Previdenza Complementare: cosa fare e cosa evitare

da | Dic 18, 2013 | Consulenza patrimoniale | 0 commenti

Previdenza Complementare è una forma di previdenza che integra quella obbligatoria, ma non la sostituisce.

La previdenza complementare ha l’obiettivo di dare una risposta al progressivo ed inesorabile impoverimento della pensione pubblica frutto delle riforme degli ultimi decenni. Ogni iscritto apre una posizione individuale in cui affluiscono i versamenti contributivi. Tali versamenti saranno poi investiti nel mercato finanziario. Al momento del pensionamento, all’iscritto sarà liquidata una rendita o l’intero capitale versato.

La previdenza è un argomento che diventa d’attualità in questi ultimi giorni dell’anno. Non è raro essere contattati dalla propria banca o dal proprio assicuratore che propongono la sottoscrizione di prodotti di tipo pensionistico. Non è che di colpo sono diventati improvvisamente premurosi nei vostri confronti, semplicemente cercano di rifilarvi prodotti su cui guadagnano cospicue commissioni.

E’ fondamentale ed imprescindibile versare nella previdenza complementare.

Ma è altrettanto importante scegliere lo strumento giusto. Da questa scelta, apparentemente banale, deriva, alla fine della vita lavorativa, una notevole differenza in termine di prestazioni che verranno erogate (vedi esempio sotto).

Le varie riforme che si sono succedute nel tempo, da Dini, Amato a Prodi, sino all’ultima versione del decreto Monti, hanno progressivamente innalzato l’età lavorativa e nello stesso tempo ridotto le future prestazioni pensionistiche.  Ad oggi, riusciranno a coprire a malapena la metà dell’ultima retribuzione.

Gli strumenti possibili in cui versare sono sostanzialmente tre:

  • Fondi pensione negoziali;
  • Fondi pensioni aperti;
  • Fip ed i Pip.

I Fondi pensioni negoziali, detti anche Fondi Chiusi, sono istituiti sulla base di accordi tra le organizzazioni sindacali ed imprenditoriali; la loro sottoscrizione è senza dubbio consigliabile dati i bassi costi di gestione.

Ai Fondi Pensione Aperti si può aderire in forma individuale o, se il regolamento del fondo lo consente, anche in forma collettiva. La  scelta deve necessariamente ricadere su quelli caratterizzati da alto rating (5 stelle) e da costi contenuti (tra lo 0,50 % e l’1% massimo, a seconda della linea di gestione prescelta.

I Fip ed i Pip, invece, sono vere e proprie polizze assicurative che godono delle stesse agevolazioni fiscali riservate ai fondi. In questo caso, tuttavia, l’incidenza dei costi di sottoscrizione e gestione, possono arrivare anche ben oltre il 5% l’anno e superare il rendimento medio dell’attività sottostante. Pertanto ne sconsigliamo vivamente la sottoscrizione.

Fondo Pensione Vs Pip

Fondo Pensione Vs Pip

A titolo esemplificativo, abbiamo confrontato un Fondo Pensione Aperto ed un Fip.

Abbiamo ipotizzato di versare in entrambi i casi la  cifra massima di deducibilità (5.164 euro annua)  in quote mensili da 430 euro. Si considera di versare per 30 anni e di ottenere un rendimento medio di periodo del 5%. Il capitale versato alla fine del periodo sarà ovviamente lo stesso in entrambi casi (154.800) euro. Ma l’incidenza dei costi (che nel caso del Fondo Pensione Aperto è dello 0,50%, contro il 3,50% del FIP) avrà un impatto decisivo sul montante ottenuto alla fine del periodo.

Si può notare infatti che nel primo caso l’importo diventa 321.153,84 euro contro i 193.699,71 del Fip. Una differenza abissale di 127.454,13 eur,  solo prestando attenzione allo strumento che si sceglie. Le differenze sono comunque rilevanti anche su periodi inferiori (8.504,76 dopo dieci anni e 43.459,13 dopo vent’anni).

Come accennato in precedenza, lo Stato riserva agevolazioni fiscali a tutti coloro che versano nella previdenza complementare. Si può portare in deduzione (ossia abbassare la base imponibile) le somme accantonate sino alla concorrenza di 5.164,57 euro annui.

Per quanto riguarda le linee di gestione su cui andare ad investire, tutto dipende dall’età dell’aderente. Se si comincia da giovani, è bene privilegiare un comparto con alta componente azionaria. Nel tempo dovrebbe permettere rendimenti superiori.

Man mano che si avvicina l’età pensionabile, si dovrebbe passare progressivamente a linee più conservative che privilegiano l’obbligazionario e riducono i rischi.

Ad oggi le adesioni alla Previdenza complementare in Italia sono aumentate principalmente per quanto riguarda i Fip e Pip.  Le laute commissioni che vengono percepite dai promotori finanziari che li collocano, fanno indirizzare nettamente le proposte commerciali in quella direzione. Ovviamente a danno ovviamente delle prestazioni pensionistiche.

I Fondi Pensione Aperti, garantendo bassi ritorni in termine di redditività a chi li colloca, sono consigliati quasi solo dai Consulenti Finanziari Indipendenti. Non avendo ritorni in termini provvigionali, infatti, non abbiamo nessun interesse a spingere prodotti costosi e poco efficienti!

Anche per quanto importante argomento, lo staff di Consulenza Vincente è a tua disposizione per approfondire il discorso. Valutiamo “ad personam” le soluzioni più appropriate per colmare il gap pensionistico.

Purtroppo questo problema sarà sempre più sentito con il passare degli anni, per cui ti consigliamo di provvedere per tempo. 

Fabrizio Taccuso 


Previdenza Complementare

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