Semiconduttori, approfittare della crisi e cogliere le opportunità

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Semiconduttori e microchip hanno contribuito al rialzo dell’inflazione negli ultimi mesi.

La domanda di semiconduttori e microchip è letteralmente esplosa.

In un mondo sempre più globalizzato, il post lockdown ha fatto nascere un problema di approvvigionamento in un settore, ormai essenziale nella vita di tutti i giorni, come quello dei microprocessori. Decine di fabbriche anche in italia si stanno fermando per la carenza di componenti elettronici

I semiconduttori sono la struttura materiale che permette il funzionamento di televisori, smartphone, frigoriferi, auto e anche aerei.

I microchip sono circuiti elettronici miniaturizzati, in cui i vari transistor si formano nello stesso istante grazie a un unico processo fisico-chimico. Un chip è il componente elettronico composto da una minuscola piastrina del wafer di silicio, a partire dalla quale viene costruito il circuito integrato. In pratica, il chip è il supporto che contiene gli elementi (attivi o passivi) che costituiscono il circuito.

I semiconduttori sono destinati sempre più ad entrare nelle nostre vite. Pensa ad esempio ai temi legati alle auto elettriche, alla new mobility che vedranno macchine sempre più dipendenti dalla digitalizzazione.

Per non parlare del 5G e di tutto il mondo che riguarda la trasformazione energetica a servizio dell’ambiente, oltre all’ormai conosciuta intelligenza artificiale che avrà bisogno di microchip sempre più potenti e qualitativamente avanzati.

Da mesi ormai si parla della “crisi dei semiconduttori” che ha colpito il mercato dell’elettronica di consumo.

Le ragioni sono molteplici, ecco le principali:

  • i ritardi e le interruzioni delle catene di approvvigionamento;
  • l’aumento della domanda di dispositivi elettronici;
  • la diminuzione della produzione di chip nel continente asiatico;
  • la guerra commerciale tra gli Stati Uniti e la Cina

Le difficoltà di carattere logistico, i colli di bottiglia causati da interruzioni nei porti, nelle linee di navigazione e nei trasporti interni, la difficoltà di circolazione in periodo di Covid-19 hanno allungato i tempi di consegna e peggiorato le carenze in molte regioni.

Di conseguenza, le scorte, si sono esaurite rapidamente e l’inflazione è aumentata negli Stati Uniti e in altri mercati. Secondo gli esperti, i colli di bottiglia dovrebbero migliorare entro i prossimi tre mesi, ma il problema dell’offerta sembra lontano dall’essere risolto, visto che la tensione tra Usa e Cina non tende certo a migliorare.

Il settore automobilistico è stato maggiormente colpito dal problema microchip.

In alcuni casi è stato costretto a tagliare il 40% della produzione. Ciò ha generato una vera e propria esplosione del mercato dell’auto usata, con aumenti da un anno all’altro che hanno sfiorato il 100%.

Ovviamente, settori come la telefonia mobile, gli elettrodomestici e tutto ciò che ormai presenta qualcosa di digitale, sta soffrendo allo stesso modo la carenza di microchip.

Il Paese che produce la quota maggiore di microchip è Taiwan, sulla quale la Cina ha puntato ormai i riflettori da tempo.

La sola Taiwan Semiconductor costruisce il 45% dei chip utilizzati nel mondo, spesso progettati altrove, ma qui materialmente realizzati. Per intenderci tutti gli Stati Uniti producono il 12% dell’offerta globale.

Premesso che Taiwan Semiconductor produce in particolar modo per conto terzi, vediamo quali sono i leader di mercato attuali:

Leader mondiali semiconduttori
Leader mondiali semiconduttori

Intel e Samsung si contendono da tempo la leadership di mercato, ma questo non fa di loro una garanzia per gli anni a venire. L’evoluzione del settore è in costante fermento, ragione per la quale la classifica potrebbe essere stravolta nel giro di pochi anni. Basti pensare che Intel negli ultimi dieci anni ha letteralmente dimezzato la propria quota all’interno del mercato globale.

Spesso queste società progettano microchip da produrre in outsourcing, avvalendosi appunto di società come Taiwan Semiconductor. Prevalentemente, quindi, la produzione avviene tra Cina e Taiwan.

In questi ultimi anni, causa le tensioni commerciali tra Usa e Cina e la pandemia assistiamo ad una vera e propria de-globalizzazione, con la quale si cerca di riportare la produzione all’origine o più precisamente in Paesi che possano garantire una certa continuità e una minore influenza politica.

Ciò determinerà un aumento dei costi di produzione dato il venir meno della competitività salariale vista nell’era della globalizzazione. Questo processo più esattamente, prende il nome di “regionalizzazione“; con molta probabilità nei prossimi anni ne sentiremo parlare sempre più.

Pertanto, se da un lato le tensioni sui prezzi, viste in questi giorni, possono essere di aiuto per le società di microchip, dall’altro dovremmo attenderci nel lungo termine una diminuzione dei margini, a causa dei maggiori costi di produzione.

Tuttavia le prospettive relative all’utilizzo di microchip sono in crescita e sempre più sofisticate.

Il settore semiconduttori e microchip dal 2016

Etf Semiconduttori dal 2016 vs Nasdaq
Etf Semiconduttori dal 2016 vs Nasdaq

Il grafico confronta il più importante Etf che investe in società di semiconduttori e microchip con l’indice Nasdaq.

Come puoi notare, dall’inizio del 2016, la performance è nettamente favorevole all’Etf. La cosa interessante è che l’ampliamento del gap fra i due ha coinciso in particolar modo con il problema di approvvigionamento.

Questo ci può fare intuire come una volta terminato questo problema, il gap potrebbe in qualche modo ridimensionarsi; anche se ciò non mette in discussione la sostenibilità nel lungo termine dei semiconduttori.

Investire nel settore dei microprocessori presenta difficoltà simili al settore biotech.

E’ un mondo più accessibile agli esperti del settore, perché le conoscenze specifiche sono essenziali per scegliere con un margine di errore medio basso. Benché, come accennato prima, ci siano società leader di mercato, la velocità di cambiamento è molto elevata. Ciò che può apparire indiscusso oggi, può rivelarsi un fallimento domani.

Il settore dei microchip é “ciclico”, ossia sensibile all’andamento generale dell’economia.

Pertanto reagisce positivamente in periodi di crescita dell’economia, amplificando però la negatività durante i cicli recessivi. Semiconduttori e microchip costituiscono una “nicchia di mercato” che presenta un “coefficiente di beta” ben superiore ad 1 rispetto all’indice MSCI World. Ciò significa che tendono ad amplificare, nel bene o nel male, le dinamiche di mercato.

Per questo é necessario saper calibrare bene il loro peso, in modo da gestire al meglio volatilità e rischio all’interno del tuo portafoglio.

Anche per questo motivo la strada migliore per approcciarti a questo settore è quella investire attraverso Etf. Consentono una più efficace diversificazione e hanno dinamiche diverse, in base alla struttura e tipologia di settore.

L’Etf che investe nei semiconduttori fa parte del nostro portafoglio modello che investe nei Megatrend.

Ti invito a contattarmi per approfondire meglio il discorso e trovare la soluzione più adatta a te.

Fabrizio Taccuso

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