Rendiconto dei costi, banche italiane bocciate perchè poco trasparenti

da | Nov 8, 2019 | Banche e Conflitto di interessi | 1 commento

Il Rendiconto dei costi doveva rappresentare una delle grandi novità della Mifid 2.

Il rendiconto dei costi è una svolta nella trasparenza verso gli investitori.

Lo scopo principale consiste nel definire uno standard virtuoso nella comunicazione, in modo da aiutare l’investitore a prendere decisioni di investimento consapevoli. Invece, a quasi due anni dall’introduzione della Direttiva Europea, l’informativa dei costi si è rivelata incompleta, tardiva, omissiva ed incomprensibile.

Se pensavi che il rendiconto dei costi ti dicesse quanto paghi veramente, sei rimasti deluso!

Lo ha certificato la ricerca della School of Management del Politecnico di Milano, commissionata da Moneyfarm. L’indagine ha riguardato un campione di 18 intermediari: 

  • Allianz Bank Financial Advisors;
  • Azimut Capital Management SpA;
  • Banca Generali Private;
  • Banco BPM Banco BPM SpA;
  • BNP Paribas BNL;
  • BPER Banca;
  • CREDEM Credito Emiliano SpA;
  • Deutsche Bank SpA;
  • Fineco Bank SpA;
  • ING Bank;
  • Fideuram;
  • Intesa San Paolo Private Banking SpA;
  • CheBanca! (Gr. Mediobanca);
  • Banca Mediolanum;
  • Banca Widiba SpA (Gruppo Mps);
  • IW Bank (Gruppo Ubi);
  • Unicredit;
  • Unipol Banca SpA

Solo cinque banche su 18 hanno rispettato integralmente nel Rendiconto dei costi tutti i requisiti minimi imposti dalla normativa. Sono poche quelle che hanno fatto lo sforzo minimo per poter essere ritenute adempienti rispetto agli obblighi di trasparenza imposti dalla direttiva Mifid2. Tutti gli intermediari hanno correttamente riportato i costi totali applicati all’investitore (in valore assoluto e in percentuale). Ma solo la metà degli intermediari, però, ha indicato l’effetto cumulativo dei costi sulla redditività dell’investimento. E solo il 67% ha riportato correttamente l’onere fiscale dell’imposta di bollo e Iva.

In pratica l’industria italiana del risparmio non accetta di adeguarsi alla Normativa a tutela dei risparmiatori.

Le regole di trasparenza non sono rispettate non solo ex ante, cioè nell’informativa precontrattuale, ma soprattutto nemmeno ex post. Oltre a non essere stati tempestivi nell’invio, gli intermediari hanno  inviato un rendiconto dei costi poco chiaro e in alcuni casi illeggibile. 

In pratica anziché inviare una sintesi trasparente, riassumibile in massimo quattro tabelle, le banche hanno annacquato la documentazione inserendo dati fumosi, inutili e superflui:

  • 39% degli intermediari hanno deciso di inserirli in una documentazione tra le 10 e le 30 pagine;
  • 17% degli intermediari hanno inviato un rendiconto dei costi addirittura superiore alle 30 pagine.

E tutti sappiamo che inviare troppa documentazione significa scoraggiare sul nascere la voglia di cimentarsi in noiose letture. E’ evidente che l’obiettivo vero consiste nello sviare l’attenzione e spostare il focus su fattori marginali e poco importanti.

Il 56% delle banche ha scelto di non chiamare il rendiconto dei costi con il “proprio nome”. Solo nel 44% dei casi è utilizzata la parola “costi” o “oneri” nell’intestazione.

In ultimo la ciliegina sulla torta… alcune reti hanno trovato un modo ingegnoso per adempiere agli obblighi previsti dalla legge. Poiché c’era la fondata paura che la rendicontazione Mifid potesse fare “inc…are”  molti clienti, esplicitando in modo chiaro i costi…

Pare che diverse reti abbiano trovato l’escamotage di inviare il riassunto dei costi e dei rendimenti solo alla casella di posta elettronica che ogni cliente ha con la mandante. Peccato che molti clienti non sappiano nemmeno di averla questa casella email… o non la aprano mai…

Il trucco è quanto mai ingegnoso: così facendo la rete ha adempiuto agli obblighi previsti dalla legge, facendo però leva sulla “pigrizia” di molti clienti che non guardano mai (o, ancora peggio, non sanno di avere) la mail presente all’interno del profilo digitale della banca.

Come dice Massimo Scolari, presidente di Ascofind (Associazione delle società di Consulenza Finanziaria Indipendente):

gli intermediari che scelgono modalità di comunicazione più opache, anziché subire penalizzazioni, potrebbero addirittura ottenere vantaggi competitivi nei confronti degli operatori più trasparenti. Il livello di qualità delle comunicazioni potrebbe quindi essere attirato verso il basso, mettendo a repentaglio gli obiettivi perseguiti dalla direttiva Massimo Scolari
.

Il perché di tutta questa opacità è facilmente spiegabile: i costi associati alle gestioni finanziarie sono tra i più alti al mondo.

Secondo la Global Investor Experience Study: Fees and Expenses” di Morningstar, che ha confrontato l’incidenza dei costi dei fondi di investimento aperti che gravano sui clienti retail in 26 nazioni, l’Italia è fanalino di coda insieme a Taiwan. E anche rispetto ad altri paesi europei, si posiziona molto male, con costi per la gestione di fondi azionari e obbligazionari superiori a quelli di Francia, Germania e Regno Unito.

In tempi di rendimento vicini allo zero, un occhio ad evitare costi inutili diventa un esigenza imprescindibile, anche perché, in finanza, quasi sempre a costi elevati corrispondono soluzioni di scarso valore…

Fabrizio Taccuso

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Rendiconto dei costi poco trasparente - Massimo Scolari

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