussi di cassa del bond. E’ un indicatore fondamentale per valutare la sensibilità di un bond ai cambiamenti dei tassi di interesse.

La Modified Duration, in particolare, fornisce una misura diretta di questa sensibilità.

A titolo esemplificativo supponiamo di avere due bond: uno con una duration di 5 anni e l’altro con una duration di 10 anni.

Se i tassi di interesse aumentano dell’1%, il prezzo del primo bond diminuisce del 5%; mentre il prezzo del secondo bond diminuisce del 10%.

Questo dimostra come la duration sia un’ottima misura per capire quanto un bond sia sensibile ai movimenti dei tassi di interesse. Precisiamo che quando si parla di duration ci si riferisce ad un bond a tasso fisso, in quanto per quelli a tasso variabile la duration è praticamente nulla o quasi.

Ecco un esempio che può chiarire meglio il concetto.

Un Esempio: il Bond Francia (OAT) a tasso fisso scadenza 2072

Il grafico sotto mostra uno dei tanti bond con scadenza oltre i 30 anni, le cui quotazioni sono crollate dopo il forte rialzo dei tassi delle banche centrali. Da una quotazione di 95 è precipitato a circa 30. Ciò a causa proprio di una duration di poco superiore ai 40 punti percentuali.

Nel caso di una discesa dei tassi le quotazioni sarebbero destinate a riprendersi. Al contrario, se i tassi dovessero crescere ancora di un punto percentuali, il prezzo di questo bond scenderebbe del 40% portandosi in area 18. Altro che Nasdaq!!!

La cosa interessante è che questi bond potrebbero diventare decisamente allettanti nel momento in cui l’economia iniziasse ad avere problemi. A quel punto le Banche Centrali per stimolare l’economia sarebbero costrette ad abbassare di nuovo i tassi.

Pertanto sono un asset da considerare come protezione nel caso di un portafoglio investito soprattutto in azioni.

bond con scadenza oltre i 30 anni
Bond OAT tasso fisso 2072

Il rischio emittente

Un altro aspetto cruciale nella valutazione di un bond è il rischio associato all’emittente. Le agenzie di rating, come Moody’s, Standard & Poor’s e Fitch, svolgono un ruolo essenziale in questo contesto, fornendo valutazioni dettagliate che aiutano gli investitori a prendere decisioni mirate.

In termini di rischio la principale distinzione è la seguente:

  • Titoli investment grade: quando il giudizio di almeno due delle tre principali agenzie di rating rientra in un grado di rischio basso. Questa tipologia di obbligazioni viene definita anche, con il termine “CORE”.
  • Titoli non investment grade: quando invece il giudizio di almeno due delle tre principali agenzie di rating presenta un rischio alto. Questo tipo di obbligazioni prende anche il termine di Bond High Yield

La classificazione per grado di rischio è di vitale importanza per un’obbligazione. Infatti determina in larga parte il tasso di interesse che l’emittente dovrà corrispondere al sottoscrittore.

In questo caso si parlerà di “premio per il rischio emittente”. Più alto è il rischio, maggiore sarà l’interesse corrisposto e così via.

Ad esempio se confrontiamo i bond governativi emessi da Italia e Germania, notiamo che la Germania ha un rating più elevato. Per molte agenzie ha rating AAA rispetto all’Italia (spesso valutata BBB o simili).

Ciò significa che, secondo le agenzie di rating, la Germania ha una probabilità molto bassa di inadempienza sui suoi bond, mentre l’Italia ha un rischio più elevato.

Di conseguenza, per compensare gli investitori per il rischio maggiore, l’Italia deve offre tassi di interesse più elevati sui bond rispetto alla Germania. Tutti ormai conosciamo il termine “spread” abbinato alla coppia Btp/bund. Ebbene, questo non è altro che il differenziale di rendimento tra due titoli di Stato di pari scadenza di due diversi Paesi. Lo spread misura il rischio emittente da un punto di vista politico, economico e finanziario.

Attualmente è poco sotto i 200 basis point. Quindi se un bond decennale tedesco offre un rendimento del 2.90%, un bond decennale italiano ha un rendimento del 4.90% per compensare il rischio aggiuntivo.

In sostanza, il rischio emittente riflette le aspettative del mercato sulla solvibilità di un emittente e influisce sui rendimenti offerti ai bondholders.

Rating Obbligazioni

A proposito di rischio emittente gli spread maggiormente visibili sono quelli fra titoli di stato o obbligazioni societarie e obbligazioni cosiddette “no investment grade”.

Queste ultime appartengono alla galassia dei cosiddetti titoli High Yield che oggi rendono mediamente oltre il 3% in più rispetto ai titoli governativi ad alto rating.

Spread bond high Yield e bond alto rating

Nel grafico possiamo vedere come in questo periodo lo spread tra titoli High Yield e Bond ad alto rating sia aumentato decisamente portandosi al 4,38%. Questo tipo di obbligazioni sono strettamente correlate all’andamento dei mercati azionari. In pratica quando gli indici azionari salgono, dette obbligazioni tendono a ridurre lo spread (premio al rischio) rispetto ai bond tripla A. Al contrario in caso di mercati avversi alle azioni lo spread può salire anche sopra il 10% come abbiamo visto durante la pandemia o la crisi del 2008. Le cause sono da ricerca nell’aumento di probabilità di default degli emittenti meno solidi.

I tassi di interesse

I tassi di interesse dipendono da alcuni fattori principali:

  • politica monetaria delle Banche Centrali;
  • ciclo economico;
  • fiducia nell’emittente

Le Banche Centrali hanno un ruolo determinante nella formazione dei tassi di interesse. Esse fissano il cosiddetto tasso di sconto e di conseguenza gli altri tassi di intervento come quello over-night. Da questo tipo di tassi, a cascata, dipendono tutti gli altri, come ad esempio per l’UE l’Euribor (tasso di breve sotto i 18 mesi) e l’Eurirs (tassi a lunga scadenza).

Di conseguenza questa dinamica si rispecchia in larga parte sui rendimenti delle obbligazioni quotate sul mercato.

Come detto prima, se i tassi saliranno le quotazioni delle obbligazioni scenderanno, adeguando così il rendimento verso l’alto. Tuttavia la dinamica tra tassi di breve e tassi di lungo non è così omogenea. I tassi di breve sono strettamente collegati alla politica monetaria, mentre quelli di lungo seguono anche altre variabili, da ricercare soprattutto nel ciclo economico.

Quest’ultimo influisce molto sulla dinamica dei tassi di lungo, in quanto crea le aspettative di mercato che tendono a scontare anticipatamente la futura politica monetaria della Banca Centrale.

Ad esempio, se durante una politica monetaria caratterizzata da un rialzo dei tassi, il ciclo economico dovesse rallentare fino ad entrare in recessione, il mercato tenderebbe a scommettere su tassi più bassi nel lungo periodo. Questo anticiperebbe un cambiamento della politica monetaria stessa al fine di rianimare la crescita.

Obbligazioni senior e subordinate

Con il termine di obbligazioni subordinate si intendono i titoli il cui rimborso nel caso di liquidazione o fallimento dell’emittente avviene successivamente a quello dei creditori ordinari, comprese le normali obbligazioni definite senior.

Le obbligazioni subordinate si distinguono, infatti delle altre obbligazioni non in base al tasso, ma per la tipologia di rischio.

Si tratta di titoli con rischio più elevato rispetto alle obbligazioni ordinarie e pertanto sono caratterizzate da un maggior rendimento.

Ciò è dovuto al fatto che questi bond non sono considerati strumenti di debito tradizionali. Infatti vengono trattati alla stregua del capitale e rappresentano spesso un’alternativa al più costoso collocamento di azioni.

Nel caso delle banche esistono diverse tipologie di obbligazioni, ad ognuna delle quali si accompagnano caratteristiche diverse.

Nella tabella sotto, tratta dal sito di Borsa Italiana, puoi leggere la varie tipologie di obbligazioni subordinate:

Investire in obbligazioni – Le obbligazioni subordinate

Una categoria particolare di obbligazioni sono le obbligazioni convertibili. Sono titoli che si trovano in posizione intermedia tra obbligazioni e azioni. Il loro possessore ha la facoltà di decidere se rimanere creditore della società emittente per tutta la durata del prestito, oppure convertire il proprio status da creditore a socio (azionista) sulla base di un rapporto di cambio predeterminato (nel regolamento di emissione).

L’importanza della diversificazione

Come sottolineiamo sempre, il rischio di portafoglio si riduce attraverso la diversificazione, ossia investendo in Paesi e settori diversi, ma anche con scadenze diverse per quanto riguarda i bond.

Sembra un concetto banale, ma non è ancora un comportamento così diffuso tra gli investitori.

Oltre all’investimento diretto in obbligazioni, puoi costruire il tuo portafoglio attraverso Etf. Questi strumenti finanziari ti consentono di investire in tutte le aree geografiche del mondo, emergenti compresi, in valuta o con copertura del cambio e con duration mirate.

Esistono Etf obbligazionari di breve termine con duration minima e altri con scadenze molto più lunghe in cui il rischio tassi è più elevato.

Ci sono Etf a distribuzione dei proventi ed Etf ad accumulazione. Nel secondo caso il vantaggio consiste nel fatto che le cedole vengono reinvestite, dando modo all’acquirente di ottenere un tasso composto che nel corso del tempo ottimizzerà i rendimenti.

Nella tabella sotto riportiamo i principali Etf del mondo bond quotati a Piazza Affari:

Investire in Etf obbligazionari

Il team di Consulenza Vincente sconsiglia, invece, quasi sempre di investire in fondi comuni obbligazionari. Infatti i costi di gestione dei fondi vanno a penalizzare nel tempo le performance e non danno, tranne rarissimi casi, alcun valore aggiunto rispetto agli Etf meno costosi e più efficienti.

Al riguardo siamo disponibili a fare il check up del tuo portafoglio e aiutarti a realizzare una corretta pianificazione finanziaria.

Il 2022 e anche il 2023 ci hanno insegnato che anche chi ha un profilo prudente di portafoglio può incorrere in forti variazioni delle quotazioni.

In queste fasi l’aiuto del consulente finanziario indipendente è fondamentale per selezionare i migliori strumenti finanziari, per valutare insieme la strategia più corretta da tenere per il futuro e anche per mantenere i nervi saldi.

Fabrizio Taccuso | Consulenza Vincente

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